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- A cosa serve la pelle? Ecco svelate le 4 funzioni principali della pelle.
Ricopre quasi il 100% del nostro corpo. Perché è così importante? A che cosa serve la pelle? Quali sono le sue funzioni principali? Dopo aver letto questo articolo capirai perché è così importante prendersi cura della propria pelle. Partiamo! A cosa serve la pelle? La pelle è un organo importantissimo del corpo umano. Senza pelle non potremmo respirare bene. Avrai sicuramente già sentito parlare di grandi bruciature che hanno causato asfissia... Oltre alla respirazione, ecco altre tre importanti funzioni della pelle: protezione trasmissione di informazioni eliminazione Vediamole insieme nel dettaglio. Funzione protettiva La pelle ci protegge dalle aggressioni esterne, fisiche (shock che possono danneggiare il corpo come colpi, graffi, ferite...) e chimiche. Funge quindi da barriera impenetrabile che si adatta all'ambiente per preservare il buon funzionamento dell'organismo. Inoltre, la pelle è costituita da un naturale filtro di protezione contro i raggi ultra violetti (UV) che potrebbero causare gravi bruciature e delle modifiche cellulari nefaste (ossidazione, cancro...). L'abbronzatura è innanzitutto un primo filtro naturale anti-UV che serve proprio a proteggerci. Ma non sempre basta! La barriera cutanea che permette agli agenti potenzialmente patogeni di restare in superficie e non penetrare la pelle viene chiamata "film idrolipidico". Si tratta di uno strato sottilissimo (film) composto di acqua (sudore) e grassi (sebo) che si deposita sulla superficie della pelle e forma una "vernice" molto impermeabile il cui pH acido rende la vita dei corpi patogeni impossibile. Bellissimo vero? Lo avrai capito, la pelle è una barriera quasi impenetrabile che ci protegge dalle aggressioni esterne. Poco o niente può realmente penetrare la pelle. La maggior parte degli ingredienti cosmetici hanno quindi un impatto molto superficiale su di essa. Questo fa riflettere sui prodotti venduti come "miracolosi" che troviamo negli scaffali dei negozi! Funzione di trasmissione delle informazioni La pelle viene descritta da alcuni dermatologi come un cervello esteso. Infatti, il legame tra la pelle ed il sistema nervoso è molto intimo, pensiamo ad alcune manifestazioni psico-somatiche dello stress (irritazioni, eczema, psoriasi...) oppure ai brividi, una reazione della pelle in seguito all'attivazione del sistema nervoso vegetativo per regolare la temperatura corporea. Altri tipi di terminazioni nervose intervengono al tatto, necessario per trasmettere informazioni di sopravvivenza al cervello (difesa dal dolore, dalle scottature...) e di piacere. La pelette di sensazioni è molto vasta :) Il massaggio, ad esempio, ha un impatto molto positivo sulla pelle e sulle emozioni: i muscoli si rilassano, la microcircolazione è stimolata, la pelle nutrita dall'interno ed il colorito più radioso. Un gesto di cura e bellezza a tutto tondo. Lo stato della nostra pelle è dunque intimamente legato al nostro stato nervoso. Di conseguenza, toccarsi e massaggiarsi, respirare e ridere, rilassarsi e dormire sono i primi gesti per una bellezza più sana e più slow. Funzione di eliminazione La pelle può essere descritta anche come un organo drenante. Da un lato, elimina i rifiuti superflui attraverso la sudorazione. Dall'altro, rilascia sostanze diverse al fine di conservare un buono stato di funzionamento della pelle. La sudorazione permette sia di regolare la temperatura corporea che di mantenere l'equilibrio della pelle. Il suo pH acido é un indicatore importante di salute, perché permette alla pelle di difendersi contro gli agenti patogeni esterni. Il sudore è inoltre ricco di detriti cellulari pronti ad essere eliminati. La pelle respira ma produce anche sebo. Si tratta di una sostanza grassa che si espande sulla superficie della pelle per mantenere la sua funzione di barriera e la sua impermeabilità. È una secrezione che protegge il nostro organismo da agenti esterni, ma anche dall'ossidazione e dunque dai raggi UV. Ora che conosciamo le principali funzioni della pelle, non ti senti un pochino più responsabile del suo benessere? Sono certa che ti starai chiedendo: ok ma... come riconosco il mio tipo di pelle e come posso prendermene cura al meglio? Ho cercato di rispondere a queste domande in questo articolo. Ci vediamo lì per approfondire insieme il meraviglioso mondo della cura del corpo e della cosmesi slow! Un abbraccio 🫧 Francesca
- Com'é fatta la nostra pelle? Quello che devi assolutamente sapere su epidermide, derma e ipoderma.
Per adottare i gesti della cosmesi slow, è innanzitutto importante capire la pelle in quanto organo. Com'é composta? Come evolve nel tempo e quali sono i suoi reali bisogni? Studiandone la struttura, getteremo le prime basi per imparare a riconoscere il nostro tipo di pelle e capirne facilmente le sue necessità. Iniziamo! Gli strati della pelle La pelle è una sovrapposizione di strati: epidermide, derma e ipoderma. Questi strati formano un involucro flessibile ricoperto di minuscole aperture: follicoli piliferi, dai quali fuoriesce il sebo, e pori, dai quali fuoriesce il sudore. Epidermide L'epidermide è lo strato superficiale della pelle. È uno strato abbastanza sottile, dello spessore comparabile a poco più di un foglio di carta (circa 0,1 millimetri). L'epidermide gioca il ruolo di prima barriera di protezione dall'esterno. È sempre sull'epidermide che applichiamo i nostri prodotti cosmetici. L'epidermide è considerata un tessuto epiteliale specializzato; come il tessuto epiteliale che riveste la bocca, il tratto digestivo e altre membrane mucose, il tessuto epidermico si rigenera molto rapidamente e si sostituisce continuamente con nuove cellule. Quando questi tessuti sono feriti, di solito possono guarire rapidamente. A differenza delle nostre membrane mucose, però, la maggior parte delle cellule dell'epidermide produce e immagazzina cheratina, una proteina che conferisce a pelle, unghie e capelli gran parte della loro forza e resistenza all'acqua. L'epidermide è avascolare: non contiene capillari, quindi tutto l'ossigeno e i nutrienti necessari alle cellule dell'epidermide sono forniti dai vasi sanguigni del derma. Se ci si taglia o ci si graffia e si vede del sangue, significa che si è raggiunto lo strato dermico. Nella maggior parte dei casi, l'epidermide è costituita da quattro strati distinti; sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, tuttavia, c'è un ulteriore strato resistente all'acqua. Procedendo dall'esterno verso l'interno, questi strati sono chiamati stratum corneum, stratum lucidum (questo è lo strato aggiuntivo che si trova solo sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi), stratum granulosum, stratum spinosum e stratum basale. Tutti gli strati dell'epidermide, tranne quello più basso (lo strato basale), sono costituiti per lo più da cheratinociti, le cellule specializzate che producono e immagazzinano la cheratina. Lo strato basale contiene soprattutto cellule basali, che producono cheratinociti. Immagina l'epidermide come una sorta di scala mobile di cheratinociti: mentre le cellule basali si dividono, producendo nuovi cheratinociti, le cellule più vecchie vengono spinte verso la superficie della pelle. Solo le cellule più profonde ricevono ossigeno e sostanze nutritive dai vasi sanguigni del derma, quindi, man mano che salgono verso l'alto, le cellule iniziano a morire e a indurirsi. Quando raggiungono lo strato più esterno (lo strato corneo), le cellule sono morte, secche e alla fine si staccano. Ci vuole circa un mese per eliminare e sostituire tutte le cellule dello strato corneo (Biga et al., 2018). Quando i cheratinociti si spostano negli strati superiori dell'epidermide, si ancorano l'uno all'altro attraverso strutture extracellulari interconnesse chiamate desmosomi. Normalmente, quando le cellule dello strato corneo invecchiano, questi desmosomi si rompono e la pelle viene espulsa sotto forma di piccole particelle (polvere); tuttavia, i desmosomi possono rimanere intatti nella pelle danneggiata, motivo per cui la pelle scottata dal sole o con vesciche può staccarsi in fogli (Biga et al., 2018). Essendo il nostro primo punto di contatto con il mondo esterno, l'importanza protettiva dell'epidermide non può essere sopravvalutata. Oltre a fungere da barriera fisica, impedisce la perdita passiva di acqua, protegge dalle infezioni microbiche e impedisce o riduce l'assorbimento delle sostanze con cui veniamo a contatto nell'ambiente. Gran parte di questa protezione avviene principalmente nello strato corneo e si basa su quella che viene spesso definita "integrità della barriera". Derma e ipoderma Il derma e l'ipoderma (chiamato comunemente "derma profondo") costituiscono gli strati più profondi della pelle. È a questo livello che avviene la circolazione sanguigna della pelle. È innanzi tutto grazie ad una buona circolazione sanguigna che la pelle resta sana, giovane e bella. Per avere una bella pelle, è quindi più importante nutrirsi bene, bere ed ossigenarsi piuttosto che ricorrere ai cosmetici. Direttamente sotto l'epidermide, collegato alla parte inferiore dello strato basale, si trova il derma (il prefisso epi significa "su", quindi epidermide significa "sul derma"). Mentre l'epidermide è una membrana protettiva relativamente sottile, il derma è un letto di tessuto connettivo molto più spesso ed è fino a 40 volte più spesso dell'epidermide. Gran parte del derma è composto da una matrice di fibre di collagene ed elastina, che sono le proteine strutturali che conferiscono alla pelle mobilità, elasticità e resistenza alla trazione. Il collagene lega anche l'acqua, contribuendo a mantenere la pelle idratata. Nello strato più esterno del derma, chiamato strato papillare, il collagene e l'elastina sono organizzati in una maglia sciolta e una rete di capillari (piccoli vasi sanguigni larghi appena una cellula) fornisce ossigeno e sostanze nutritive alle cellule del livello più profondo dell'epidermide. Nello strato più profondo del derma, chiamato strato reticolare, le fibre di collagene ed elastina sono molto più fitte e i vasi sanguigni più grandi sono più numerosi. L'ipoderma è infine uno strato spesso costituito da cellule grasse: gli adipociti. Ora che abbiamo chiarito gli aspetti chiave della struttura dell'organo pelle, che cosa ne dici di approfondire le sue funzioni? Questo ci aiuterà a mettere nuove basi per imparare a prendercene cura al meglio. Ti aspetto in questo articolo! *Fonti: Boundless Anatomy and Physiology: Integumentary System, by Lumen Learning: https://courses.lumenlearning.com/boundless-ap/chapter/the-skin/ Integumentary System Introduction, a video series by Khan Academy: https://www.khanacademy.org/science/health-and-medicine/human-anatomy-and-physiology#integumentary-system-introduction Ma bible cosmétique, 2020, Julien Kaibeck
- Ingredienti dannosi nei cosmetici: ecco come identificarli!
Per scegliere bene i prodotti cosmetici, non c'è niente di meglio che essere consapevoli degli ingredienti indesiderati. Non basta infatti correre a cercare le confezioni "verdi" nei supermercati! Non c'è nulla che indichi chiaramente che siano buoni per la salute e per l'ambiente. Sta a noi decifrare correttamente le etichette ed evitare gli ingredienti dannosi. Scopriamoli insieme! Che cosa si intende per ingredienti cosmetici dannosi? Per dirlo in poche parole, il termine "dannoso" si riferisce alla presenza di sostanze nocive all'interno della formula del prodotto cosmetico. Le sostanze possono essere nocive per via della loro origine, se per esempio derivano dal petrolio, oppure per la concentrazione eccessiva della sostanza nella formula. La normativa europea regola la quantità massima di ogni ingrediente (soprattutto quelli formulati in laboratorio) da utilizzare nella formulazione, ma un uso molto frequente del prodotto potrebbe risultare comunque dannoso per la salute. Il danno può riferirsi quindi all'ambiente (inquinamento, minaccia agli ecosistemi naturali, ecc.) o alla salute (irritazione, soffocamento della pelle o del capello, tumori, compromissione della fertilità, ecc.). Qual è l'impatto sulla salute degli ingredienti cosmetici dannosi? Anche se i cosmetici, i prodotti per l'igiene e la bellezza dovrebbero prendersi cura del nostro corpo, a volte contengono ingredienti indesiderati che possono avere un impatto a lungo termine sulla nostra salute. Si dice che un prodotto di bellezza su quattro contenga sostanze nocive. Si tratta di un argomento molto controverso, in quanto è difficile avere il necessario riscontro di tutte le sostanze tossiche presenti nei cosmetici. Infatti, non sono stati condotti studi a lunghissimo termine, il che rende difficile stimare le conseguenze di questi ingredienti indesiderati. Tuttavia, è noto che i cosmetici che contengono ingredienti di sintesi, se usati frequentemente, favoriscono lo sviluppo di alcune malattie come il cancro e il diabete, e hanno persino un impatto sul sistema riproduttivo. Secondo alcuni scienziati, ciò che mettiamo sulla pelle è più pericoloso di ciò che mangiamo. Il motivo è che gli enzimi presenti nella saliva e nello stomaco sono in grado di neutralizzare o eliminare alcune sostanze nocive, cosa che non avviene con la pelle, che ingerisce prodotti tossici nel sangue. Non ha un filtro per questi ingredienti indesiderati, che raggiungono rapidamente gli organi vitali. Con il tempo, queste molecole nocive si accumulano nell'organismo, causando importanti squilibri nel corpo. Alcune di queste sostanze chimiche sono interferenti endocrini. Qual è l'impatto ambientale degli ingredienti cosmetici dannosi ? Anche l'ambiente non è risparmiato dall'uso di prodotti tossici, che si diffondono rapidamente nella natura e in particolare nell'acqua. Molti ingredienti dei cosmetici sono prodotti petrolchimici, soprattutto oli minerali. L'estrazione, il trasporto e la raffinazione del petrolio hanno un impatto diretto sull'ambiente. Per individuarli, basta leggere nelle etichette dei cosmetici convenzionali olio minerale, paraffinum liquidum, petrolatum, cera microcristallina... D'altra parte, sono soprattutto i prodotti che possono essere risciacquati (gel doccia, shampoo, scrub, dentifricio) a contenere molte particelle tossiche e/o plastiche che finiscono nelle acque reflue. La maggior parte di questi componenti non è biodegradabile e altri sono inquinanti per l'acqua, con un bilancio ecologico disastroso. Piccola guida agli ingredienti da evitare Oli minerali Si tratta di corpi grassi inerti di origine minerale. Si ottengono per distillazione dal carbone, dal petrolio o da alcune rocce. Si tratta di ingredienti a basso costo, che rimangono stabili nelle formule, innocui per la pelle, creano una pellicola sottile che li rendono buoni ingredienti idratanti (per via indiretta). Il loro bilancio ecologico è purtroppo disastroso. Si ritrovano nell'ambiente una volta risciacquati, sono inquinanti e non apportano alcun elemento nutriente alla pelle. Dove trovarli: creme, detergenti doccia Nomi in etichetta: paraffinum liquidum, petrolatum, cera microcristallina, mineral oil... Alcoli grassi & co. Per dare corpo alle ricette, l'industria cosmetica utilizza alcoli grassi e solventi. Emulsionano bene e stabilizzano il prodotto. Questi ingredienti chimici hanno quasi le stesse caratteristiche degli oli minerali. Alcuni di questi possono essere irritanti. Dove trovarli: creme, detergenti doccia Nomi in etichetta: methyl-, propyl- o caprylyl- alcohol, hexadecanol, alcool cetylique o alcool stearylique, polypropylene glycol (PPG) Siliconi Composti inorganici ottenuti a partire dal silicio mescolato all'ossigeno. In breve è una materia plastica. Non hanno alcun beneficio reale sulla pelle, consentono di creare un film per correggerne l'aspetto e ammorbidirla. Come per gli oli minerali, il bilancio ecologico del silicone è nefasto. Dove trovarli: creme, shampoo, balsamo, prodotti da risciacquo, fondotinta e altri trucchi Nomi in etichetta: i nomi terminano con -one o -oxane (es. dimethicone, cyclohexasiloxane...). Polimeri Si tratta di materie plastiche, non sono dei siliconi ma hanno le stesse caratteristiche a livello cosmetico. Permettono di ottenere una texture vellutata ai prodotti e talvolta fungono da emulsionanti. Non sono tossici per la pelle ma si ottengono da processi tossici per l'uomo ed il pianeta. Dove trovarli: creme, prodotti da risciacquo, trucchi Nomi in etichetta: -cellulose, polypropylene, crosspolymer, polypropylene glycol (PPG) e PEG (polyethylene glycol) Emulsionanti Chiamati anche tensioattivi, permettono di realizzare emulsioni (mescolare una sostanza acquosa ad un corpo grasso). Dove trovarli: creme, shampoo, balsamo, prodotti da risciacquo (gel doccia) Nomi in etichetta: sodium laureth sulfate (SLS), PEG (polyethylene glycol), suffisso -eth (Ceteareth, Myreth), prefisso hydroxyethyl- (hydroxyethylcellulose), suffisso -oxynol (butoxynol, octoxynol, nonoxynol). Alla lista si aggiungono i polisorbati, quatermius (quatrini) ed i polisiliconi. Conservanti Allergeni, cancerogeni, mutageni, sono presenti in tutti i prodotti di cosmesi convenzionale che contengono acqua (dove può quindi esserci rischio batteriologico). I più usati sono l'alcool (può essere di origine vegetale), i parabeni, l'EDTA ed i quatrini. Dove trovarli: creme, prodotti da risciacquo, trucchi Nomi in etichetta: l'alcool viene sempre riportato con la parola alcohol (attenzione: gli alcoli grassi non sono utilizzati come conservanti), methylparaben, ethylparaben, propylparaben, butylparaben, isopropylparaben, thiazolinone, EDTA, Disodium EDTA, Trisodium EDTA, Calcium Disodium EDTA, Quaternium-15, Quaternium-18, Polyquaternium-10 (o altre cifre), DMDM, Hydantoin, Chlorphenesin, Diazolidinyl urea, Methylisothiazolinone... Sali di alluminio Utilizzati come agenti antitraspiranti in alcuni deodoranti, sono leggermente irritanti. Studi in corso stanno dimostrando un ulteriore potenziale dannoso. Dove trovarli: deodoranti Nomi in etichetta: contengono la parola aluminium Profumi I profumi sintetici sono sempre più criticati perché sembra siano spesso causa di reazioni allergiche. Spesso sono "fissati" al prodotto grazie agli ftalati, forti perturbatori endocrini. Dove trovarli: creme, prodotti da risciacquo (shampoo, balsamo, gel doccia), trucchi, deodoranti... Nomi in etichetta: contengono fragrance o parfum Coloranti Sono per la maggior parte inoffensivi per la salute ma alcuni sono estremamente allergizzanti, cancerogeni e/o nefasti per l'apparato riproduttivo umano. La direttiva europea sui cosmetici (Regolamento Europeo 1223/2009, allegato V) ha stilato una lista di coloranti autorizzati. In questa lista si trovano quattro categorie di coloranti, classificati in colonne. Quelli della colonna 3 e 4 sono i più criticati. I coloranti sono essenziali all'interno di alcuni cosmetici, come ombretti e rossetti, mentre sono del tutto superflui per quanto riguarda altre tipologie come creme, shampoo, bagnoschiuma, etc. Dove trovarli: creme, prodotti da risciacquo (shampoo, balsamo, gel doccia), trucchi, smalto per le unghie, tinte per capelli Nomi in etichetta: quelli potenzialmente pericolosi per la salute sono molto difficili da riconoscere in etichetta. Tutti i coloranti sintetici si scrivono CI (Colour Index) seguito da un numero a cinque cifre (es. CI 12120): da 10000 a 74999 - Coloranti Organici Sintetici (da fonti vegetali e animali ma ricavati attraverso processi di sintesi); da 75000 a 75999 - Coloranti Organici Naturali (derivati direttamente da piante e ingredienti di origine animale senza che siano sottoposti a processi di sintesi); da 76000 a 76999 - Basi ad Ossidazione e Nitrocoloranti; da 77000 a 77999 - Pigmenti Inorganici (di origine minerale, come gli ossidi di ferro, pesenti in molti trucchi). Oli idrogenati Derivati vegetali, vengono trasformati chimicamente e perdono i loro principi benefici per la pelle. Dove trovarli: creme, prodotti da risciacquo (shampoo, balsamo, gel doccia), trucchi Nomi in etichetta: la denominazione più frequente è hydrogenated + nome INCI dell'olio (es. hydrogenated castor oil) Come ti raccontavo nello scorso articolo, leggere l'etichetta è fondamentale per fare scelte consapevoli. Non sempre facciamo scelte perfette, ma possiamo tentare di fare del nostro meglio. Spero davvero che questa piccola guida ti possa essere d'aiuto per i tuoi prossimi acquisti. Non esitare a contattarmi se hai qualsiasi domanda! È sempre un piacere scambiare insieme qualche parola Fonti: Libro : Ma Bible de la Slow Cosmétique Coloranti per cosmetici e per alimenti (macrolibrarsi.it)
- INCI: come leggere l'etichetta di un cosmetico?
Per garantire ai consumatori la massima sicurezza ed informazione, sui prodotti cosmetici sono obbligatorie alcune indicazioni. Queste informazioni devono essere visibili prima dell'acquisto. Come decifrare l'etichetta di un prodotto di bellezza? Quali informazioni è importante osservare? In questo articolo ti racconto tutto! Quando si acquista un prodotto cosmetico, si possono leggere molte informazioni sull'etichetta. Per capire il significato di queste informazioni, ecco un'immagine di esempio che permette di identificarle. Vediamole insieme nel dettaglio. Nome e funzione: la prima informazione che troviamo in etichetta è il nome del prodotto (sapone, shampoo, deodorante), che ci permette di identificarlo chiaramente. Di solito viene accompagnato da altri dettagli (per tutti i tipi di capelli, per pelli sensibili,...). Modo d'uso e consigli d'uso: a seconda del tipo di prodotto cosmetico, alcune informazioni possono essere utili ai consumatori o sono obbligatorie (ad esempio evitare il contatto con gli occhi). Quantità: in etichetta deve essere riportata la quantità di prodotto, di solito viene riportata il millilitri (ml). Lista INCI: tutte le etichette dei prodotti cosmetici devono riportare in modo leggibile l'elenco degli ingredienti, riportati in linguaggio INCI (tra poco ti spiego bene che cos'è e come leggerlo). Suggerimenti per la corretta gestione del rifiuto: la grafica puó cambiare, in ogni caso vengono riportate delle indicazioni su come effettuare la raccolta differenziata del prodotto/imballaggio. Periodo di conservazione: la data di durata minima (DDM) è la data fino alla quale un prodotto cosmetico può essere utilizzato (la qualità del prodotto è ancora garantita). È obbligatoria, tranne quando è superiore a 30 mesi, il che avviene quasi sempre! In questo caso, il produttore deve indicare il periodo durante il quale è possibile utilizzare il prodotto cosmetico senza alcun rischio dopo l'apertura. Questo periodo è chiamato AOP (After Opening Period). All'interno dell'icona a forma di barattolo, viene riportato un numero e una lettera. Questi corrispondono al periodo di conservazione dopo apertura (in questo caso 12M = 12 mesi). Certificazione: in fondo all'etichetta troviamo spesso dei loghi che rappresentano le certificazioni, ISO, bio, vegan, ecc. Responsabile del prodotto: a chiudere il cerchio troviamo nome e dati del responsabile del prodotto, da contattare nel caso in cui avessimo domande o segnalazioni sul prodotto. INCI: che cos'è? "Cosmetico" è un termine che designa "qualsiasi sostanza o miscela destinata a essere posta a contatto con le varie parti superficiali del corpo umano (siano esse pelle, capelli, unghie, denti, ecc.) allo scopo di pulirle, proteggerle, profumarle o abbellirle". Tutti questi prodotti sono quindi cosmetici: bagnoschiuma, shampoo, dentifricio, profumo, trucco, struccante, creme idratanti, maschere, scrub, deodoranti, schiuma da barba, tutti i prodotti per capelli, salviette, ecc. In Europa, i produttori sono obbligati a indicare la composizione dei cosmetici secondo la nomenclatura INCI, acronimo di International Nomenclature for Cosmetic Ingredients. Se ti interessa avere più dettagli sulle direttive e regolamenti europei, puoi visitare il sito CosIng - Cosmetics - GROWTH - European Commission (europa.eu). Come leggere l'elenco INCI? Prima di tutto, procurati una buona lente d'ingrandimento, perché di solito l'elenco è riportato in caratteri molto piccoli sulla confezione. I composti sono elencati in latino (per i prodotti a base vegetale) o in inglese (per le sostanze chimiche), il che rende più facile la decifrazione in tutta Europa. RICORDA: questa lista riporta l'elenco completo dei composti contenuti in un cosmetico in ordine decrescente. Quindi, se l'elenco inizia con Aloe barbadensis Miller extract, significa che il succo o l'estratto di aloe vera è il composto più importante del prodotto. In genere, i 3 o 4 ingredienti elencati per primi costituiscono circa il 70% del prodotto totale. Tuttavia, l'elenco INCI non fornisce mai la quantità esatta contenuta in un determinato cosmetico. Inoltre, è bene tenere presente che un composto che contiene meno dell'1% può essere collocato quasi ovunque alla fine dell'elenco. Ad esempio, se c'è lo 0,4% di methylparaben e lo 0,01% di olio vegetale di argan, il produttore potrebbe citare prima l'olio vegetale di argan e poi il methylparaben (gli conviene per guadagnare fiducia da parte del potenziale acquirente!). Esistono oltre 2500 ingredienti che possono essere utilizzati nei cosmetici. È quindi impossibile impararli tutti. Perciò di solito leggo le etichette con un metodo di esclusione. Innanzitutto il numero di ingredienti. Se ci sono più di dieci ingredienti, rimetto il prodotto sullo scaffale, a meno che la maggior parte dei nomi non sia in latino (una miscela di oli vegetali, per esempio). Controllo che non compaiano le sostanze più controverse (ho scritto un articolo sugli ingredienti dannosi, lo trovi qui!). Evito anche i prodotti petrolchimici: tutti gli oli minerali (Paraffinum liquidum o olio minerale, Petrolatum, Cera Microcristallina, Ozokerite, Ceresin). Faccio attenzione alla vaselina, che è una gelatina di petrolio (petrolato), presente in alcune creme, a prodotti con propellenti come il butano (deodoranti, schiuma da barba), l'etere dimetilico (presente nella lacca per capelli). Infine, faccio attenzione al contenitore. In determinate condizioni i componenti della plastica possono migrare nel prodotto. Quando è possibile, la scelta migliore è quella di utilizzare barattoli di vetro, di alluminio o cartone. Un po' di pratica e andrà tutto bene! Come per ogni nuovo apprendimento, potrebbe essere necessario un po' di tempo prima di sentirsi a proprio agio con tutti questi nomi complicati. Per questo ti suggerisco alcuni siti per aiutarti a fare pratica. Finché non ti sentirai a tuo agio, scarica pure un'applicazione che analizza l'elenco degli ingredienti dei cosmetici. Io ti consiglio INCI beauty, che uso quotidianamente e mi trovo benissimo. Anche il sito Biodizionario - Il primo dizionario online cosmetico e alimentare ti permette di verificare i nomi in caso di dubbi. Potrai vedere rapidamente l'origine vegetale, animale, chimica o petrolchimica degli ingredienti e il sistema a semaforo ti aiuterà a capire immediatamente se fare affidamento o meno su quell'ingrediente. E soprattutto, esercitati regolarmente. Ecco alcuni esempi. Compreresti questi prodotti?
- 10 buone ragioni di fare i propri cosmetici in casa
Ho sempre adorato creare qualcosa da zero, lavorare con le mie mani per produrre degli oggetti o dei prodotti utili nel mio quotidiano. Nell'articolo di oggi ti elenco 10 buone ragioni per iniziare a creare i tuoi cosmetici in casa! 1. Ingredienti naturali: quando autoproduco, so esattamente che cosa ci metto dentro! Se ci fosse una sola ragione per mettersi alla cosmesi fatta in casa, sarebbe proprio questa. La composizione dei prodotti di bellezza industriali lascia spesso a desiderare. Tra gli ingredienti petrolchimici e le componenti suscettibili di agire come interferenti endocrini, di essere cancerogene, di agire sulla fertilità... possiamo sicuramente trovare di meglio. A tal proposito, la lista degli ingredienti cosmetici (lista INCI) recensisce tutte le componenti dei prodotti cosmetici sul mercato: l'applicazione INCI Beauty, ad esempio, può aiutarti a capire ed interpretare correttamente le etichette. Quando autoproduci puoi scegliere tutti gli ingredienti naturali che vuoi, riducendo molti dei rischi cui siamo costantemente (ed incosciamente) espost3! 2. Consumo responsabile Realizzare i propri prodotti di bellezza permette anche di assicurarsi un consumo etico e sostenibile, purché la materia prima sia biologica e da filiera responsabile (ne ho parlato in questo articolo sulla cosmesi lenta). 3. Ricette naturali e ludiche Autoproducendo ritroviamo il piacere di mescolare ed unire insieme degli ingredienti buoni per la cura del nostro corpo, realizzando ricette uniche e personalizzate. Un po' come succede in cucina! 4. Lottare contro il greenwashing Il greenwashing è il nuovo trend che "tinge" di verde qualsiasi cosa facendola sembrare (falsamente) naturale e sostenibile. Le marche utilizzano questa strategia di marketing per sedurre noi pover3 (e spesso ingenu3) consumator3. Come già accennato al punto 1 di questa lista, creando noi stess3 i nostri prodotti, impariamo a riconoscere e scegliere gli ingredienti naturali e benefici per il nostro corpo. Non facciamoci ingannare dalla comunicazione dei brands! 5. Dedicarsi del tempo La cosmesi fatta in casa sposa l'arte di vivere della Slow Life, che promuove un una vita più autentica, lontana dal sovraconsumo. Come molte altre attività manuali, autoprodurre saponi, cosmetici e prodotti detergenti per il corpo e per la casa, permette di ricominciare a godere delle piccole cose e di ricentrarsi. È anche un ottimo modo per lottare contro lo stress. 6. Fare le proprie scelte I messaggi pubblicitari cui siamo sottopost3, ci incitano ad acquistare prodotti di cui non abbiamo bisogno, creando in noi delle necessità indotte puramente dal mercato, dettate dal desiderio di profitto e di perfezione estetica. Autoproducendo imparerai a capire il tuo corpo e ti renderai conto di aver bisogno di poche, semplici cose per prenderti cura di te. Con l'autoproduzione la tua routine di bellezza diventa più mirata ma soprattutto efficace! 7. Risparmiare Un altro argomento non trascurabile per iniziare a fare i propri prodotti di cosmesi: il risparmio. L'investimento iniziale per acquistare la materia prima potrebbe sembrare importante, ma non raggiungerà mai la spesa, continuativa nel tempo, dei prodotti industriali pre-fatti. Un esempio? L'olio di cocco, a circa 5€ (barattolo da 250ml), puoi usarlo da solo come burro per il corpo e struccante o, combinato ad altri ingredienti, come deodorante. Ah si, e puoi anche mangiarlo! 8. Limitare lo spreco ed i rifiuti Fare i propri cosmetici, significa anche fare attenzione all'ambiente e limitare lo spreco. Ti resta un uovo non più tanto fresco e uno yogurt quasi scaduto in frigo? Ecco gli ingredienti perfetti per una maschera super nutriente per i capelli! 9. Ricette per tutti i tipi di pelle Hai la pelle grassa o troppo secca? La natura è talmente fatta bene che ci fornisce tanti ingredienti diversi di origine vegetale in grado di agire esattamente a nostro favore. Questo permette di personalizzare facilmente le nostre ricette. 10. Dei regali unici: "l'ho fatto per te!" L3 tuo3 amic3 non sono ancora passat3 alla cosmesi naturale? Incuriosiscil3 regalando i tuoi prodotti: balsamo labbra, sapone, crema... L3 renderai felici e sarà una buona occasione per divulgare il verbo! Quali sono le tue ragioni preferite per autoprodurre? Qualcuna tra queste oppure ne hai altre? Raccontamelo lasciando un commento all'articolo 🫧
- Domande frequenti sulla fabbricazione del sapone (a freddo)
Il sapone scade? Posso usarlo subito appena fatto? Che oli posso usare per fare il sapone? Queste sono solo alcune delle domande che mi vengono chieste più frequentemente durante i miei corsi di saponificazione a freddo. Ho deciso di raccogliere tutte le domande (e relative risposte) in questo articolo, che aggiornerò nel tempo. Se hai altre domande sulla fabbricazione del sapone con il metodo a freddo, non esitare a scriverle nei commenti! Ecodalia - Saponi DIY Formulazione & composizione Posso fare il sapone con qualsiasi olio/burro? Certo! L'importante è riuscire a rendere la ricetta quanto più equilibrata possibile. Controlla sempre la composizione in acidi grassi di ogni olio/burro ed utilizza un calcolatore online (come Soap Calc o Mendrulandia) per calcolare al meglio la tua ricetta. Se sei agli inizi della tua esperienza di autoproduzione di saponi, affidati a ricette già formulate! Posso usare l'olio esausto per fare il sapone? Sì e no. Ne ho parlato nel dettaglio in questo articolo. Posso fare il sapone con qualsiasi liquido? Anche qui la risposta è sì. Ho citato alcuni possibili liquidi in questo articolo. Devo per forza usare la soda caustica per fare il sapone? Sì e no. Il punto è che per realizzare un sapone solido artigianalmente è necessario un liquido basico, che puoi realizzare con la cenere o con la soda caustica (idrossido di sodio). Entrambe hanno la stessa pericolosità. Se non te la senti di usare la soda, prova i composti di sapone melt & pour, una versione semplificata e personalizzabile del sapone a base di glicerina. Se uso la soda caustica allora il mio sapone non è naturale? La saponificazione è una reazione chimica tra una componente grassa ed una soluzione basica (fatta con la cenere o con la soda caustica). Una volta avvenuta questa reazione chimica, non rimane nulla della soda/cenere! Il fatto di usare la soda caustica quindi non toglie in alcun modo la "naturalità" del tuo sapone. Il mio sapone non fa la schiuma: perché? Dipende dai grassi che hai usato nella tua ricetta. Ogni olio e ogni burro ha proprietà e caratteristiche diverse. L'olio di oliva non fa la schiuma, ma l'olio di cocco e di ricino si. Se il tuo sapone non fa la schiuma probabilmente significa che la tua ricetta non prevede grassi che hanno questa proprietà. Questo non significa che il tuo sapone non lavi eh! Non confondere mai la schiuma con il potere lavante. Vorrei fare il sapone con il latte Come posso colorare il mio sapone? Ci sono tanti modi per colorare il sapone. Ti consiglio di iniziare con quello che hai casa: inserisci delle spezie (curcuma, ortica) o altre polveri (caffé, cacao...) una volta ottenuto il nastro. Mescola bene e goditi i colori naturali di questi ingredienti! Per colorare puoi usare anche argille e coloranti minerali come la mica. Esistono anche coloranti liquidi per sapone. Produzione, tempo di cura/stagionatura e stoccaggio del sapone Il mio sapone ha raggiunto il nastro molto rapidamente e faccio fatica a lavorarlo per metterlo il formina. Cosa può aver contribuito ad accelerare la solidificazione? Oltre alla fragranza scelta (vedi punto sotto sulla profumazione), anche altri fattori possono creare questo problema: 1) Temperature troppo alte: se oli e soluzione caustica erano > 40–45°C, accelerano il nastro. 2) Ricetta molto “dura”: tanto olio di cocco, burro di cacao, burro di karité, cera, sono ingredienti che solidificano più rapidamente. 3) Hai frullato troppo: anche qualche secondo di troppo col minipimer può anticipare il nastro. 4) Fragranza aggiunta troppo tardi: se l’hai aggiunta ad un nastro medio o forte, può solidificare all’istante. Quanto tempo devo aspettare prima di poter togliere il mio sapone dalla formina? Una volta versato il sapone negli stampini in silicone dovrai aspettare almeno 24/48 ore prima di sformarlo. Tieni le formine avvolte in una coperta di pile o lana in questa prima fase di solidificazione, il calore prodotto dalla reazione chimica di saponificazione durerà più a lungo e l'umidità contenuta nel sapone se ne andrà più in fretta. Perché non posso usare subito il sapone, appena fatto? Se usi il sapone immediatamente dopo le 24/48 ore dalla preparazione non succede niente. Vi è comunque il rischio che, se il sapone non ha ancora attraversato la fase di gel, vi siano ancora delle tracce di alcali liberi. Oltre ad evitare questo rischio, è consigliato un periodo di stagionatura del sapone di almeno 4 settimane per permettere al sapone di solidificarsi ulteriormente (consistenza più solida), migliorare la schiuma ed evitare di vedere il sapone squagliarsi sul piattino del lavandino troppo velocemente. Quanto tempo deve rimanere in cura (stagionatura) il mio sapone autoprodotto (a freddo)? Il tempo consigliato di stagionatura è di almeno 4 settimane. Più acqua o grassi insaturi sono presenti nella ricetta del sapone, più sarebbe meglio aspettare. Il tempo di stagionatura quindi varia in media tra le 4 e le 12 settimane. È normale che il mio sapone si sia ridotto in volume dopo le prime 24/48 ore? Sì. Con il tempo l'umidità contenuta nel sapone evapora e questo determina una perdita di volume del sapone. Il mio sapone rimane un po' appiccicoso dopo averlo tolto dalla formina: é normale? Questo piccolo problema (puramente estetico) dipende sia dalla composizione della ricetta (oli/burri scelti) che dalla quantità di acqua presente nella ricetta. Se fai fatica ad estrarre il sapone dalla formina, lascia riposare il sapone altre 24/48 ore, il tempo che si asciughi ed indurisca ulteriormente. Questo problema si presenta spesso in estate, quando l'aria è costantemente ricca di umidità e quindi il nostro sapone fatica ad asciugarsi correttamente. Una volta pronto, come posso conservare al meglio il mio sapone? La stagionatura deve avvenire in un luogo areato, fresco e asciutto. Per comodità puoi tenere le saponette in una scatola di legno o di cartone (non ermetiche), separate ad un paio di centimetri l'una dall'altra. Anche dopo la stagionatura, è meglio evitare stanze umide come bagno, cucina o cantina. Io di solito conservo le saponette in scatole da scarpe. Non dimenticarti di annotare la data di fabbricazione delle saponette! Profumazione, colorazione e decorazione del sapone Perché il mio sapone ha fatto grumi ed è diventato solido subito? Una delle cause potrebbe essere la fragranza che hai scelto per profumare il tuo sapone. Alcune fragranze (soprattutto quelle fruttate, gourmand, floreali e vanigliate) contengono alcuni componenti chimici (ad es. aldeidi, composti vanillinici, esteri) che interagiscono con la soda ed aumentano all’istante la saponificazione. Risultato: l’impasto si “blocca”, si indurisce, compaiono grumi e si lavora malissimo. Non è un errore della ricetta: è la fragranza a comportarsi così. A me è successo, ad esempio, con la fragranza Strawberry di Mystic Moments e Cioccolato di Flower Tales. Altre domande Posso realizzare il sapone all'aperto? Certo, perché no. Attenzione solo agli sbalzi di temperatura! Posso realizzare il sapone in inverno? È sconsigliato realizzare il sapone quando le condizioni metereologiche sono estreme. Freddo o caldo estremi non aiutano il processo di saponificazione, influenzando la temperatura del composto che potrà difficilmente essere controllata. Posso realizzare il sapone in estate? Stessa risposta dell'inverno. Hai altre domande che vorresti farmi? Lascia un commento a questo articolo! Vuoi imparare a fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧Francesca
- Utensili: quale bilancia usare per le mie formulazioni?
Se sogni di creare la tua linea di balsami per labbra o se vuoi autoprodurre uno shampoo più sostenibile, la precisione è importante. In questo articolo ti aiuterò a capire i vantaggi dell'uso delle bilance nel tuo piccolo laboratorio domestico. Perché usare una bilancia per i cosmetici? Molti cosmetici, come i saponi, utilizzano rapporti per calcolare la quantità di ingredienti essenziali come l'acqua e la soda. Questi rapporti devono essere rigorosamente rispettati, altrimenti il sapone avrà una consistenza sbagliata, un punto di fusione errato o gli ingredienti non si mescoleranno correttamente. L'uso del peso anziché del volume facilita il calcolo e la scalatura dei rapporti. Quando si scalano le ricette da piccoli lotti alla produzione di massa, assicurati di utilizzare lo stesso rapporto, altrimenti non otterrai gli stessi risultati. La creazione di cosmetici è chimica. È essenziale misurare e mescolare correttamente gli ingredienti per evitare effetti negativi. Alcuni ingredienti possono essere tossici o aggressivi per la pelle se non utilizzati nelle giuste quantità. Gli oli essenziali possono provocare eruzioni cutanee, orticaria o addirittura ustioni se vengono prodotti in modo non corretto o se vengono utilizzati in grandi quantità. L'uso di una bilancia può aiutarti a garantire che i tuoi cosmetici siano sempre sicuri. Un altro motivo per usare le bilance? È possibile utilizzare la stessa unità di misura per solidi e liquidi. L'adozione di un'unità di misura come standard garantisce risultati uniformi e facilita la lettura e la scalatura delle ricette. Inoltre, potrebbe essere necessario utilizzare contenitori extra per misurare tutto separatamente. Con una bilancia, è possibile distribuire tutto in un unico contenitore di miscelazione, dosando ogni ingrediente aggiunto alla miscela. In questo modo si risparmia sui tempi di pulizia e si evita la contaminazione incrociata. Quale bilancia scegliere? Nel mondo delle bilance troviamo: la bilancia pesapersone, quella che usiamo normalmente per monitorare il nostro peso corporeo; la bilancia da cucina, che può comunque pesare grandi quantità di materiale (5-7 kg) ma con poca precisione (ad esempio, incrementi di 1 g); oppure la bilancia di precisione, adatta per pesare piccole quantità di materiale (generalmente sotto i 500 g) con un elevato grado di precisione (ad es. incrementi di 0,1g). Nell'ambito cosmetico e della saponificazione, la bilancia pesapersone non è chiaramente utile per la realizzazione dei prodotti, rimangono quindi da valutare la bilancia da cucina e quella di precisione. Quale bilancia usare per realizzare il sapone? Quando lavoriamo alla produzione del sapone abbiamo tendenzialmente a che fare con grandi quantità di ingredienti. Per pesare acqua, soda ed oli/burri, una bilancia da cucina (che hai già a casa) è assolutamente sufficiente. Ti consiglio di utilizzare una bilancia digitale, in modo da essere quanto più precisə possibile. A seconda della quantità di sapone che vuoi produrre valuterai se vale la pena passare ad una bilancia di precisione. Nel mondo della saponificazione la bilancia di precisione potrebbe tornarti utile per pesare additivi e coloranti (miele, argille, coloranti, fragranze ed oli essenziali). Se hai appena iniziato ad autoprodurre i tuoi saponi ti consiglio di NON investire una bilancia di precisione: le piccole dosi (polvere colorante o oli essenziali) puoi misurarle con dei cucchiaini o a goccia. Ricordati che: "Più una bilancia è precisa, più è costosa" Valuta quindi con attenzione le tue necessità ed acquista gli strumenti adatti in funzione di queste. Quale bilancia usare per realizzare i miei cosmetici? Al contrario del sapone, l'autoproduzione di cosmetici necessita di avere a portata di mano una bilancia di precisione. Ogni dove deve essere misurata quanto più precisamente possibile e non è raro leggere ricette da seguire al decimo di grammo. Anche nel caso in cui dovessi passare dalle formulazioni "monodose" a grandi quantità, la tua bilancia sarà sempre più grande ma manterrà ugualmente la precisione al milligrammo. Le caratteristiche di una bilancia per la produzione di cosmetici Oltre alla super precisione, le bilance più sofisticate per la produzione di cosmetici possono avere le seguenti caratteristiche: pesatura in percentuale: può essere molto utile per la formulazione e la scalatura dei rapporti. Le bilance avanzate includono funzioni di formulazione e possono persino memorizzare formule e ricette, utili per i prodotti più apprezzati. Le percentuali sono necessarie per l'aromaterapia ed i prodotti per la cura della persona, soprattutto quando si utilizzano ingredienti che possono essere dannosi ad alte concentrazioni. funzioni di calcolo della densità. Il calcolo della densità può essere utile per le conversioni volumetriche e per formulare correttamente le ricette. Un lucidalabbra e un balsamo per labbra, ad esempio, si applicano in modo diverso. Anche se utilizzano ingredienti uguali o simili, la formulazione è diversa per garantire l'omogeneità della miscela. Questo può essere utile anche nel confezionamento di prodotti cosmetici, in quanto si vuole garantire che i clienti possano applicare facilmente il prodotto riducendo al minimo le fuoriuscite (immaginate di aprire un siero da 70 euro e di rovesciarlo dappertutto perché il barattolo non ha tenuto conto della liquidità del siero stesso). Il calcolo può essere effettuato manualmente, ma una bilancia con una funzione di densità può far risparmiare molto tempo e fatica. Può anche contribuire a ridurre il rischio di errore. Qualche consiglio per prendersi cura della bilancia Alla lace di quanto vi ho raccontato, assicurati che la bilancia che hai scelto abbia un piatto in acciaio inossidabile che non si corroda. Nella produzione dei cosmetici vengono utilizzate molte sostanze chimiche diverse e, sebbene siano sicure se mescolate, alcuni acidi o oli possono danneggiare le vaschette di plastica o di alluminio. Un materiale più resistente è anche più facile da pulire, per cui è possibile seguire le linee guida di sicurezza e igiene per evitare contaminazioni. Infine, ti consiglio di pulire sempre la tua bilancia, dopo ogni formulazione. Puoi farlo utilizzando un pezzetto di stoffa ed uno spruzzo di alcol (anche diluito). In questo modo la tua bilancia sarà pulita ed igienizzata, pronta per accogliere la tua prossima ricetta! Spero che questo piccolo approfondimento ti sia piaciuto. Se hai qualche domanda non esitare a chiedere! Sono a tua disposizione 🫧 A presto, Francesca
- Top 10: gli ingredienti di base per realizzare i tuoi cosmetici in casa
Vuoi realizzare i tuoi cosmetici e prodotti per il corpo in casa, sei incuriositə dal mondo del fai da te, ma non sai da dove cominciare? Oggi ti presento i 10 ingredienti indispensabili per iniziare con l'autoproduzione cosmetica in casa! Cosmesi DIY: quanti e quali ingredienti acquistare? Quando si inizia, si tende a voler comprare qualsiasi cosa: l'emozione di poter creare i propri prodotti di cosmesi in casa è talmente grande che si abbonda spesso con le quantità e tipologie di ingredienti. Probabilmente ti affiderai ad internet per le tue prime ricette e... sono sicura al 98% che non hai la minima idea di cosa siano gli ingredienti citati, ma li comprerai lo stesso... Dopo anni di esperimenti (falliti e riusciti) posso già darti un primo consiglio: scopri a cosa servono i vari ingredienti. Perché questo? Se conosci il loro utilizzo e la loro funzione ti sarà più facile scegliere se acquistarli così come sono riportati nella ricetta o se conviene trovare un alternativa più versatile che ti permetterà di riutilizzare quegli ingredienti anche in altre ricette. Il rischio è quello di acquistare ingredienti difficili da usare e che rimarranno quasi sicuramente chiusi nel tuo armadietto per il resto della tua vita. Consiglio numero 2: inizia con piccole quantità. Se sei alle primissime armi o se provi per la prima volta una nuova ricetta, calcola una piccola quantità di ingredienti. Inutile sprecare litri di oli o chili di polveri se non hai la minima idea di come verrà la ricetta, se è veramente efficace e, soprattutto, se quella ricetta ti soddisferà e la userai nella tua vita di tutti i giorni. Ti basterà dividere le quantità proposte dalla ricetta mantenendo le proporzioni. Ti faccio un esempio partendo dal sapone di Marsiglia che ti ho insegnato qui. La ricetta è stata scritta per realizzare circa un chilo di sapone. Di seguito troverai le dosi per ottenerne circa 250g (circa 4/5 saponette). 1kg di Olio > 1000g/4 = 200g 134 gr di soda caustica (idrossido di sodio) > 134g/4 = 33,5g 300gr di acqua > 300g/4 = 75g 10ml di olio essenziale (opzionale) > 10ml/4 = 2,5g Quantità consigliate di prodotto finito per iniziare Ecco qualche quantità che ti consiglio per provare le tue prime ricette: Sapone: 200/250g Crema: 30ml Unguenti: 30ml Cosmetici solidi: 30g Burrocacao/rossetto: 10ml Ora che questo primo importante step è stato trattato, partiamo con i 10 ingredienti che non devono mancare nella tua dispesa di cosmesi DIY! 10 ingredienti che non devono mancare nella tua dispesa di cosmesi DIY Molto versatili, i 10 ingredienti di base che ti elenco qui sotto, ti permetteranno di realizzare molte ricette che troverai in questo blog (e nei libri di cosmesi DIY)! Olio di cocco Olio vegetale (a scelta. Es. Olio di oliva, olio di girasole..) Burro di karité Cera d'api o altra cera vegetale Amido di arrowroot (fecola di maranta) Argilla (bianca, verde, rosa...) Oli essenziali Vitamina E Cosgard Bicarbonato di sodio 1. Olio di cocco C'è un motivo se l'olio di cocco è così popolare: è un ingrediente davvero versatile, ottimo sia per la pelle, che per i capelli ed anche per i denti (sbiancante e antibatterico). Lo chiamiamo impropriamente olio: in realtà si tratta di un burro morbido che mantiene la sua consistenza solida fino ai 25°C. È molto nutriente e lenitivo ed ha anche proprietà schiumogene e sbiancanti. L'olio di cocco è un olio leggero che si assorbe abbastanza velocemente ma è incredibilmente nutriente. È anche molto ricco di acido laurico, che ha proprietà antibatteriche. Consiglio di utilizzare una versione raffinata e non profumata dell'olio di cocco, perché qualsiasi versione non raffinata ed extravergine potrebbe coprire il profumo degli oli essenziali, ma se non riesci a trovarlo, va bene anche l'extravergine non raffinato. L'olio di cocco profumato (extravergine) si acquista facilmente nei supermercati. Quando passerai a grandi quantità, ti consiglio di acquistarlo dalle botteghe dal Biostorie-Saponaria. L'ideale è scegliere un olio di cocco biologico e, se possibile, da commercio equo e solidale. Può essere utilizzato in creme, balsami, deodoranti, dentifrici, shampoo e saponi. 2. Olio vegetale Ne esistono di tanti tipi diversi. Il consiglio è sempre quello di partire da un olio che hai frequentemente in casa, utilizzabile anche in cucina. Ti consiglio di scegliere un olio stabile, come quello di girasole o di oliva (vergine o extravergine). L'ideale sarebbe un olio spremuto a freddo e biologico. Questi oli possono essere utilizzati in molte ricette e ti aprono le porte del meraviglioso mondo della macerazione (oleoliti) per aggiungere benefici alle tue creazioni. Con questo ingrediente si possono realizzare struccanti, maschere per capelli, deodoranti, saponi.. 3. Burro di karité Ricchissimo di vitamine, questo burro è indispensabile nei prodotti per la cura della pelle: protegge, ammorbidisce, nutre e ristruttura la pelle danneggiata. Incorporato nei preparati per capelli, nutre e restituisce ai capelli lucentezza e bellezza. Ti consiglio di acquistarlo crudo (non raffinato) e da agricoltura biologica. Lo puoi utilizzare nelle ricette di creme, balsami, deodoranti, ecc. 4. Cera d'api (o cera vegetale) La cera è necessaria per addensare e dare viscosità al tuo prodotto, cioè la capacità del prodotto di spalmarsi facilmente sulla nostra pelle senza risultare appiccicoso. Probabilmente non utilizzerai grandi quantità di cera perché altrimenti il prodotto diventerà troppo duro. A tua discrezione, puoi scegliere una cera animale (cera d'api) o una cera vegetale (candelilla). Ti consiglio di utilizzare la cera d'api bianca, che è una versione deodorata e più chiara della classica cera d'api. Se utilizzi la cera d'api gialla non è un problema, ma tieni presente che il suo profumo potrebbe interferire con quello degli oli essenziali. Con questo ingrediente si possono realizzare burri corpo, deodoranti solidi, unguenti... 5. Amido di arrowroot (fecola di maranta) L'amido di arrowroot (in italiano fecola di maranta) assorbe l'umidità e l'olio in eccesso in molte ricette di deodoranti e burro per il corpo. È anche una polvere naturalmente opacizzante: utilissima per preparare la cipria o lo shampoo secco! Se non riesci a trovare questo particola amido puoi anche usarne qualsiasi altro, come l'amido di mais, che ha una consistenza vellutata, davvero piacevole sulla pelle. Gli amidi svolgono un ruolo importante nell'addensare la nostra ricetta, in modo da non dover usare troppa cera d'api nel prodotto, che potrebbe risultare appiccicoso. 6. Argilla Ne esistono diversi tipi: bianca, gialla, rossa, rosa, verde... Si può usare per realizzare delle maschere purificanti per il viso, come cataplasma per i muscoli doloranti, nella vasca da bagno per una sessione di spa domestica, o in una ricetta per dentifricio, deodorante, scrub, balsamo, ecc. Ogni argilla ha delle proprietà leggermente diverse e permette anche di colorare naturalmente i tuoi prodotti cosmetici e saponi. Per le persone che reagiscono al bicarbonato di sodio contenuto nei deodoranti, l'argilla può essere un'ottima alternativa! 7. Oli essenziali Avere a portata di mano alcuni oli essenziali, sia per il loro profumo che per le loro proprietà, è un must. Per la loro versatilità, ecco quelli che ti suggerisco per iniziare: Lavanda vera (Lavandula officinalis): un classico per tutti i tipi di pelle, comprese quelle problematiche, danneggiate, sensibili e a tendenza acneica. Tea tree (Melaleuca alternifolia): Un must assoluto per i trattamenti purificanti e detergenti del viso. Un ingrediente fondamentale nei prodotti per la cura dei capelli grassi o con forfora; da inserire nei prodotti per la cura dei piedi (bye bye, cattivi odori) Geranio rosa (Pelargonium graveolens): amato dalle pelli grasse, irritate e problematiche, lenisce e tonifica l'epidermide bisognosa di idratazione. IMPORTANTE: Alcuni oli essenziali non sono adatti durante la gravidanza perché possono stimolare le contrazioni uterine. Se sei incinta, studia attentamente gli oli essenziali se vuoi utilizzarli o, meglio, evita del tutto di usarli. Gli oli essenziali di agrumi sono fotosensibilizzanti e non devono essere utilizzati in caso di esposizione diretta al sole. 8. Vitamina E La vitamina E (tocoferolo) è un antiossidante. Viene utilizzato per rallentare l'irrancidimento degli oli e per prolungare la durata di conservazione dei prodotti con fase oleosa. Spesso si dice che è facoltativo, ma se si intende conservare i prodotti per più di 6 mesi, si consiglia di aggiungerlo. La vitamina E è molto densa, quindi aumenterà ulteriormente la viscosità del prodotto. 8. Cosgard Quando una formula contiene acqua c'è il rischio di sviluppo batterico ed è quindi necessario aggiungere un conservante antibatterico. Senza questo conservante la preparazione potrà essere conservata solo pochi giorni. Il complesso benzilico alcool idro acetico - Benzyl alcool DHA (conosciuto con il nome commerciale Cosgard) permette di allungare il periodo di conservazione del prodotto fino a 6 mesi. Una boccetta ti durerà per molti mesi. 10. Bicarbonato di sodio Il bicarbonato di sodio (al supermercato lo trovi con il nome di bicarbonato alimentare - extra fino) è l'eliminatore di odori per eccellenza e si trova in molte ricette di deodoranti. È anche un ingrediente molto pratico per la salute orale e per i prodotti di pulizia. Può essere utilizzato anche come agente esfoliante e come ammorbidente. Ora che hai tutte le chiavi per iniziare la tua autoproduzione in casa... da quale ricetta vorresti cominciare? Lasciami un commento e ti aiuterò a realizzare le tuoi prime ricette! 🫧
- Cosmesi Slow: che cos'è e perché ne abbiamo così bisogno
Promuovere un modo naturale, sano e ragionevole di consumare i cosmetici é possibile! Il movimento Slow Cosmétique® ne è proprio quello che ci serve. In questo articolo, per buona parte tradotto in Italiano dal sito ufficiale Slow Cosmétique, ti racconto i valori sui quali si basa la cosmesi lenta e perché è cosi importante fa parte di questo cambio di tendenza! Buona lettura ✨ Che cos'è la Slow Cosmétique® Slow Cosmétique® è un movimento militante per un consumo alternativo della bellezza, incarnato dall'Associazione Slow Cosmétique e dai suoi partner. Si tratta di un approccio ecologico ed etico basato sulla volontà comune di promuovere un modo naturale, sano e ragionevole di consumare i cosmetici e dal desiderio di ottenere una maggiore trasparenza nelle pratiche dell'industria cosmetica. Come movimento, Slow Cosmétique® si rivolge soprattutto allə consumatorə che desiderano difendere un modo più ecologico, ragionevole e naturale di consumare prodotti di bellezza. Per estensione, il movimento riguarda anche tutti gli attori della sfera cosmetica, dalla produzione di materie prime fino al consumo del prodotto finito, compresa la formulazione, distribuzione, regolamentazione, formazione e diffusione di informazioni. "L'impatto ecologico e psicologico dei cosmetici attuali è molto pesante per il pianeta, per il nostro portafoglio e per il nostro stato d'animo. Di fronte a questa constatazione, alcuni sostengono che un'altra cosmesi è possibile". Julien Kaibeck, Fondatore di Slow Cosmétique Il ruolo della Slow Cosmétique® In concreto, oggi Slow Cosmétique® è: Un'associazione militante ed internazionale, sostenuta da volontari dinamici che credono nella cosmesi lenta; Un marchio di qualità, per distinguere i marchi che si impegnano secondo i criteri della Carta dei Cosmetici Slow; Una collezione di libri e una rivista online, con tanti suggerimenti e consigli professionali; Un negozio web collaborativo, slow-cosmetique.com per trovare facilmente prodotti con formule pulite e un marketing ragionevole La Carta di Slow Cosmétique® La Carta di Slow Cosmétique® è alla base del movimento dal 2013. Definisce i valori fondanti del movimento ed è riconosciuta ed applicata dai membri dell'associazione. Ecco i suoi quattro punti chiave: Vogliamo cosmetici "ecologici" I cosmetici devono essere formulati ed utilizzati nel rispetto dell'ambiente. Nelle formule devono essere privilegiati gli ingredienti naturali e biologici meno lavorati, escludendo qualsiasi ingrediente derivato dalla chimica di sintesi, dalla petrolchimica, dallo sfruttamento animale che causa la morte, nonché qualsiasi ingrediente potenzialmente inquinante per l'ambiente. I cosmetici devono cercare di ridurre al minimo il loro impatto ecologico, dalla concezione al loro utilizzo. Vanno favoriti i cicli brevi, gli scambi locali e soluzioni rifiuti zero. Vogliamo cosmetici "sani" I cosmetici devono essere formulati ed utilizzati nel rispetto della salute dell'uomo, delle piante e degli animali. Concepiti nel rispetto degli organismi viventi e del loro ciclo vitale, senza causare tossicità a breve o lungo termine. Attenti a non disturbare le funzioni fisiologiche dell'organismo. Questi cosmetici devono escludere i test sugli animali e qualsiasi sfruttamento animale che provochi sofferenza o morte. Vogliamo cosmetici "intelligenti" I cosmetici devono rispondere adeguatamente alle reali esigenze della pelle. La pulizia, l'idratazione e la protezione della pelle sono esigenze fondamentali, che la cosmesi deve soddisfare con prodotti o azioni sensate. Per questo, i cosmetici devono utilizzare formule semplici basate su ingredienti nobili provenienti da risorse biodisponibili. È necessario evitare ingredienti inerti, inattivi o inutilmente trasformati, nonché qualsiasi ingrediente che possa migliorare la salute della pelle a scapito della salute del resto del corpo o della mente. Questa cosmesi ci invita a consumare meno ma meglio, incoraggiandoci ad entrare in contatto diretto con la natura senza cercare di ricrearla in modo artificiale. Vogliamo cosmetici "ragionevoli" I cosmetici non devono fare false promesse che sono impossibili da mantenere data la natura di un prodotto o di una procedura cosmetica. Non devono essere "greenwashed", manipolati o utilizzare qualsiasi forma di alterazione o occultamento per ingannare i suoi interlocutori. Il prodotto viene venduto ed acquistato ad un prezzo equo, che riflette la qualità reale della sua formulazione o del suo servizio. Promuove il know-how ancestrale e tradizionale in modo etico. Nel suo sviluppo, garantisce il miglioramento del tenore di vita di tutti i soggetti coinvolti nella catena produttiva. Si affida agli ingredienti che provengono dalla natura o dal talento umano, senza voler rivendicare l'esclusività (biopirateria). Perché abbiamo così bisogno della Slow Cosmétique®? I prodotti cosmetici hanno un effetto inquinante sull'ambiente. Questo effetto si riscontra a tutti i livelli del processo produttivo. Sono interessati tutti i prodotti cosmetici non biologici. Le materie prime sono alla base di qualsiasi prodotto cosmetico. Si tratta di ingredienti ottenuti con processi dannosi per il pianeta. Ciò è particolarmente vero per gli oli che sono ampiamente utilizzati nella produzione di prodotti cosmetici: gli oli minerali (Paraffinum, Petrolatum...) derivano da idrocarburi prodotti dall'industria petrolchimica e sono noti per la loro natura inquinante; gli oli sintetici sono poco biodegradabili e rimangono a lungo dispersi nell'ambiente; gli oli vegetali sono più naturali rispetto agli altri due tipi di oli, ma solo se la materia prima è coltivata in modo biologico e non richiede l'uso di grandi quantità di pesticidi o fertilizzanti. La maggior parte di queste sostanze utilizzate nei prodotti cosmetici inquina l'ambiente. Questo inquinamento si traduce in danni alla fauna e alla flora, in alterazioni degli ambienti acquatici o in inquinamento diretto dell'aria nel caso di emissioni di composti organici volatili (butano, propano, ecc.). Oltre alle materie prime, la cui natura inquinante è indubbia, è importante sapere che anche il processo di produzione dei prodotti cosmetici è inquinante. Infatti, per produrre alcuni prodotti cosmetici, le industrie ricorrono a processi chimici che non sono privi di impatti nocivi sull'ambiente. Queste includono tecniche come la chimica del cloro, l'irradiazione o l'etossilazione (una tecnica utilizzata per ottenere tensioattivi, agenti schiumogeni presenti nei gel doccia o negli shampoo). Prima di essere distribuiti sul mercato, tutti i prodotti cosmetici vengono confezionati dai produttori. Il primo passo è l'imballaggio primario, cioè il contenitore vero e proprio del prodotto. Può essere un tubo, una bottiglia, un barattolo, un bastone o una scatola. Si ricorre poi all'imballaggio secondario: scatole di cartone, pellicole di plastica e molte altre forme di imballaggio. Anche in questo caso, le materie prime utilizzate o l'imballaggio stesso sono spesso altamente inquinanti. La maggior parte degli imballaggi è realizzata in plastica non biodegradabile e gran parte di essi finisce nell'ambiente dopo l'uso. Questi sono solo alcuni degli elementi che determinano l'insostenibilità del mondo cosmetico che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Le alternative ci sono e noi possiamo essere parte attiva di un cambio di paradigma: cosa ne dici, ci proviamo?
- Tutti i segreti dell'olio di cocco
Lo usiamo in cucina e non può mancare nel nostro kit di autoproduzione cosmetica in casa. Perché è così apprezzato? Come scegliero? In questo articolo esploriamo questo fantastico ingrediente. L'olio di cocco è sicuramente un must nella cosmesi domestica. È uno di quei grandi ingredienti che si possono usare (quasi) ovunque. Oltre a molteplici usi culinari, può essere utilizzato come struccante, come maschera per capelli e nelle nostre ricette di deodoranti, burri per il corpo, burri per il viso, esfolianti, ecc. È uno dei primi ingredienti che aggiungiamo al nostro arsenale quando iniziamo il mondo dei cosmetici fatti in casa. In commercio esistono due versioni di olio di cocco: olio di cocco (solo olio di cocco!) e olio di cocco frazionato. Può essere difficile orientarsi, perché nell'offerta del mercato l'olio di cocco si presenta in diversi prodotti/varianti: solido, liquido, vergine, extravergine, deodorato, frazionato, caprylis, burro... Proviamo a capirci qualcosa! Burro o olio di cocco? L'olio di cocco viene estratto dalla polpa e/o dal latte della noce di cocco. Poiché contiene molti grassi saturi (circa il 90%, di cui il 50% è acido laurico), diventa solido al di sotto dei 25ºC, dando l'aspetto di un burro vegetale, come il burro di karité. Anche allo stato solido, basta applicarlo sulla pelle per vedere che si liquefa rapidamente. Lo si può acquistare al supermercato (spesso venduto in vasetti di vetro, vedi foto) o in negozi specializzati come La Saponaria (ottimo se cerchi grandi quantità per i tuoi saponi, ad esempio). ATTENZIONE: L'olio di cocco è considerato in cosmesi un "burro morbido" (INCI Cocos Nucifera Oil), ma il burro di cocco che trovate in commercio non è adatto per la cosmesi, ma solo per l'ambito alimentare. Lo si può anche autoprodurre in casa frullando dei pezzi di cocco, ottenendo un composto dalla consistenza simile al burro di arachidi. I mille usi dell'olio di cocco Ci sono diversi motivi per cui l'olio di cocco è un must della cosmesi domestica. In primo luogo, contiene acido laurico, un buon agente antibatterico, che lo rende un ingrediente ideale per deodoranti e dentifrici. Attenzione, però, che si scioglie a più di 25ºC, quindi alcuni cosmetici potrebbero dover essere lasciati in frigorifero in estate per mantenere la consistenza solida. In secondo luogo, è molto apprezzato per nutrire la pelle e lenire le irritazioni cutanee. È amato anche per proteggere, nutrire e dare lucentezza ai capelli, soprattutto a quelli ricci o crespi. L'olio di cocco può essere utilizzato anche come lubrificante intimo! È uno degli ingredienti chiave della ricetta del lubrificante fai-da-te che ti propongo qui. L'olio di cocco ha anche proprietà antimicotiche, quindi può aiutare a prevenire i funghi vaginali. Un altro uso popolare è la produzione di sapone. L'olio di cocco produce una bella e ricca schiuma nei saponi creati con la saponificazione a freddo. Contribuisce inoltre alla compattezza delle saponette, motivo per cui è presente in quasi tutte le ricette di sapone saponificato a freddo. Olio di cocco: da usare con moderazione Prima di spalmarlo sul corpo come se non ci fosse un domani, è bene sapere che l'olio di cocco può seccare la pelle (e le mucose). È quindi meglio evitare di usarlo in grandi quantità a lungo termine. Spesso si raccomanda di non utilizzare più del 20% nelle ricette cosmetiche di uso quotidiano. Evita anche di spalmarlo sul viso come il burro sul pane tostato: il suo indice di comedogenicità è 4 su una scala di 5, il che significa che ha una forte tendenza a ostruire i pori! Può essere usato come struccante per gli occhi, ma per il resto è meglio aggiungerne una piccola quantità a un burro per il viso o riservarlo alla cura del corpo. Naturalmente si tratta di consigli generali: ogni persona è unica e tutti i tipi di pelle reagiscono in modo diverso. Se le maschere all'olio di cocco fanno bene al tuo viso, continua così! Olio di cocco vergine o extravergine? Quando un olio viene definito "vergine" o "extravergine", significa che è stato estratto meccanicamente mediante spremitura a freddo, senza solventi o calore, e che non è stato lavorato o raffinato. Gli oli di cocco vergini ed extravergini conservano anche l'odore e il sapore della noce di cocco. Buonisismo! L'estrazione a freddo è il metodo migliore per preservare le proprietà dell'olio di cocco. Sul mercato convenzionale, alcune tecniche di estrazione non sono molto valide. Come solvente viene spesso utilizzato l'esano, un derivato del petrolio noto per lasciare residui tossici. Per rimuovere il solvente, l'olio deve essere riscaldato a temperature molto elevate, distruggendo così molti dei suoi componenti terapeutici. L'estrazione con solventi è più economica e più produttiva dell'estrazione a pressione, il che spiega il prezzo più basso degli oli convenzionali. La morale di questa storia? Scegli sempre l'olio di cocco vergine o extravergine. C'è una differenza tra i due? Nel caso dell'olio di cocco è lo stesso, a differenza dell'olio d'oliva, dove esistono norme che differenziano le due varietà. E l'olio di cocco inodore? Per eliminare il colore beige e l'odore dell'olio di cocco, alcuni produttori lo sottopongono a diversi trattamenti, tra cui il trattamento a vapore e la filtrazione dell'argilla. Questi metodi possono essere definiti "naturali" in quanto non prevedono l'uso di solventi "chimici", ma essendo una forma di raffinazione, l'olio perde il titolo di "vergine/extra vergine". Olio di cocco frazionato L'olio di cocco frazionato, chiamato anche caprylis (INCI Caprylic / capric triglycerides), è un olio di cocco che rimane liquido e traslucido a qualsiasi temperatura. Come è possibile? L'acido laurico (l'acido grasso saturo solido) è stato rimosso per idrolisi, lasciando solo una frazione di olio, da cui il nome. A differenza dell'olio di cocco non frazionato, il caprylis non è molto comedogenico, quindi può essere usato sul viso senza problemi dalla maggior parte delle persone. Si tratta di un olio cosiddetto "secco", cioè che penetra molto facilmente nella pelle senza lasciare una finitura grassa. È molto popolare nella produzione di sieri per il viso e come vettore per gli oli essenziali. L'olio di cocco frazionato, come l'olio di soia, trattiene le molecole volatili degli oli essenziali e ne conserva più a lungo l'efficacia olfattiva. Questa proprietà è particolarmente apprezzata nella produzione di oli repellenti per zanzare, profumi e roll-on per l'aromaterapia. Essendo molto leggero e meno "grasso", è perfetto per le ricette di creme leggere e sieri per il viso, oltre che per tutti i prodotti che si usano soprattutto in estate. Si mantiene bene nelle emulsioni, ha una buona resistenza all'ossidazione ed è anche un eccellente solvente, che lo rende ideale per le macerazioni di olio e come vettore per gli oli essenziali. I segreti dell'olio di cocco: per riassumere OLIO DI COCCO: solido al di sotto dei 25°C e liquido al di sopra dei 25°C indice comedogenico: 4 contiene circa il 50% di acido laurico proprietà antibatteriche e antimicotiche ricette: deodoranti, dentifrici, burri per il viso invernali, burri per il corpo l'olio extravergine profuma di cocco molto ricco e oleoso OLIO DI COCCO FRAZIONATO (CAPRYLIS): sempre liquido, anche in frigorifero indice comedogenico: 1 contiene acido miristico, acido palmitico, acido caprilico e acido caprico (senza acido laurico) emolliente ricette: sieri, creme leggere, roll-on con oli essenziali, repellenti per le zanzare inodore texture fluida e setosa, penetra rapidamente nella pelle Ecco fatto! D'ora in poi l'olio di cocco non avrà più segreti per te! Da oggi potrai scegliere con facilità la varietà da utilizzare nelle tue ricette cosmesi diy 🥥
- Benvenutə ad Ecodalia!
Ecco il primo post di questa nuova ed eccitante avventura nel mondo dell'autoproduzione! Oggi mi presento e ti racconto il mio percorso e gli obiettivi del progetto Ecodalia. Benvenutə a bordo! Mi chiamo Francesca, ho 30 anni, dopo numerosi anni all'estero (Francia e Belgio) sono tornata a vivere in Italia (Veneto) e... sono appassionata di autoproduzione. Tutto è iniziato nel 2017, quando vivevo in Francia e una collega mi ha insegnato a realizzare il mio primo dentifricio (in polvere!). Non riesco a descrivere l'emozione che ho provato quel giorno: lo stupore di aver realizzato con le mie mani un prodotto di igiene personale (è davvero possibile?), l'assurdità di aver prodotto un dentifricio in un formato assurdo (dentifricio in polvere: mai sentito prima!), la gioia infinita di scoprire che alla fine è semplicissimo e basta davvero poco per mettersi all'autoproduzione. Da quel momento non ti dico come è diventata la mia cucina: ogni giorno sperimentavo e studiavo numerose ricette naturali di igiene personale e della casa: saponi, creme, burri corpo, shampoo, detersivi,... Sentivo di poter fare qualsiasi cosa! I miei valori: sostenibilità e rifiuti zero Oltre all'ispirazione che la mia collega mi ha trasmesso ormai 6 anni fa, c'è stato qualcos'altro che mi ha smossa e portata all'autoproduzione. In quel periodo non ho scoperto solo la cosmesi DIY, ho aperto gli occhi sul mondo insostenibile nel quale viviamo: Mi sono resa conto di quanto il sistema ci invogli ad acquistare prodotti di cui non abbiamo bisogno. Ho realizzato quante schifezze ci siano nei nostri prodotti (soprattutto nei cosmetici), ingredienti non solo impronunciabili ma spesso anche dannosi per la nostra salute. Ho scoperto che possiamo scegliere di vivere diversamente e di riprendere in mano attivamente le nostre scelte di consumo. Ecco dunque spiegate le due filosofie di vita che guidano profondamente il mio quotidiano: la sostenibilità ambientale ed il movimento zero waste (zero rifiuti). L'autoproduzione non capita quindi a caso nel mio percorso: é per me una modalità concreta di riduzione del mio impatto. Provare e sbagliare per imparare Non te lo nascondo: ho sbagliato tantissime volte. Internet è stato il mio migliore amico e peggior nemico in fase di apprendimento. Con il tempo ho scoperto che non tutti i siti e non tutte le ricette sono affidabili. Ho imparato che conoscere gli ingredienti e capire la ricetta che stai realizzando é molto più importante che fidarsi ciecamente di chi ti insegna ad autoprodurre. Che cos'è Ecodalia? Ecodalia è uno strumento che prende diverse forme per raggiungere un unico obiettivo: fornirti tutto il necessario per capire l'autoproduzione e renderti autonomə nella realizzazione dei tuoi saponi e prodotti di cosmesi. Oggi inizia questo blog nel quale condividerò i miei esperimenti, consigli pratici, ricette ed informazioni quanto più scientifiche possibili sugli ingredienti. Da un anno a questa parte propongo anche corsi di saponificazione e cosmesi naturale, sia in presenza che online. Ora che sai qualcosa in più su di me, non esitare a raccontarmi che cosa ti porta qui e che cosa vorresti imparare a realizzare. Ti leggo nei commenti ❤️ Benvenutə ad Ecodalia!
- Olio esausto nel sapone: sì o no?
Se hai iniziato a fare il tuo sapone in casa ti sarai sicuramente chiestə almeno una volta se si può usare l'olio esausto. In questo articolo ti spiego perché sì e perché no. Il contenuto di questo articolo è tratto dal video Youtube dell'associazione "Il sapone di AISA". Che cosa accade all'olio quando viene sottoposto ad alte temperature? Gli acidi grassi (contenuti naturalmente negli oli) sono formati da una catena di atomi di carbonio legati tra loro con un legame singolo doppio o triplo durante la frittura, a seconda degli oli utilizzati, si raggiungono temperature più o meno elevate nonostante si cerchi di evitare di arrivare al punto di fumo degli oli. Il punto di fumo è quella temperatura oltre la quale la struttura fisico chimica degli oli si denatura. Nello specifico, i legami si spezzano provocando il rilascio di acidi grassi che non hanno più la struttura originaria. Questa è la tabella che riporta il punto di fumo degli oli più utilizzati: Molto spesso il desiderio del "recupero" spinge chi si avvicina al mondo dell'autoproduzione del sapone ad utilizzare oli esausti nel sapone. Ma ne vale davvero la pena? Analizziamo i pro e i contro. Olio esausto sì Uno dei vantaggi dell'utilizzo di olio esausto è il riciclo. Utilizzare oli esausti in un sapone, infatti, evita che vengano buttati negli scarichi creando un danno ambientale non indifferente. Un'altra argomentazione è il contributo all'economia domestica. Si risparmia sull'acquisto di altri oli. Olio esausto no Durante la frittura vengono rilasciati negli oli i residui di cibi fritti e le sostanze derivate dalla carbonizzazione degli stessi. Per poterli eliminare non è sufficiente una filtratura casalinga perché rimangono delle impurità. Le attrezzature idonee per fare ciò sono a livello industriale e tengono conto delle normative che regolano la corretta purificazione degli oli esausti. La predisposizione all'irrancidimento. Durante la frittura aumenta il contatto tra olio ed ossigeno a causa della rottura dei legami e si producono reazioni di ossidazione. Questo avviene maggiormente negli oli polinsaturi, con più doppi legami, rispetto a quelli saturi, senza doppi legami. Qualcuno consiglia anche di utilizzare gli oli esausti producendo i saponi con il metodo del levato su lisciva. Questo metodo è molto laborioso e dispendioso sia in termini di tempo che di energia. Alla fine, pur ottenendo un prodotto relativamente puro, si vanifica il discorso economico ed ecologico. Ora che conosci i pro e i contro dell'utilizzo dell'olio esausto... Che cosa ne pensi? Se hai già realizzato un sapone con olio esausto, raccontaci la tua esperienza nei commenti 🫧












