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  • Risciacquo acido: il segreto naturale per capelli lucidi, morbidi e senza crespo

    Il risciacquo acido è una fase un po' sconosciuta ma molto efficace nella nostra routine di bellezza naturale, perfetta per ottenere capelli brillanti, sani e morbidi. Fattori come lo shampoo, la temperatura dell’acqua (calda) e il pH dei prodotti detergenti possono causare l’eccessiva apertura delle cuticole del capello, lasciandolo crespo, opaco e spento. Ecco allora che il risciacquo acido viene in nostro soccorso! Vediamo insieme in cosa consiste, come realizzarlo in casa e come utilizzarlo correttamente per un risultato efficace. Cos’è il risciacquo acido e a cosa serve La struttura esterna del capello è simile ad una spiga di grano: se le “spighe” (le cuticole) rimangono chiuse e compatte, il capello appare protetto, liscio e brillante. Durante il lavaggio, però, le cuticole si aprono a causa del calore e del pH alcalino dei detergenti, facendo apparire i capelli spenti e ruvidi. In più, il calcare dell’acqua del rubinetto si deposita sulla superficie, rendendoli più duri e crespi. Il risciacquo acido consiste quindi nell’effettuare l’ultimo risciacquo con acqua fredda leggermente acidificata con aceto, succo di limone o acido citrico (ingredienti con pH molto acido). Il suo scopo è quello di ripristinare il pH naturale dei capelli e a rimuovere i residui di calcare, lasciandoli lucenti e setosi. Come fare un risciacquo acido Per fare un risciacquo acido bastano pochi ingredienti comuni e naturali. ⚠️ Prima di passare alle ricette, una piccola accortezza: attenzione a non esagerare con la quantità di ingrediente acido, non deve prevalere in percentuale rispetto all'acqua. La quantità di acido rimane molto ridotta proprio per evitare di seccare la fibra capillare. Ecco tre metodi semplici per realizzare il tuo risciacquo acido in casa. 1️⃣ Risciacquo acido con aceto 1 litro di acqua fredda 1 cucchiaio di aceto (di vino o di mele). L’aceto contiene acido acetico, minerali, vitamine e zuccheri che "idratano" e lucidano i capelli. Non temere per l’odore: una volta asciutti, non si sentirà più! Se sei sensibile agli odori forti, scegli l’aceto di mele — ha un profumo più delicato e un pH più vicino a quello dei capelli. Volendo puoi anche decidere di aromatizzare il tuo aceto con erbe aromatiche, agrumi o spezie per aggiungere un tocco di profumo alla tua ricetta! 2️⃣ Risciacquo acido con succo di limone 1 litro di acqua fredda 1 cucchiaio di succo di limone (filtrato) Ideale per chi non sopporta l’odore dell’aceto. 3️⃣ Risciacquo acido con acido citrico È la soluzione più ecologica e inodore (e che personalmente preferisco). L’acido citrico, derivato dal limone, si presenta come una polvere bianca molto concentrata. ⚠️L'acido citrico puro è molto irritante a contatto con gli occhi: quando prepari la tua soluzione utilizza dei guanti! 1 litro d’acqua fredda 1/2 cucchiaino di acido citrico. Usa il risciacquo acido alla fine della tua routine, dopo shampoo e balsamo.È ideale quando i capelli appaiono opachi o stressati — dopo il mare, una tinta o un periodo intenso. È la tocco finale che regala brillantezza immediata e leggerezza. Nota sulla conservazione del risciacquo acido Conserva la tua soluzione in una bottiglia oscurata (se possibile) e ti consiglio anche di aggiungere un conservante antibatterico (come il Cosgard o simili) per conservarlo il più a lungo possibile. Se vedi apparire sul fondo dei filamenti, significa che il tuo prodotto non è più utilizzabile. Smaltiscilo versandolo nel WC. Quando e come applicare il risciacquo acido sui capelli Si può usare dopo ogni shampoo e dopo il balsamo o la maschera. Versa direttamente (o con l'aiuto di uno spruzzino) la soluzione sui capelli partendo dal cuoio capelluto e lasciala scorrere sulle lunghezze. Massaggia di modo da assicurarti che il liquido si sparga omogeneamente su tutti i capelli. Non serve risciacquare di nuovo: è proprio l’ultimo step del lavaggio dei capelli. Se lavi i capelli molto spesso, alterna il risciacquo acido a un idrolato naturale per non seccarli troppo. Ecco alcune alternative: Idrolato di rosmarino → tonificante, rinforzante e lucidante; perfetto per capelli grassi o con forfora. Idrolato di amamelide → lenitivo e rinfrescante, ottimo per cuoio capelluto secco o irritato. Idrolato di camomilla → ravviva i riflessi dorati e calma le irritazioni; adatto anche in caso di eczema o psoriasi. Domande frequenti sul risciacquo acido 👉 Il risciacquo acido rovina i capelli? No, se ben diluito non danneggia. Tuttavia, usarlo troppo spesso (più volte a settimana) può seccare i capelli più fini o secchi. L'ideale è utilizzarlo una volta a settimana o dopo una tinta o henné. 👉 Meglio aceto o limone per il mio risciacquo acido? Non c'è una reale differenza sostanziale. Utilizza quello che hai già in casa! 👉 Devo fare il risciacquo acido prima o dopo il balsamo? Dopo, è l’ultimo passaggio che permette di sigillare le cuticole e trattenere i nutrienti. 👉 Il risciacquo acido aiuta contro il crespo? Sì, chiudendo le cuticole i capelli risultano più lisci, luminosi e meno crespi — soprattutto i ricci o mossi. 👉 Il risciacquo fa durare di più il colore o l’henné? Assolutamente sì. Chiudendo le cuticole, i pigmenti restano intrappolati nel capello più a lungo, mantenendo la tinta più viva e duratura. Spero che proverai a realizzare anche tu questa semplice ricetta naturale di cura dei capelli! Se hai qualsiasi dubbio o domanda, non esitare a chiedere! Io sono qui. A presto🫧 Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie guide complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti e qui invece troverai i videocorsi registrati che potrai seguire tranquillamente da casa e con i tuoi tempi!

  • Ricetta burro corpo nutriente per tutti i tipi di pelle

    Ecco una semplice e personalizzabile ricetta di burro corpo nutriente. Trattandosi di un prodotto solido, basta spalmarlo sulla pelle appena usciti dal bagno o dalla doccia (o anche direttamente sotto la doccia!). La barretta si scioglie leggermente al contatto con la pelle, rendendo l'applicazione facile e veloce. Pelle bella e nutrita all'orizzonte! Preparazione Conservazione Resa (grammi) Ideale per 10 minuti 12 mesi Variabile Tutti i tipi di pelle Photo © Les mauvaises herbes Elenco degli ingredienti 33%: 1 parte* di olio vegetale bio a scelta (cocco, girasole, canapa) 33%: 1 parte* di burro vegetale bio a scelta (cacao, karité, mango) 33%: 1 parte* di cera d'api bio grattugiata/a pezzi (per l'alternativa vegetale usarne circa la metà) Vitamina E (conservante antiossidante facoltativo) Fecola di mais (al massimo per il 10% del volume totale di oli e burri per ottenere un prodotto finito più secco all'applicazione) Oli essenziali (facoltativi, circa lo 0.5% del totale) Stampo in silicone * Per "parte" si intende la quantità in volume di vostra scelta. Ad esempio può essere di 1 cucchiaio da zuppa o di 1 cucchiaino da té. La scelta è tua! Come realizzare il tuo burro corpo nutriente per la pelle Sciogliere la cera e il burro nell'olio a bagnomaria. Una volta fusi, togliere dal fuoco. Se lo si desidera, aggiungere la vitamina E, gli oli essenziali e l'amido di arrowroot. Mescolare bene. Versare in stampi in silicone per muffin. Mettere in frigorifero. Sformare dopo alcune ore e solo quando il prodotto si è completamente raffreddato. Ecco fatto. È semplicissimo! 💡 TIP! 💡Pensi che il prodotto finito sia troppo duro, troppo morbido o troppo grasso? Questo può accadere a seconda degli ingredienti scelti. Rimetti tutto a bagnomaria e regola gli ingredienti ad occhio, se necessario. Niente va sprecato! Pulizia degli attrezzi Il tuo migliore amico quando si tratta di pulire gli utensili è l'acqua bollente. Per questo motivo, evita (se possibile) utensili realizzati con materiali che non tollerano bene il calore. Ecco qualche consiglio utile! Rimuovere la maggior parte dei residui attaccati agli utensili con un panno o un tovagliolo di carta prima che si solidifichino. Metti gli utensili (e il panno!) in acqua bollente (la cera d'api ha un punto di fusione di 62 gradi Celsius, quindi l'acqua deve essere molto calda per staccarla). Una volta rimossi la cera e il grasso, lavare normalmente con il sapone per i piatti. Burro solido per il corpo: come si usa? Dopo essere usciti dalla doccia o dal bagno (ma a me piace un sacco usarlo ancora sotto l'acqua, appena prima di uscire), strofinare la barretta sulla pelle leggermente umida. Distribuire con le mani, massaggiando delicatamente. Il massaggio aiuterà il prodotto a penetrare nella pelle. Conservare in un barattolo ermetico al riparo dalla luce e dall'umidità. Questa ricetta ti è piaciuta? Non esitare a condividerla e a realizzarla con amici, colleghi, parenti e persone a te care! Se provi a farla a casa non esitare a farmi sapere come ti trovi e per qualsiasi domanda non esitare a contattarmi qui: Francesca 🫧 Corsi di sapone & cosmesi artigianale (@ecodalia) Un abbraccio forte, Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie guide complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧

  • Ricetta balsamo labbra colorato all'Alcanna

    Tra le ricette di cosmesi DIY non possono mancare i balsami e burri labbra. Questa ricetta di balsamo labbra molto semplice ed efficace è arricchita da un po' di colore: grazie all'alcanna questo balsamo dona alle labbra un delicato colorito rosso/rosato. Da provare per nutrire ed abbellire le nostre labbra quest'inverno! Preparazione Conservazione Resa (grammi) Ideale per 40 minuti 6 mesi 10 grammi (1 stick) Tutti i tipi di pelle Photo © Herbal Academy Si ritiene che il nome "alcanna" (Alkanna tinctoria) derivi dall'arabo al-hinna, letteralmente "l'henné", a testimonianza della sua comparsa e del suo uso storico. In Egitto, Medio Oriente e India, l'alcanna veniva utilizzata come colorante rosso, al posto o in combinazione con l'henné (Lawsonia inermis). Mentre la pianta dell'henné non poteva essere coltivata in Europa, l'alcanna sì, e divenne un colorante popolare oltre che un colorante cosmetico (Miczak, 2001). L'alcanna ha anche qualità antimicrobiche, emollienti e rigeneranti, per cui è un'ottima aggiunta ad un balsamo per le labbra. Questo balsamo è idratante per le labbra ed ha anche un bel colore rosso! In base alla profondità del colore che si desidera ottenere, regola la quantità di polvere di radice di alcanna per un risultato personalizzato! ⚠️ Non ha la resa di un rossetto, lascia solo le labbra leggermente più colorite. Elenco degli ingredienti (per 1 stick labbra da 10g) 1,9g radice di alcanna in polvere (9,7%) 5,1g olio di cocco (25,6%) 5,9g olio di oliva (29,7%) 2,4g burro di karité (11,8%) 4,1g cera d'api (20,5%) 0,3g vitamina E liquida (1,3%) 3 gocce di olio essenziale a scelta (facoltativo,1,3%) contenitore stick o vasetto Come realizzare il tuo balsamo labbra colorato Unire l'alcanna in polvere, l'olio di cocco, l'olio d'oliva e il burro di karité a bagnomaria a fuoco basso (o una ciotola di vetro o ceramica su una piccola casseruola di acqua bollente), mescolando di tanto in tanto fino a completo scioglimento. La colorazione rossa della radice inizierà a saturare immediatamente l'olio. Utilizzare un termometro da cucina per monitorare la temperatura, mantenendola al di sotto dei 48/49°C. Una volta che il burro si è sciolto, mantieni la miscela di olio calda per consentire ai pigmenti dell'alcanna di saturare l'olio. Cuocere a fuoco lento a bagnomaria per circa 30 minuti: tieni d'occhio il livello dell'acqua in modo che non evapori completamente. Togliere dal fuoco e filtrare attraverso diversi strati di garza fine o un filtro da caffè naturale per separare l'olio dalla polvere di alcali. Rimettere l'olio filtrato a bagnomaria e aggiungere la cera d'api, riscaldando fino a quando non si scioglie. Togli dal fuoco e lascia raffreddare un po', quindi aggiungi l'olio di vitamina E e l'olio essenziale (se lo utilizzi). Versare in barattoli o tubetti e lasciar raffreddare. Una volta raffreddati, etichettare e datare i balsami labbra. Questa preparazione va conservata per circa 6 mesi in un luogo fresco e asciutto (dura più a lungo, se conservata in frigorifero). Questa ricetta ti è piaciuta? Non esitare a condividerla e a realizzarla con amici, colleghi, parenti e persone a te care! Se provi a farla a casa non esitare a farmi sapere come ti trovi e per qualsiasi domanda non esitare a contattarmi qui: Francesca 🫧 Corsi di sapone & cosmesi artigianale (@ecodalia) Un abbraccio forte, Francesca

  • Ricetta: unguento al miele per alleviare il prurito (ideale per pelli secche, con dermatite o psoriasi)

    Mi capita solo d'inverno, da dicembre a marzo: uno sfogo dietro alla schiena, bello rosso e che mi provoca un prurito fastidiosissimo. Con me ha funzionato, ecco perchè ho deciso di condividere in questo articolo la ricetta di un unguento al miele per alleviare il prurito. Cominciamo! Proprietà benefiche del miele per la pelle In questa ricetta uno degli ingredienti fondamentali è il miele. Ecco un breve elenco delle buone ragioni per utilizzare il miele nelle preparazioni cosmetiche fatte in casa. Proprietà antibatteriche Il miele è noto fin dall'antichità per le sue proprietà antibatteriche: impedisce la proliferazione batterica, virale o fungina grazie a un enzima, la glucosio ossidasi, che produce perossido di idrogeno (come l'acqua ossigenata), un antisettico naturale. Inoltre, ha un basso contenuto di proteine, che impedisce ai batteri di crescere. Infine, la sua acidità ostacola la moltiplicazione dei batteri, completando la sua azione antibatterica. Può essere utilizzato a questo scopo sulla pelle o ingerito per le vie respiratorie o digestive. Proprietà cicatrizzanti Il miele ha proprietà curative, che ne giustificano ancora una volta l'uso sulla pelle. Spesso usato come antisettico per trattare le ferite, rigenera il tessuto cutaneo per una buona guarigione. Questa azione è dovuta alla sua elevata osmolarità: il miele attira l'acqua e drena la linfa e il plasma verso l'esterno, eliminando i detriti e pulendo la ferita. Proprietà antiossidanti Grazie alla presenza di numerosi flavonoidi, il miele ha un notevole potere antiossidante, in quanto questi neutralizzano i radicali liberi, avendo così un effetto benefico nella prevenzione di alcuni tumori e malattie cardiovascolari. Va notato inoltre che il miele “scuro”, più ricco di flavonoidi e fruttosio, è più efficace per queste proprietà terapeutiche. Proprietà cosmetiche Utilizzato fin dall'antichità per le cure di bellezza, il miele ha un pH vicino a quello della pelle (tra 4 e 6) e la sua ricca composizione lo rende un eccellente emolliente, ammorbidente e tonico! Nutre le cellule, favorisce il rinnovamento cellulare e aiuta a mantenere la pelle giovane. Vettore per gli oli essenziali È un aspetto a cui non si pensa subito, ma che può essere molto utile: il miele è un'ottima soluzione per diluire gli oli essenziali e fungere da vettore per il loro utilizzo (sia sulla pelle che ingeriti). Ricetta: unguento al miele per alleviare il prurito (ideale per pelli secche, con dermatite o psoriasi) Ecco la ricetta che utilizzo personalmente per alleviare il prurito. Puoi decidere di personalizzare la ricetta scegliendo tra gli ingredienti ideali per pelli problematiche che ho elencato in questo articolo. Attrezzatura per l'autoproduzione Per realizzare questo unguento avremo bisogno di: Una bilancia digitale ad alta precisione; Una ciotola (acciaio, vetro temperato tipo Pyrex o ceramica) per sciogliere gli ingredienti a bagnomaria; Casseruola in acciaio inox/padella per preparare il bagnomaria; Alcuni cucchiaini per aggiungere gli ingredienti; Strofinacci o carta assorbente per pulire eventuali fuoriuscite; Tieni a portata di mano un paio di guanti da forno o delle presine per maneggiare gli strumenti caldi. Un grembiule da cucina (per proteggere i vestiti da possibili schizzi). Un'etichetta (dove scriverai data e composizione dello stick). Un contenitore da almeno 30ml (un vasetto di una crema ben pulito e passato con l'alcool andrà benissimo). Ingredienti (per 30g) FASE A (da sciogliere insieme a bagnomaria) 8% Cera d'api o di riso - 2,4g 30% Oleolito di calendula in mandorla - 9g 40% Olio di jojoba - 12g 20% Miele - 6g FASE B (da aggiungere fuori fuoco) 0,8% Olio essenziale di lavanda vera - 0,3g 1,2% Vitamina E - 0,4g Procedimento Pesare gli ingredienti della fase A, eccetto il miele, e metterli a bagno maria. Quando la cera si sarà sciolta negli oli, ancora a bagnomaria aggiungere il miele, fino a completo scioglimento. Togliere la ciotola dal fuoco e aggiungere gli ingredienti della fase B. Versare il composto nel contenitore. Lasciar riposare in frigo dai 40 ai 60 minuti. Etichettare il barattolo (con nome del prodotto e data di produzione) ed utilizzare. Spero che tu riesca a provare ad autoprodurre questa ricetta e, soprattutto, che ti dia davvero sollievo! Per qualsiasi cosa resto a disposizione, non esitare a lasciare un commento all'articolo se hai bisogno di chiarimenti! Un abbraccio, Francesca🫧 Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie guide complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧

  • Ricetta: sapone di "Marsiglia" fatto in casa

    In questo articolo ti spiego come realizzare in casa il sapone di marsiglia (100% olio di oliva) profumato alla lavanda. Una ricetta perfetta se non ha mai realizzato il sapone! Semplicissima e rapida da produrre. Sapone di marsiglia: ingredienti (per 1kg di sapone circa) 1kg di Olio - di oliva (vergine, extravergine, come preferisci). Se scegli un altro olio, bisognerà ricalcolare il coefficiente di saponificazione (rapporto olio-soda) 134 gr di soda caustica (idrossido di sodio) 300gr di acqua demineralizzata – l’acqua è il nostro solvente che permetterà la reazione chimica di saponificazione. Non è necessario che sia pura, puoi recuperare l’acqua del condizionatore o deumidificatore. Anche l’acqua del rubinetto va bene, purché non sia troppo dura, altrimenti rischierà di creare dei difetti nel sapone. 10ml di olio essenziale (opzionale). In questo caso ho scelto l'olio essenziale di lavanda. 1 cucchiaio di amido di mais (opzionale - per fissare la profumazione dell’olio essenziale) Elementi decorativi (arance essiccate, petali di rosa o lavanda, semi di papavero, coloranti naturali… dai sfogo alla tua creatività!) Sapone di marsiglia: strumenti di lavoro Per quel che riguarda gli strumenti di cui abbiamo bisogno, assicurati di avere tutto il necessario prima di iniziare. Per la nostra sicurezza (durante il procedimento, soprattutto durante la manipolazione della soda e del sapone grezzo), è necessario dotarci di: Guanti di gomma; Mascherina per gli occhi (ideali da lavoro, che proteggano bene gli occhi) Mascherina per naso e bocca. Questi sono necessari per proteggerci perché la soda reagisce molto in fretta con i liquidi e l'umidità stessa dell’aria. Cerca di svolgere il procedimento in una stanza dotata di finestre, in modo da far circolare l’aria. Ti consiglio inoltre di vestirti con abiti coprenti: maniche lunghe, pantaloni lunghi, ciabatte/scarpe. Per evitare di bruciarsi in caso di schizzi imprevisti! Per il procedimento avremo invece bisogno di: 1 caraffa in Pyrex (o pentola di acciaio Inox); 1 pentola in acciaio Inox (con i bordi alti) - deve essere resistente al calore (no alluminio o ghisa); 1 cucchiaio di legno (che poi adibirai esclusivamente alla produzione del sapone); 1 tazza 1 bilancia elettronica; 1 frullatore ad immersione; 1 Stampo in silicone; Carta da forno; Coperta in pile/lana; Carta da giornale (se hai bisogno di proteggere il piano da lavoro) Grembiule da cucina (per non sporcarci i vestiti). Sapone di marsiglia: procedimento. Per il procedimento completo, ti lascio guardare il video che ho realizzato per Impatto APS in collaborazione con “Il laboratorio dell’Autoproduzione”. La ricetta che ti proporrò oggi infatti è tratta dal loro sito www.autoproduco.it (l’autrice è Arianna Avenali) e dal libro di Elisa Nicoli “Bolle in libertà” (ora disponibile come "Pulizie Creative"). Una volta versato il sapone nello stampo, copri il tutto con della carta da forno (che potrai riutilizzare per i prossimi saponi), e avvolgi nelle coperte. Lascia riposare almeno 24 ore prima di togliere dallo stampo (in modo che si solidifichi bene). Passate le 24 ore, si può tagliare la forma. IMPORTANTE: È necessario lasciar stagionare (in "cura") il nostro sapone almeno 1 mese prima di poterlo usare. Mantenerlo avvolto nella carta da forno, lasciar riposare in un logo secco, arieggiato e non colpito dalla luce diretta. Come hai potuto vedere, fare il sapone è molto più semplice di quel che si pensi. Ancora una volta, ringrazio Elisa Nicoli e il Laboratorio di autoproduzione per aver condiviso con noi questa fantastica ricetta 🙏 Spero che questa ricetta ti sia piaciuta! Non esitare a provarla a casa e fammi sapere nei commenti come ti viene! Per qualsiasi dubbio o curiosità sono a disposizione 🫧 Alla prossima, Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧Francesca

  • Come fare una crema naturale per il viso (emulsione): guida completa all'autoproduzione

    Ti appassiona il fai-da-te? Fai tutto tu: il tuo deodorante, il tuo sapone, il tuo shampoo... Ora sei prontə a fare la tua crema naturale per il viso! Fare una crema per il viso è sorprendentemente divertente, ultra soddisfacente e, soprattutto, molto più facile di quanto si possa pensare! Basta avere fiducia in se stessə, prendersi il tempo necessario e iniziare. Con questo articolo vorrei farti scoprire il meraviglioso mondo delle creme per il viso fatte in casa: una vera e propria guida completa all'autoproduzione naturale per prenderti cura della tua pelle! Ho un sacco di cose da dirti quindi... partiamo! Un po' di teoria: differenze tra crema, burro e unguento. Sì, ogni termine si riferisce a un tipo specifico di prodotto per la cura della pelle. Vale la pena di fare un po' di chiarezza, perché, credimi, i fraintendimenti possono causare molti problemi. Burri e unguenti per il corpo Sia i burri che gli unguenti sono costituiti interamente da ingredienti grassi (la cosiddetta fase oleosa): oli vegetali, burri vegetali e cere. Sono prodotti semplici, nutrienti, protettivi e versatili che non presentano particolari difficoltà di produzione. Si può facilmente preparare un burro per il viso con qualche misurino e cucchiaio. Quando si tratta di preparare le creme, invece, le cose sono drasticamente diverse! Inoltre, burri e unguenti sono tendenzialmente molto stabili e non presentano particolari problemi di conservazione perché non contengono acqua. L'acqua è il luogo in cui si sviluppano batteri e muffe. Poiché i burri e gli unguenti sono composti solo da una fase oleosa, questo non è un problema e non necessitano obbligatoriamente di conservanti. L'unico rischio che possono correre è l'irrancidimento degli oli/burri, dovuti all'esposizione ad alte temperature e/o alla luce diretta. Insomma, con una corretta conservazione del prodotto il gioco è fatto. I burri e gli unguenti sono quindi più protettivi e unti rispetto alle creme che vengono assorbite dalla pelle più velocemente (ed evaporano altrettanto rapidamente). Le creme Una crema è composta da due fasi, una fase oleosa e una fase acquosa: fase oleosa: olii vegetali, burri vegetali, cere; fase acquosa: acqua, idrolato, succo e gel di aloe vera, glicerina vegetale. Poiché le molecole di acqua e olio/grasso non si combinano naturalmente, è necessario un agente aggiuntivo (emulsionante) per amalgamare le gocce di acqua e olio e creare quindi un'emulsione. Inoltre, a causa della presenza di acqua, è essenziale utilizzare un conservante per proteggere il prodotto da batteri e muffe. I batteri e le muffe, come dicevamo poco fa, crescono proprio nell'acqua! Grazie alla sua composizione, una crema offre alla pelle "idratazione" (apporto di acqua dall'esterno) e protezione, oltre a una finitura più leggera e meno grassa. Tuttavia, a volte le creme non sono sempre abbastanza ricche per proteggere o nutrire la pelle (ad esempio in inverno, nei cambi di stagione, nelle attività sportive, nel doposole, ecc.) In queste situazioni, l'ideale sono invece i burri e gli unguenti. La preparazione di una crema richiede molta più cura e precisione rispetto al burro o all'unguento. Questo tipo di produzione prevede la pesatura precisa di tutti gli ingredienti, la sterilizzazione del piano di lavoro e degli strumenti e il rispetto delle fasi di produzione e delle temperature. Come fare una crema naturale per il viso (emulsione): gli ingredienti Vediamo nel dettaglio gli ingredienti che possiamo utilizzare per realizzare una crema naturale per il viso (o per il corpo). Fase oleosa Nella fase oleosa possiamo inserire qualsiasi tipo di olio o di burro vegetale. A seconda della scelta che faremo (che sia un olio grasso, un olio secco o un burro), il colore, le proprietà e la texture della nostra crema cambierà. Durante i miei corsi di autoproduzione della crema consiglio sempre di combinare almeno due oli, di modo da arricchire la crema e aggiungere quante più proprietà benefiche possibile. Quando realizzo un'emulsione, in particolare da applicare sul viso, mi piace lavorare solo con gli oli (liquidi), evitando quindi i burri, proprio perché voglio mantenere una finitura leggera, che la pelle possa assorbire rapidamente. Il mio approccio si basa sempre sul "comincia con quello che hai in casa", quindi per scegliere gli oli ti consiglio di partire con quelli che hai già in cucina: olio di oliva (olio grasso), olio di girasole (olio secco), olio di riso (olio secco), olio di cocco (olio grasso). Sono tutti oli molto versatili, che non hanno prezzi esorbitanti e che possiamo utilizzare tranquillamente anche nell'ambito alimentare. Se hai una pelle sensibile, puoi dare un'occhiata a questa lista di ingredienti per fare la tua scelta. Fase acquosa Nella fase acquosa possiamo inserire qualsiasi ingrediente liquido. In cosmesi naturale i più utilizzati sono acqua (demineralizzata di preferenza), idrolato (di qualsiasi tipo), gel di aloe, glicerina. A me piace mixare un po' di acqua con un po' di idrolato (a me piacciono tanto l'idrolato di fiori d'arancio, di rosa, di tea tree e di lavanda). Poi ci aggiungo qualche goccia di glicerina vegetale che, essendo un umettante, aiuta la pelle a trattenere l'umidità più a lungo (quindi la pelle ci mette di più a seccarsi dopo l'applicazione della crema). Emulsionante Esistono due tipi di emulsionanti: emulsionanti olio-acqua (O/W): rivestono le gocce di olio con l'acqua e sono utilizzati per ottenere creme leggere e fluide (ad esempio, crema da giorno, crema per il corpo). Sono i più comuni e versatili, di solito io scelgo l'Olivem 1000, di origine 100% vegetale (dall'oliva). emulsionanti acqua-in-olio (W/O): rivestono le gocce d'acqua con l'olio e sono tipicamente utilizzati per ottenere creme ricche e dense (ad esempio, crema da notte, creme solari). Contrariamente a quanto molte persone credono, le cere non sono emulsionanti, bensì agenti addensanti. Puoi comunque creare una "crema" con la cera, il procedimento è un pochino più lungo ma possibile. Qui trovi una ricetta da provare se vuoi :) Conservanti Come anticipavo nei paragrafi precedenti, dove ci sono oli/burri c'è il rischio di irrancidimento e dove c'é acqua c'é il rischio di proliferazione batterica. Ecco perché nelle ricette di crema naturale si consiglia fortemente l'utilizzo di conservanti: antiossidante (come la Vitamina E liquida) per la fase oleosa; antibatterico (come il Cosgard o altri) per la fase acquosa. Addittivi Oltre agli ingredienti fondamentali che abbiamo appena citato, puoi decidere di arricchire la tua crema con altri ingredienti, come ad esempio una profumazione. Puoi quindi scegliere tra fragranze cosmetiche (prodotti di laboratorio che sono comunque tastati per l'utilizzo sicuro sulla cute) oppure gli oli essenziali, ideali per apportare ulteriori proprietà benefiche alla tua crema. Scegli la profumazione che desideri, nel caso degli oli essenziali fai solo attenzione ad evitare quelli di agrumi, essendo fotosensibili (reagiscono a contatto diretto con la luce). Autoproduzione di una crema naturale per il viso (emulsione): il procedimento Ed ora è tempo di scoprire come si realizza una crema naturale! Vediamo le fasi principali per l'autoproduzione di una crema naturale per il viso (o per il corpo). 1. Sterilizzare l'attrezzatura Per mantenere la crema fresca per diversi mesi, è necessario disinfettare le attrezzature di produzione, la superficie di lavoro e il contenitore in cui verrà conservata la crema. A differenza dei cosmetici anidri (privi di acqua) come balsami, burri e unguenti, la presenza di acqua nella crema crea un ambiente favorevole allo sviluppo di batteri e muffe. Per questo motivo, utilizzo di solito l'alcol isopropilico al 70% (o alcol per sfregamento, disponibile in farmacia). Utilizzo un flacone spray per spruzzare l'alcol sugli strumenti prima di asciugarlo con un pezzetto di carta assorbente o un panno pulito. Più spesso lo lascio evaporare naturalmente. 2. Preparare degli ingredienti Nelle ricette gli ingredienti sono divisi in tre parti chiaramente identificate: la fase acquosa (ingredienti che contengono o sono solubili in acqua) la fase oleosa (ingredienti che contengono o sono solubili nei grassi) la fase di raffreddamento (ingredienti sensibili al calore che devono essere aggiunti alla fine della ricetta, quando la temperatura è scesa). Gli ingredienti per la fase acquosa e per la fase oleosa devono essere riscaldati in contenitori separati, ma possono trovarsi nello stesso calderone/bagnomaria. È possibile pesare gli ingredienti direttamente nel contenitore in cui verranno riscaldati. Il rapporto tra le quantità di fase acquosa, fase oleosa ed emulsionante deve essere rispettato per ottenere un'emulsione che tenga insieme; per questo è fondamentale pesare gli ingredienti con una bilancia di precisione piuttosto che misurarli con cucchiai o a goccia. Purtroppo, una bilancia da cucina (1 g o 0,1 g) non è abbastanza precisa o sensibile per la preparazione della crema! 3. Riscaldare gli ingredienti Le due fasi (acquosa e oleosa) devono essere riscaldate a una temperatura di circa 85°C. La temperatura della fase oleosa sale abbastanza rapidamente, mentre quella della fase acquosa sale un po' più lentamente. L'importante, in questa fase, è che la fase oleosa raggiunga almeno 85°C e che, quando si uniscono, le due fasi siano alla stessa temperatura o quasi. Non importa quindi se una delle fasi supera gli 85°C di qualche grado. 4. Emulsionare le due fasi Per fare l'emulsione si possono usare solo due strumenti: un mini frullino elettrico con la sua punta deflocculante (la rotellina di metallo), oppure un frullatore a immersione (quello che si usa per fare la minestra!). Non è possibile utilizzare un montalatte, uno sbattitore per uova, un frullatore a immersione o altri strumenti. L'effetto della mini frusta e del frullatore è quello di tagliare le particelle di acqua e di grasso, oltre che di mescolarle; è questo che crea un'emulsione omogenea che si tiene insieme! 5. Raffreddamento Prima di aggiungere gli ingredienti sensibili al calore (conservanti e oli essenziali/profumazioni), lasciar raffreddare la crema a una temperatura di 40°C (104°F) o meno. Ti consiglio di mettere l'emulsione in un bagnomaria a freddo per accelerare il processo. Mescolare regolarmente l'emulsione con una piccola paletta in modo che si addensi uniformemente e non si formino grumi. In questa fase non utilizzare una mini frusta o un mixer a mano. Quando l'emulsione è sufficientemente densa è il momento di aggiungere gli ingredienti per la fase di raffreddamento: il conservante e gli ingredienti attivi sensibili al calore (come gli oli essenziali o altre vitamine). È meglio aspettare che la crema si raffreddi completamente prima di invasarla o di metterle un coperchio, ma a parte questo, è pronta per l'uso! Spero che questa guida ti abbia dato tutte le indicazioni necessarie per realizzare correttamente una crema naturale per il viso o per il corpo. Se vuoi metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di crema e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi di autoproduzione che propongo in presenza e online. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie guide complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo della crema naturale e della cosmesi DIY 🫧 Francesca

  • Domande frequenti sulla produzione della crema fai da te per viso/corpo (emulsione olio in acqua O/W)

    Quanto dura una crema fatta in casa? Posso usare la crema per il corpo anche sul viso? Come posso migliorare la texture della mia crema? Queste sono solo alcune delle domande che mi vengono chieste più frequentemente durante i miei corsi di crema fai da te per viso/corpo. Ho deciso di raccogliere tutte le domande (e relative risposte) in questo articolo, che aggiornerò nel tempo. Per facilitare la lettura ho raccolto le domande per macro-tematiche. Se hai altre domande sulla fabbricazione della crema (emulsione olio in acqua - O/W), non esitare a scriverle nei commenti! Formulazione & composizione di una crema fai da te Nella mia crema devo per forza usare sia un liquido che un olio/burro? Sì, quando si parla di crema c'é sempre una fase acquosa e una oleosa. Se ci fosse solo una fase grassa allora si tratterebbe di un burro corpo. In questo articolo ho spiegato nel dettaglio come realizzare una crema (emulsione). Nella mia crema posso usare qualsiasi tipo di liquido? Sì. I liquidi più utilizzati per la realizzazione di un crema si utilizzano acqua distillata, oppure infusi di erbe filtrati o ancora idrolati o gel di aloe vera. Nella mia crema posso usare qualsiasi tipo di olio e burro? Sì. I grassi più utilizzati per la realizzazione di una crema sono gli oli vegetali (liquidi) perché hanno un'ottima resa di texture leggera per la crema. Se utilizzi dei burri (es. karité, cacao), più questi sono solidi più incideranno sulla consistenza finale della crema. Posso sostituire alcuni ingredienti con altri? Si. Diversi ingredienti sono intercambiabili nelle ricette di creme, come gli oli essenziali, che si possono sostituire con altri, purché si rispettino le quantità e le raccomandazioni per questi particolari ingredienti. Lo stesso vale per gli oli vegetali, i burri e gli idrolati. Posso usare la cera al posto dell'emulsionante? Sni. La consistenza della crema cambia a seconda dell'emulsionante scelto. La cera non è un vero e proprio emulsioanante, è un agente di consistenza che ci aiuta ad ottenere una texture cremosa. Tuttavia non è semplicissima da usare per la realizzazione di una crema, poiché bisogna fare attenzione alle temperature. Se ti va di provare ad usare la cera, qui trovi una ricetta che ho già testato e che mi piace molto. Posso preparare una crema senza un mini frullino o un mixer / una bilancia di precisione / un termometro? Meglio di no. Come in molte discipline, per ottenere i migliori risultati è necessario disporre degli strumenti giusti! Le ricette delle creme richiedono precisione e accuratezza (di più rispetto a saponi o burri solidi per esempio). Posso raddoppiare, triplicare o quadruplicare la ricetta che ho? Sì, si può anche dividere la ricetta per lavorare su quantità più piccole (es. 30g è l'ideale per testare una ricetta!). La mia crema non è bianca! Cosa ho fatto di sbagliato? Non hai sbagliato nulla! Gli oli vegetali pigmentati (olio di oliva extra vergine, canapa, olivello spinoso, camelina, carota, ecc.) e alcuni additivi (es. oli essenziali) possono apportare un colore diverso alla crema. Questo è perfettamente normale! Se invece la tua crema appena prodotta è bianca e poi cambia colore significa che è successo qualcosa che potrebbe aver compromesso il prodotto stesso... La mia crema è troppo liquida, cosa posso fare? Dopo l'emulsione, la crema è talvolta molto liquida, quasi come un latte. Questo è perfettamente normale perché la temperatura è ancora alta. La crema deve raffreddarsi prima di raggiungere la sua vera consistenza, il che può richiedere fino a 24 ore. Non farti prendere dal panico e non continuare a emulsionare per più di 3 minuti. Se, nonostante tutto, la crema rimane liquida, significa che c'è stato un errore nelle misurazioni o nell'emulsione. Fa tutto parte del processo di apprendimento! Non arrenderti! La mia crema va fuori fase (si separa). Qual è il problema? In questo caso ci sono diverse possibilità: Hai cambiato troppo la ricetta. Sì, è possibile sostituire un olio vegetale con un altro. Lo stesso vale per gli idrolati e gli oli essenziali, nelle stesse quantità. Tuttavia, ogni ingrediente ha comunque una composizione leggermente diversa, che sia per gli acidi grassi che costituiscono gli oli oppure per la texture che li caratterizzano. Queste piccole differenze messe assieme possono fare la differenza e compromettere la produzione. Ispirati alle ricette che già conosci e fai dei piccoli cambiamenti alla volta per vedere che cosa succede! Il peso degli ingredienti è sbagliato o impreciso. Assicurati di pesare correttamente ogni ingrediente con una bilancia di precisione. La precisione è fondamentale in questo tipo di autoproduzione! La fase acquosa è evaporata troppo durante il riscaldamento. Metti un coperchio sul contenitore contenente la fase acquosa; questo limiterà l'evaporazione e recupererà la maggior quantità possibile di fase acquosa. L'emulsione non è stata realizzata con l'attrezzo giusto. I frullini montalatte sono perfetti, ma se usi una frusta elettrica non è detto che l'emulsione si faccia correttamente. Gli ingredienti non hanno raggiunto la temperatura giusta. Se troppo fredde o troppo calde le due fasi rischiano di non riuscire ad emulsionarsi correttamente. La crema è stata emulsionata troppo a lungo o troppo poco. Ti consiglio di emulsionare per 2 o 3 minuti al massimo. La crema era troppo calda o troppo fredda. È stata portata in giro in una borsa nel bel mezzo di un'ondata di caldo? È stata lasciata in macchina? È stata messa in frigorifero? Un'emulsione deve essere conservata a temperatura ambiente. Confezionamento e conservazione della crema fai da te Devo per forza usare i conservanti? Sni. I conservanti sono sempre opzionali, ma garantiscono una conservazione ottimale fino a 6/12 mesi. Se decidi di non utilizzare i conservanti, tieni la tua crema in frigo nei periodi estivi e cerca di consumarla entro un paio di settimane. Posso sostituire il conservante antibatterico con la vitamina E? No. La vitamina E è un antiossidante, non un antibatterico. Prolunga la durata di conservazione di una crema rallentando l'irrancidimento degli oli, ma non ha alcun impatto sullo sviluppo di batteri e muffe. Essendoci una fase acquosa e una oleosa è quindi bene utilizzare sia un antibatterico che un antiossidante. Cosa succede se non inserisco un conservante nella mia crema? Se si utilizza una crema scaduta o non conservata bene, si possono rischiare gravi infezioni cutanee. Sempre meglio usare i conservanti! Quanto tempo si conserva la crema fatta in casa? Se hai seguito alla lettera la ricetta, la tua crema si conserverà tranquillamente per almeno 6 mesi. A seconda degli oli che scegli potrebbe durare di più o di meno. Gli oli di canapa o di rosa mosqueta, per esempio, tendono ad irrancidire rapidamente. Come posso conservare correttamente la mia crema fatta in casa? Per sicurezza, assicurati di conservarla in un luogo asciutto a temperatura ambiente, lontano dalla luce diretta del sole. Puoi optare per un contenitore a pompa per ridurre il contatto tra le mani e il prodotto. Se utilizzi un barattolo, è possibile rimuovere la crema con una piccola spatola o con le mani accuratamente lavate e asciugate. In ogni caso, meglio il contenitore protegga bene dalla luce (quindi bene ambrato, satinato o completamente coprente). Infine, non dimenticarti di apporre un'etichetta sul contenitore annotando la data di fabbricazione della crema e gli ingredienti usati! Come posso capire se la mia crema è andata a male? Se la crema cambia rapidamente colore, consistenza o odore, è meglio buttarla via. Vedi un piccolo rivolo d'olio sulla superficie della crema? Niente panico: mescola per amalgamarla bene. Se invece vedi molta acqua sul fondo del contenitore, l'emulsione non è riuscita e la crema potrebbe essere contaminata. Ti consiglio di buttarla via. Altre domande Posso usare la mia crema sia sul viso che sul corpo? Certamente. Non c'è scritto da nessuna parte che non si possa fare. Una crema fatta con emulsione olio in acqua (O/W) tende ad essere piuttosto leggera, per questo è ideale per l'utilizzo sul viso dove la pelle è in grado di assorbirla rapidamente. Puoi usarla anche sul corpo, ovviamente ti renderai conto che sul corpo non rimarrà a lungo e dovrai quindi applicarla più spesso per mantenere la pelle ben protetta e nutrita. Hai altre domande che vorresti farmi sulla crema fai da te? Lascia un commento a questo articolo! Vuoi imparare a fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi naturale? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie guide complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧Francesca

  • Deodorante naturale: funziona davvero?

    Se hai provato i deodoranti naturali e sei rimastə delusə dalle loro prestazioni nel combattere il sudore e l'odore corporeo, allora questo articolo è proprio giusto per te! Per scoprire se un deodorante naturale (acquistato o fatto in casa) funziona davvero, la prima vera domanda da porsi è: cos'è il sudore? Una volta compreso il ruolo del sudore, possiamo scegliere i deodoranti naturali giusti per lavorare in sintonia con le nostre esigenze particolari. Il sudore corporeo ha uno scopo primordiale anche se i tabù odierni e i condizionamenti sociali hanno messo fine ad affrontare il tema del sudore in modo ragionato. La sudorazione ha una funzione fondamentale nel raffreddare il nostro corpo quando abbiamo caldo o siamo sotto stress. Il suo altro ruolo di segnalazione di "lotta o fuga" suggerisce come l'homo sapiens funzionasse millenni fa. Solo una volta compreso il ruolo del sudore, possiamo scegliere i deodoranti naturali giusti per lavorare in sintonia con le nostre esigenze personali. Se acquisti antitraspiranti o deodoranti normali e tradizionali, probabilmente li scegli per il loro profumo e la loro forza. Tuttavia, ci sono molti più fattori in gioco nel decidere quale prodotto ci si addice. Usare lo stesso deodorante o antitraspirante per tutti non è necessariamente l'approccio migliore né il più salutare per mascherare l'odore corporeo né per il nostro benessere generale. Per approfondire: in questo episodio viene intervistata Ada Juristovski, co-fondatrice e CMO di Nala Care, un marchio di deodoranti naturali e personalizzati con sede a Vancouver, in Canada. Ada ci offre una visione approfondita e illuminante degli aspetti fisiologici e psicologici del sudore e, nel processo, ci aiuta a comprendere meglio il sudore in modo da poter scegliere opzioni più sane e personalizzate per la nostra routine quotidiana di cura personale. Perché si suda? Il deodorante è un prodotto che interviene nel momento in cui desideriamo limitare i cattivi odori dovuti dalla sudorazione. La prima domanda che sorge spontanea allora è... Perché si suda? La sudorazione è un processo naturale, fisiologico, che serve per la regolazione della temperatura corporea. Evaporando, il sudore raffredda la superficie del corpo e la mantiene alla giusta temperatura. Ecco perché quando l'organismo è surriscaldato reagisce con la produzione di sudore che, appena emesso, non ha alcun odore ma può trasformarsi in cattivo odore in seguito all'azione della flora batterica sull'epidermide, dovuta al contatto con l'aria. Quali sono le cause del cattivo odore? Le cause del cattivo odore del sudore sono molteplici, ma sicuramente la principale fonte è la presenza di microbi e batteri che colonizzano la cute. Il cattivo odore della pelle può essere legato a numerosi fattori tra cui: cattiva alimentazione: ciò che mangi influenza l'odore naturale del tuo corpo. Avere un'alimentazione scorretta è sinonimo di dieta non bilanciata e quindi priva di nutrienti che permettono il corretto funzionamento dei processi fisiologici del corpo. In questo senso, sarebbe meglio evitare il consumo di cibi processati o particolarmente piccanti che possono far alzare la temperatura del corpo e provocare una sudorazione eccessiva oltre ad aumentare l'acidità nell'organismo che altera il Ph e rende difficile l'espulsione delle tossine. Meglio prediligere una dieta sana ricca di frutta e verdura e povera di grassi. Meglio evitare anche bevande alcoliche e che contengono caffeina. Assunzione di farmaci, come antidepressivi o la pillola anticoncezionale. Cambiamenti ormonali, come la pubertà, la menopausa, ciclo mestruale. Tessuti sintetici: l'intensità dell'odore non dipende solo dalla quantità di batteri presenti, ma anche dalla fibra a contatto con la nostra pelle. Utilizzare tessuti sintetici come nylon, poliestere o acrilico, aumenta la possibilità di proliferazione dei batteri che restano trattenuti tra le fibre. Meglio quindi scegliere tessuti di fibra naturale che permettono una buona traspirazione, come il cotone, il lino o la canapa. Ansia e stress: essere esposti a situazioni di ansia e stress può portare ad una eccessiva sudorazione con il conseguente rischio di emanare un odore sgradevole ed aumentare la sensazione di malessere e di disagio. Come scegliere il deodorante naturale giusto per te? La prima cosa da fare per ridurre i cattivi odori è quella di avere una buona igiene personale ed utilizzare dei prodotti delicati che rispettino il ph fisiologico della pelle. L'igiene personale è uno dei passaggi fondamentali per il mantenimento di un buono stato di salute della cute e del corpo in generale. Utilizzare prodotti per la detersione troppo aggressivi potrebbe implicare un'alterazione delle normali difese della pelle, provocando la proliferazione dei batteri naturalmente presenti sulla nostra cute. È opportuno quindi utilizzare un buon detergente a ph leggermente acido tra 5 e 5,5 che sia capace di pulire a fondo la pelle senza seccarla o irritarla, a base di tensioattivi naturali poco schiumogeni e facilmente risciacquabili. Dopo aver deterso la pelle è bene assicurarsi che le ascelle, zone più soggette alla sudorazione, siano completamente asciutte prima di applicare un prodotto cosmetico, poiché l'umidità attira maggiormente i batteri. A questo punto intervengono i cosiddetti deodoranti che ci permettono di: prevenire la formazione di odori sgradevoli; tenere sotto controllo l'azione sulla microflora batterica. Il deodorante in sé non è concepito per eliminare il sudore ma per neutralizzarne gli eventuali effetti negativi senza alterare alcun equilibrio fisiologico. Un'azione del tutto differente è invece quella svolta dai cosiddetti antitraspiranti, prodotti in grado di ostacolare e bloccare il riversamento del sudore sull'epidermide. Questo tipo di azione, bloccando un naturale processo del corpo, può in realtà essere all'origine di diversi problemi ed è per questo che sarebbe sana abitudine preferire i deodoranti agli antitraspiranti. Tra gli ingredienti più comunemente presenti con funzione antitraspiranti troviamo i sali di alluminio, utilizzati appunto per ridurre la fuoriuscita del sudore. Il loro potere antitraspirante occlude i pori della pelle: ti ricordo che la traspirazione è un processo fisiologico fondamentale per mantenere una normale temperatura corporea ed espellere le tossine... I deodoranti che troviamo comunemente in commercio nelle varie formulazioni (stick, gel, spray, crema) contengono spesso alcol e profumazioni che possono provocare allergie, irritazioni cutanee o arrossamenti della pelle. L'ideale è quindi preferire un deodorante delicato che rispetti il ph della tua pelle e nello stesso tempo possa offrire freschezza e protezione per scacciare i cattivi odori. Depilare le zone più soggette alla sudorazione è un ulteriore consiglio da poter applicare, poiché i peli in eccesso intrappolano i batteri aumentando quindi la probabilità di emanare un cattivo odore. Ok ma quindi: il deodorante naturale funziona? Come avrai capito non esiste una risposta univoca, ma quello che possiamo affermare con certezza è che: tuttə sudiamo in misura diversa e in situazioni diverse. I nostri stili di vita, il nostro consumo di acqua, l'assunzione di farmaci e così via possono influenzare i nostri livelli di sudorazione e su base giornaliera. Sii più consapevole di ciò che ti fa sudare di modo da controllare alcune delle condizioni scatenanti. Le formule dei deodoranti naturali di solito includono e si basano sull'ingrediente neutralizzante degli odori, il bicarbonato di sodio, che è altamente alcalino e quindi non adatto alle pelli più delicate e sensibili. In alternativa cerca un deodorante a base di ossido di zinco (maggiormente tollerabile e altrettanto efficace). Anche altri ingredienti giocano un ruolo enorme nell'efficacia dei deodoranti naturali. L'olio di cocco è naturalmente antibatterico (quindi ottimo nei deodoranti), l'olio di Canapa, ad esempio, ha proprietà di riduzione dello stress, quindi per deduzione ha anche il potenziale per ridurre le occasioni in cui potremmo sudare. Posso realizzare in casa il mio deodorante naturale? Certamente! Ed è anche molto semplice. Gli ingredienti chiave del deodorante (in crema) fatto in casa sono: 🥥 Olio di cocco: antibatterico, dalla consistenza solida e penetrante. Si può anche sostituire con un olio dalle proprietà simili, come l'olio di cumino nero. In questo caso, sarà necessario aggiungere più cera per mantenere una consistenza solida. 🍯 Cera d'api o di soia: solidifica la preparazione e stabilizza le polveri per evitare che cadano sul fondo del barattolo. 💛 Burro di karité: per proteggere la pelle e limitare le irritazioni causate dal bicarbonato. 🌽 Amido di mais: per assorbire l'umidità, senza impedire la naturale traspirazione. ⚡ Bicarbonato di sodio: antibatterico, ma attenzione alle irritazioni. Per evitare irritazioni: utilizza il bicarbonato alimentare molto fine; aggiungi burro di karité per lenire la pelle; sostituisci in parte o del tutto il bicarbonato con l'ossido di zinco, più delicato. ⚪ Ossido di zinco: ammorbidisce la formula e mantiene l'efficacia antibatterica. Deve essere setacciato prima dell'uso per evitare grumi. 🌿 Oli essenziali (EO): antibatterici, ma da dosare con attenzione. Ecco quelli più consigliati per la loro funzione antibatterica: Tea tree Palmarosa* Lavanda vera Petitgrain bigarade Cipresso Rosmarino Eucalipto Sandalo (efficace, ma costoso) *Non adatto alle donne in gravidanza. **Fotosensibilizzatori: non preoccupatevi se non vi abbronzate le ascelle 😉 e a basse dosi. Se vuoi metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di crema e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi di autoproduzione che propongo in presenza e online. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie guide complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo della cosmesi naturale DIY 🫧 Francesca

  • Shampoo solidi naturali: come scegliere quello giusto per te

    Negli ultimi anni, gli shampoo solidi naturali hanno conquistato sempre più spazio nelle nostre docce. Pratici, compatti e privi di plastica, promettono capelli puliti e un pianeta un po’ più leggero. Ma chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di prodotto si trova spesso in un piccolo… labirinto! Capelli unti, effetto ceroso, o al contrario troppo secchi. Perché succede questo? E come possiamo evitarlo? La risposta è semplice: non tutti gli shampoo solidi sono uguali. In questo articolo ti aiuto a capire le differenze tra le due grandi famiglie di shampoo solidi naturali e come scegliere quello ideale per te (e per i tuoi capelli). INDICE DELL'ARTICOLO 1. Due tipi di shampoo solidi naturali: sapone o detergente? 2. Come capire quale tipo shampoo solido stai usando? 3. Quale shampoo solido naturale scegliere per i tuoi capelli? 4. Il mio consiglio per te. 💫Mini guida alla transizione verso lo shampoo solido 1. Due tipi di shampoo solidi naturali: sapone o detergente? Sotto lo stesso nome “shampoo solido” si nascondono in realtà due prodotti molto diversi, con ingredienti, pH e risultati differenti. Vediamoli insieme! Shampoo solido saponificato a freddo (SAF) È un vero e proprio sapone formulato per i capelli. Nasce quindi da una reazione di saponificazione tra oli vegetali, burri e una soluzione di soda caustica (idrossido di sodio), che trasforma i grassi in sali e glicerina. Il risultato è un detergente naturale, nutriente e artigianale con le seguenti caratteristiche: Aspetto: liscio, simile a una saponetta. pH: alcalino (circa 9). Vista la basicità di questo tipo di shampoo, viene solitamente consigliato un risciacquo acido dopo l'utilizzo per riportare il pH del cuoio capelluto al suo pH originario. Ingredienti tipici di composizione (esempi): olio d’oliva, olio di cocco, burro di karité, oli essenziali, macerati di erbe. Shampoo solido con tensioattivi delicati In questo caso, niente saponificazione. Si parte da un tensioattivo già pronto, derivato da fonti vegetali (come il Sodium cocoyl isethionate – SCI o il Sodium coco sulfate – SCS), e lo si unisce a oli, burri e polveri botaniche e/o minerali. Uno shampoo solido fatto in questo modo avrà le seguenti caratteristiche: Aspetto: più compatto e granuloso, spesso modellato in stampi o presse. pH: neutro o leggermente acido, più vicino a quello della pelle. Ingredienti tipici di composizione (esempi): SCI (o altro tensioattivo), burro di mango, olio di argan, polvere d’ortica, argilla bianca. 2. Come capire quale tipo shampoo solido stai usando? L'unico modo per scoprire con chiarezza quale tipo di shampoo solido stai usando è quello guardare la lista degli ingredienti (INCI): Se trovi nomi come Sodium Olivate, Sodium Cocoate o Glycerin, è un sapone saponificato a freddo. Se leggi Sodium cocoyl isethionate, Sodium coco sulfate o simili, si tratta di uno shampoo con tensioattivi delicati. Un altro trucco? La texture: il sapone è particolarmente liscio e opaco, mentre il secondo tipo è più “compattato” e grana fine. Se non sai come leggere le etichette (ti posso capire, spesso sono incomprensibili a prima vista!), ho preparato qui una guida alla lettura delle etichette cosmetiche. 3. Quale shampoo solido naturale scegliere per i tuoi capelli? Entrambi possono essere ottime opzioni, tutto dipende dal tuo tipo di capello, dall’acqua che usi e dalle tue abitudini. Shampoo saponificato a freddo (SAF) Vantaggi 100% naturale e biodegradabile Economico e spesso artigianale (puoi realizzarlo anche tu in casa!) Può essere usato anche sul corpo Dura a lungo Svantaggi pH alcalino → richiede un risciacquo acido Non sempre compatibile con capelli fini o acqua dura Può lasciare una sensazione cerosa Ideale per: capelli spessi, ricci o secchi, chi ama i prodotti artigianali e semplici. Shampoo solido con tensioattivi delicati Vantaggi pH equilibrato, simile a quello dei capelli Funziona bene anche con acqua dura o fredda Risultato leggero e pulito, come uno shampoo tradizionale Facile da personalizzare (puoi realizzarlo tu e scegliere una gran parte degli ingredienti in funzione del tuo tipo di capelli) Svantaggi Prezzo più alto del sapone-shampoo Più difficilmente biodegradabile (a seconda del tensioattivo che viene usato potrebbe non essere consigliato l'usare direttamente in natura) Ideale per: chi ha capelli fini, tendenza al grasso, o vuole passare facilmente da uno shampoo liquido a uno solido. 4. Il mio consiglio per te Se sei alle prime armi con i cosmetici solidi, inizia da uno shampoo con tensioattivi delicati: è più simile a quello a cui sei abituatə, facile da risciacquare e con risultati più immediati. Quando avrai preso confidenza, potrai sperimentare con gli shampoo saponificati, più artigianali e autentici, ma anche un po’ più “selvaggi”. Ricorda: il segreto è sempre ascoltare i tuoi capelli. Ogni cuoio capelluto reagisce in modo diverso, e l’unico modo per trovare il tuo shampoo ideale è… provare! ✨ In sintesi: Ci sono due tipi di shampoo solidi naturali: uno è un sapone artigianale, l’altro un detergente delicato. Nessuno è “migliore” in assoluto: tutto dipende dal tuo tipo di capello e dalle tue esigenze. Entrambi ti aiutano a ridurre la plastica e gli imballaggi, a scegliere ingredienti più consapevoli e prenderti cura del Pianeta. 💫 Mini guida alla transizione verso lo shampoo solido Passare a uno shampoo solido è un piccolo gesto quotidiano che può avere un grande impatto sulla tua pelle, sui tuoi capelli e sul Pianeta. Ma come ogni cambiamento, anche i capelli hanno bisogno di un po’ di tempo per adattarsi.Ecco come accompagnare la transizione con dolcezza e pazienza. 1️⃣ Comprendi la differenza Se hai sempre usato shampoo liquidi tradizionali, i tuoi capelli sono abituati a siliconi, filmanti e agenti leviganti che “mascherano” lo stato reale della fibra capillare. Quando li elimini, i capelli devono disintossicarsi: possono risultare più opachi, pesanti o “strani” per qualche lavaggio. È normale! Fa parte del processo di riequilibrio naturale del cuoio capelluto. 2️⃣ Scegli lo shampoo giusto per te 👉 Se hai capelli fini o tendenti al grasso, inizia con uno shampoo solido a base di tensioattivi delicati (SCI, SCS, ecc.): sarà più simile a uno shampoo liquido classico. 👉 Se ami l’artigianalità e hai capelli secchi o ricci, puoi sperimentare con uno shampoo saponificato a freddo (SAF), ricordandoti di abbinare un buon risciacquo acido. 3️⃣ Aggiungi il risciacquo acido È il segreto per chi usa shampoo solidi naturali! Aiuta a riequilibrare il pH, chiudere le cuticole e donare lucentezza e morbidezza. Trovi tutto quello che ti serve sapere sul risciacquo acido qui. 4️⃣ Idrata e nutri Durante la fase di transizione, alterna lavaggi con impacchi leggeri o balsami naturali (ad esempio con gel d’aloe, oli leggeri o idrolati). Questo aiuta i capelli a ritrovare elasticità e brillantezza. 5️⃣ Sii paziente e osserva Ogni chioma ha i suoi tempi. La transizione può durare da 2 a 6 settimane, a seconda del tipo di capelli e dell’acqua della tua zona. Ascolta la tua cute, varia le ricette e non scoraggiarti: una volta superata la fase iniziale, i tuoi capelli saranno più forti, leggeri e vivi! 🌿 Bonus tip Per non sprecare il tuo shampoo solido, conservalo all’asciutto tra un lavaggio e l’altro. Appoggialo su una griglia o in un portasapone drenante: durerà molto di più così! In sintesi: La transizione allo shampoo solido è un piccolo viaggio di adattamento, ma il risultato è una chioma più naturale, un cuoio capelluto più sano e una routine più sostenibile. E tu, usi già uno shampoo solido? Se sì, quale hai scelto? E se invece ancora non lo hai fatto: che cosa ti blocca dall'usarlo? Ti leggo con piacere nei commenti! Un abbraccio🫧 Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi. Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie guide complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti e qui invece troverai i videocorsi registrati che potrai seguire tranquillamente da casa e con i tuoi tempi!

  • Domande frequenti sulla protezione solare e crema solare fai da te

    Comprare una protezione solare oggi significa perdersi in un mare di sigle, claim ecologici (non sempre onesti) e preoccupazioni sugli ingredienti. C'è chi teme gli interferenti endocrini, chi odia la scia bianca e chi, purtroppo, cade in pericolose bufale che girano sui social. Ma cosa dice davvero la scienza? Facciamo un po' di chiarezza! In questo articolo ho raccolto alcune domande che mi avete fatto sul tema e ulteriori dubbi che potrebbero emergere sull'autoproduzione di crema solare fai da te. Se ti vengono altre domande, non esitare a lasciarle nei commenti a questo articolo! Provvederò a rispondere aggiornando questo contenuto 🫶 Ho organizzato le domande/risposte per argomento: Salute, pelle e protezione solare Funzionamento e applicazione della protezione solare Stabilità, conservazione e scadenze delle protezioni solari Filtri solari e ambiente Autoproduzione della protezione solare e crema solare "fai da te" Salute, pelle e protezione solare Le creme solari in commercio causano il cancro alla pelle? Assolutamente no, questa è una fake news gravissima e priva di qualsiasi fondamento scientifico. È l'esatto opposto: sono i raggi UV del sole (UVB e UVA) i carcinogeni certi e dimostrati che causano il melanoma e altri tumori della pelle. I filtri solari autorizzati in Europa passano test tossicologici rigidissimi prima di essere immessi sul mercato proprio per proteggerci. Le creme solari (soprattutto SPF 50) bloccano la produzione e l'attivazione della Vitamina D? Questo è un dubbio molto comune, ma i dati clinici ci dicono di stare tranquilli. Nella teoria, un SPF 50 scherma il 98% dei raggi UVB (quelli che stimolano la Vitamina D). Nella realtà, nessuno applica la quantità perfetta di crema e nessuno la riapplica in modo così impeccabile da azzerare i raggi UV. Quella minima quota di UVB che passa basta e avanza: sono sufficienti appena 15-20 minuti al giorno di esposizione di aree limitate (come braccia o gambe) per sintetizzare tutta la Vitamina D di cui abbiamo bisogno, senza mettere a rischio la pelle. I filtri solari organici (volgarmente chiamati "chimici") sono pericolosi interferenti endocrini? Gli allarmi web derivano da vecchi studi sui topi a cui sono state somministrate dosi massicce di filtri (come l'Oxybenzone) attraverso il cibo. Calcolando il Margine di Sicurezza (MoS), un essere umano dovrebbe spalmarsi la crema su tutto il corpo ogni giorno per 277 anni consecutivi per raggiungere quelle dosi. Inoltre, la pelle è una barriera formidabile e l'assorbimento nel sangue è irrilevante. Quindi possiamo stare tranquilli e usare i filtri organici senza problemi. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Le nanoparticelle nei solari minerali sono pericolose per l'uomo? No, se applicate in crema o latte. Il Comitato Scientifico Europeo (SCCS) ha dimostrato che le nanoparticelle di Zinco e Titanio non riescono a superare lo strato corneo della pelle sana o lesa, quindi non entrano in circolo. Il pericolo reale è l'inalazione: non devono essere respirate perché tossiche per i polmoni. Per questo l'UE ne vieta l'uso nei solari spray o in polvere. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Funzionamento e applicazione della protezione solare Qual è la differenza reale tra filtri organici (chiamati volgarmente "chimici") e inorganici ("fisici")? Dal punto di vista del funzionamento, fanno la stessa cosa: assorbono il 95% delle radiazioni solari e le trasformano in calore. La differenza sta nella struttura molecolare (i filtri organici contengono carbonio, quelli inorganici no) e nel fatto che quelli inorganici (Zinco e Titanio) disperdono una minima quota di luce visibile (4-5%), motivo per cui lasciano la tipica scia bianca. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. C'è davvero bisogno di un SPF 50/50+ o una protezione 30 basterebbe? Dipende dal tuo fototipo, ma la matematica ci dà un ottimo motivo per scegliere la 50+. Come ho spiegato più approfonditamente in questo articolo, un SPF 30 scherma il 97% dei raggi e un SPF 50 il 98%: la differenza sembra minima (solo l'1%), ma questo vale solo se applichi la dose corretta. Poiché quasi tutti applichiamo metà della dose richiesta, la protezione reale crolla in modo esponenziale. Mettere metà dose di una 50 ti garantisce un SPF reale di circa 7-10. Se metti metà dose di una 30, scendi a un livello di protezione quasi nullo. L'SPF 50+ ti perdona più facilmente gli errori di applicazione. Posso rimettere la protezione solare sul viso sudato o "sporco" di smog e polvere durante un'escursione? Sì, devi farlo. Il sudore, il sebo e lo strofinamento degradano e rimuovono il film protettivo della crema, lasciandoti scoperto/a. Anche se il viso è sporco di polvere o smog, la priorità assoluta all'aperto o in montagna è evitare il danno da radiazioni UV. Se puoi, tampona delicatamente il viso con un fazzoletto pulito per rimuovere il sudore in eccesso e poi riapplica il solare. Quanta crema solare bisogna applicare sul corpo per essere protetti? La scienza parla chiaro: servono 2 milligrammi di prodotto per centimetro quadrato (2 mg/cm^). Per un adulto medio, significa circa 36 grammi di crema a seduta: l'equivalente di un bicchierino da liquore (uno shot) colmo o di una pallina da golf. Se ne applichi meno, il valore di SPF crolla drasticamente. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Cosa significa la "regola delle due dita" per l'applicazione sul viso? È un metodo pratico per applicare la dose corretta sul viso e sul collo senza usare la bilancia. Consiste nello spremere due strisce di crema solare lungo l'indice e il medio della mano. Questa quantità garantisce la copertura ottimale per raggiungere l'SPF indicato sul flacone. Ogni quanto tempo bisogna riapplicare il solare? La regola d'oro è ogni 2 ore di esposizione continua e, tassativamente, dopo ogni bagno o se si è sudato molto, anche se il prodotto riporta la dicitura "Water Resistant". L'azione meccanica dell'asciugamano rimuove infatti la maggior parte dei filtri. Posso usare la nebbia/mist solare spray come unica protezione sul viso? Le nebbie viso e i prodotti spray sono eccezionali per la riapplicazione durante la giornata (magari sopra il trucco in città), ma non dovrebbero essere usati come unica protezione al mattino. Con lo spray è quasi impossibile erogare la quantità uniforme e generosa necessaria a raggiungere l'SPF dichiarato senza disperdere il prodotto nell'aria. Perché le creme solari sono sempre così unte? Lo pensavo anche io ma no, non è un dispetto dei formulatori, ma una necessità chimica e fisica. I filtri solari (specialmente quelli organici moderni e l'Avobenzone) sono polveri cristalline o molecole fortemente lipofile, il che significa che si sciolgono solo nei grassi (oli ed esteri) e sono completamente idrofobe (respingono l'acqua). Per inserire alte concentrazioni di questi filtri e raggiungere un SPF 50+, la crema solare deve contenere una massiccia quota oleosa per mantenerli sciolti e stabili. Inoltre, gli oli servono a: Garantire che la crema resista all'acqua e al sudore (water resistance). Permettere ai filtri di formare un film protettivo uniforme, continuo e omogeneo sulla pelle, senza spaccarsi. Fortunatamente, le tecnologie moderne utilizzano "oli secchi" ed esteri leggeri (chiamati dry-touch) che evaporano rapidamente, riducendo l'effetto unto rispetto ai solari di vecchia generazione. Come faccio a dosare correttamente la protezione solare spray? Dosare lo spray (che sinceramente AMO proprio perchè è estremamente leggero sulla pelle) è difficilissimo. Molto prodotto si disperde nell'aria (specie se c'è vento). Per raggiungere il reale SPF dichiarato sulla confezione, non basta una "nuvoletta" veloce. Purtroppo non saprei darti la quantità esatta, ma la regola scientifica è applicare lo spray a una distanza di circa 10-15 cm dalla pelle e spruzzare continuamente finché la zona non appare visibilmente lucida e bagnata. La regola d'oro: subito dopo lo spruzzo, lo spray va tassativamente massaggiato con le mani per distribuire i filtri in modo omogeneo. Se non lo spalmi, la protezione si depositerà a macchia di leopardo, lasciando aree totalmente scoperte. Stabilità, conservazione e scadenze delle protezioni solari Se porto le creme in vacanza e fa molto caldo, sono ancora valide quando torno a casa o vanno a male? Dipende da come le hai conservate. Se le hai lasciate sotto il sole diretto in spiaggia o nel cruscotto dell'auto (dove si superano i 50-60°C), l'emulsione si rompe e i filtri si degradano: in quel caso la crema "impazzisce" come una maionese e va buttata. Se invece le hai tenute all'ombra, in una borsa termica o in camera da letto fresca, mantengono la loro validità fino alla scadenza indicata dal PAO. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Il solare avanzato dall'anno scorso è veramente instabile? Può mantenere la sua efficacia anche quest'anno? No, non mantiene la sua efficacia ed è altamente instabile. I filtri solari soffrono gli sbalzi termici e il tempo. Anche se la crema ti sembra intatta, la degradazione chimica invisibile fa scendere l'SPF reale. Inoltre, il PAO (il simbolo del vasetto aperto) indica solitamente 12 mesi (12M): superata questa data, l'efficacia decade. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Come capisco se la mia crema solare è rovinata e va buttata? Usa il test dei tre sensi. Va buttata se: Si separa: esce del liquido acquoso o oleoso trasparente prima della crema. Cambia odore: ha un sentore acido o di olio irrancidito. Cambia consistenza: presenta grumi o una texture "sabbiosa". Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Posso conservare la protezione solare in frigorifero per rinfrescarla? Anche se avrei pensato anche io il contrario, è sconsigliato. A meno che non sia esplicitamente scritto sulla confezione, il freddo eccessivo del frigorifero di casa può destabilizzare l'emulsione, facendo cristallizzare i filtri solari solidi. La temperatura ideale è quella d'ambiente, tra i 15°C e i 25°C. Cosa succede alla pelle se applico un solare scaduto? Non rischi necessariamente un'irritazione, ma rischi una severa scottatura. Poiché i filtri si degradano, un vecchio SPF 50 potrebbe essersi ridotto a un livello di protezione bassissimo, lasciando la tua pelle esposta ai danni dei raggi UVB e UVA. Posso travasare la mia crema solare in un altro contenitore per i miei viaggi? No, assolutamente no. Anche se i flaconcini da viaggio in plastica o silicone sono comodissimi per i voli aerei, travasare la protezione solare è il modo più rapido per renderla inefficace. Il flacone originale non è una semplice scelta estetica: è un vero e proprio "scudo" ingegnerizzato dai chimici formulatori. È fatto di plastiche specifiche e opache studiate per non reagire con i filtri solari e per proteggerli dalla luce. Quando travasi la crema in un contenitore generico rischi che: I filtri solari si degradino istantaneamente a contatto con la luce e l'ossigeno durante il travaso. Alcuni ingredienti della formula (come gli esteri o i solventi) reagiscano con la plastica del nuovo flaconcino, sciogliendola o assorbendo i filtri stessi. La crema venga contaminata da batteri, muffe e umidità, accelerando la scadenza del prodotto. Il consiglio: compra direttamente le versioni "mini-size" o "travel-size" originali prodotte dal brand. Filtri solari e ambiente Le creme solari contrassegnate come "Reef-Friendly" salvano davvero i coralli? In gran parte è un claim di marketing. Gli studi dei biologi marini dimostrano che oltre il 99% dello sbiancamento dei coralli nel mondo è causato dal riscaldamento globale, dall'inquinamento delle acque reflue e dall'overfishing. I filtri solari hanno un impatto minimo e localizzato. Non esiste una regolamentazione legale o un test standard per definire un solare "Reef-Friendly"; le aziende si limitano a escludere i filtri vietati alle Hawaii (Oxybenzone e Octinoxate). Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Perché molte etichette riportano la dicitura "non-nano"? Cosa cambia per l'ambiente? Se sulla pelle il formato nano è sicuro, in mare fa danni. Le particelle nano di Zinco e Titanio, essendo microscopiche, vengono ingerite dal plancton ed entrano nella catena alimentare. Inoltre, sotto il sole, producono grandi quantità di perossido di idrogeno (acqua ossigenata), che stressa i coralli e uccide le microalghe. La dicitura "Non-Nano" garantisce che le particelle siano abbastanza grandi da non essere facilmente assimilate dagli organismi marini. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. In che modo l'uso della protezione solare in città inquina i campi agricoli? Quando ti lavi il viso la sera a casa, i siliconi, le microplastiche liquide (usate per l'effetto waterproof) e i filtri finiscono negli scarichi. I depuratori urbani non li trattengono: queste sostanze si depositano sul fondo legandosi ai fanghi di depurazione. Poiché questi fanghi vengono riutilizzati in agricoltura come fertilizzanti, i residui chimici dei solari finiscono spalmati sui terreni coltivati, penetrando nel suolo e contaminando le falde acquifere sotterranee. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Quali sono davvero i solari ecologici... che non inquinano? Come abbiamo visto in questo articolo, un solare davvero ecocompatibile non deve limitarsi ad escludere i filtri vietati alle Hawaii (Oxybenzone e Octinoxate), ma deve avere un "veicolo" (la base della crema) altamente biodegradabile. Per capire se una crema solare rispetta davvero i fiumi e i mari, non guardare i bollini del marketing, ma impara a leggere l'INCI (la lista degli ingredienti) cercando e preferendo queste sostanze: Ingredienti da EVITARE nell'INCI (inquinanti/bioaccumulabili) Ingredienti da CERCARE nell'INCI (ecocompatibili/biodegradabili) ❌ Filtri vecchi: Oxybenzone (Benzophenone-3), Octinoxate (Ethylhexyl Methoxycinnamate), Octocrylene. Filtri moderni e stabili: Tinosorb S (Bis-Ethylhexyloxyphenol Methoxyphenyl Triazine), Uvinul A Plus (Diethylamino Hydroxybenzoyl Hexyl Benzoate). ❌ Filtri inorganici microscopici: Zinc Oxide [nano] o Titanium Dioxide [nano] (se usati in prodotti liberi/in acqua). Filtri inorganici non-nano: Zinc Oxide o Titanium Dioxide contraddistinti dalla dicitura "Non-Nano". ❌ Siliconi e silossani: Dimethicone, Cyclopentasiloxane, Cyclohexasiloxane (non biodegradabili). Esteri ed oli vegetali: Caprylic/Capric Triglyceride, Coco-Caprylate, Dicaprylyl Carbonate (derivati dal cocco, biodegradabili). ❌ Microplastiche liquide: Acrylates Copolymer, Carbomer, Nylon-12 (creano microplastiche in acqua). Gomme naturali e addensanti bio: Xanthan Gum, Cellulose, Lecithin (idratanti e stabilizzanti naturali). ❌ Oli minerali e petrolati: Paraffinum Liquidum, Petrolatum, Cera Microcristallina (derivati dal petrolio). Burri e cere naturali: Butyrospermum Parkii Butter (Burro di Shea/Karité), Helianthus Annuus Seed Cera. Autoproduzione della protezione solare e crema solare "fai da te" È possibile fare una crema solare in casa senza filtri da laboratorio? Creare un solare in casa è idealmente possibile ma praticamente pericoloso per la nostra salute. Non si possono inserire filtri solari nelle ricette "fai da te" (es. usando zinco in polvere) perché in casa non abbiamo i macchinari industriali necessari per micronizzare e distribuire i filtri in modo omogeneo (che è la vera sfida di una protezione solare). Spalmarsi una crema fatta in casa significa avere zone della pelle con protezione zero, esponendosi a gravissime ustioni e danni cellulari permanenti. Ho scritto un articolo approfondendo per bene il tema dell'autoproduzione delle creme solari, lo trovi qui. Perché si possono autoprodurre creme idratanti o scrub in casa, ma la protezione solare no? Perché una crema idratante deve semplicemente apportare acqua e grassi alla pelle: se la formula domestica non è perfetta, al massimo la crema risulterà un po' unta o poco scorrevole. La protezione solare, invece, non è un semplice cosmetico di bellezza, ma un prodotto funzionale di protezione. Se la formula solare non è impeccabile a livello microscopico, non te ne accorgi visivamente, ma la tua pelle rimarrà totalmente esposta ai raggi UV, con il rischio di subire ustioni, eritemi e mutazioni del DNA cellulare. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Se compro l'ossido di zinco puro in polvere e lo unisco a una crema base, ottengo un solare sicuro? No, assolutamente. Questo è l'errore più comune e pericoloso del "fai da te". L'Ossido di Zinco in polvere acquistato online ha particelle grandi e tende ad agglomerarsi (creare grumi). Nei laboratori industriali vengono utilizzati macchinari giganti (chiamati turboemulsionatori) che applicano forze di taglio enormi per micronizzare le polveri e disperderle in modo perfettamente omogeneo nella crema. Se lo fai in casa con un mixer o un cucchiaio, lo zinco si depositerà "a macchie". Quando stendi la crema sul corpo, avrai zone con troppo zinco e zone con zero zinco. Visivamente vedrai la crema bianca, ma la pelle si scotterà a chiazze. Puoi approfondire questo argomento in questo articolo. Gli oli vegetali naturali (come l'olio di cocco, di lampone o di carota) hanno un SPF naturale utilizzabile? Su molti blog di rimedi naturali si legge che l'olio di semi di lampone ha un SPF di 28 o che l'olio di cocco protegge dai raggi solari. Questa è una pericolosa bufala scientifica. Sebbene alcuni oli vegetali contengano antiossidanti che aiutano la pianta a difendersi dallo stress della luce, il loro reale Fattore di Protezione Solare (SPF) testato sulla pelle umana è bassissimo, compreso tra 1 e 4. Usare un olio vegetale come sostituto della crema solare equivale a esporsi al sole completamente nudi. Esiste un modo per calcolare o verificare l'SPF di un solare fatto in casa? No, in ambiente domestico è impossibile. Come abbiamo visto in questo articolo, l'SPF non si calcola sulla carta sommano le percentuali degli ingredienti, ma si misura in laboratorio tramite il severo protocollo ISO 24444, esponendo la schiena di volontari umani a lampade solari calibrate e misurando l'arrossamento (MED). Non esiste alcun metodo casalingo per sapere se la tua crema protegge come una 5, come una 15 o se non protegge affatto. Alcune aziende mettono a disposizione dei calcolatori di SPF che ti danno un indicazione generale dell'ipotetico SPF della tua crema, ma purtroppo non è sufficiente per dichiare quel valore di SPF effettivamente reale. Quali sono i rischi legali e di salute se regalo o vendo un solare fatto in casa da me? Dal punto di vista della salute, rischi di causare gravi ustioni di primo o secondo grado (e danni da photo-aging a lungo termine) alle persone a cui lo regali. Dal punto di vista legale, in Europa il Regolamento Cosmetici 1223/2009 vieta rigorosamente la vendita o l'immissione sul mercato di qualsiasi cosmetico che non sia stato registrato al portale CPNP, che non abbia un PIF (Product Information File) redatto da un tossicologo e che non abbia superato i Challenge Test (test di stabilità microbiologica) e i test ufficiali di SPF. Fonti e riferimenti scientifici Fonte Principale (Libro): Beatrice Mautino, "La scienza dei cosmetici. Dalla skincare allo shampoo: ingredienti, bufale & istruzioni per l'uso", Gribaudo Editore. Studio sui Ricci di Mare (Francia): Ifremer - Archimer - "Responses to iron oxide and zinc oxide nanoparticles in echinoderm embryos and microalgae". Studio sulle Creme Solari e Larve: PubMed (National Library of Medicine) - "Effects of three zinc-containing sunscreens on development of purple sea urchin embryos". Ricerca Italiana sulle Difese Immunitarie Marine (CNR): InSaluteNews / IRIB-CNR Palermo - Studio sugli effetti delle nanoparticelle metalliche sul sistema immunitario degli organismi marini. Report Tossicologico Originale Oxybenzone (NTP): National Toxicology Program (Report E02186.01) - "Oxybenzone Segment I Final Report". Valutazione Ufficiale di Sicurezza Europea (SCCS): Commissione Europea (SCCS Opinion on Benzophenone-3) - Opinione scientifica sulla sicurezza e sul Margine di Sicurezza (MoS) del filtro solare Benzophenone-3.

  • Protezione solare: la guida semplice su filtri, pelle e sostenibilità

    Scegliere la protezione solare giusta sembra una missione impossibile: tra filtri fisici e chimici, bollini "amici dei coralli" ed etichette SPF da decifrare, la confusione è totale. Ma siamo sicuri che quello che ci racconta il marketing sia vero? In questo articolo smonto i falsi miti più diffusi sulla crema solare con l'aiuto della scienza. Vedremo in modo semplice: ☀️ Perché i raggi UVA e la luce dei display ci invecchiano anche in ufficio. 🧪 La verità sulla distinzione (falsa) tra filtri "chimici" e "fisici" e la sicurezza delle nanoparticelle. 🧮 La matematica spietata dell'SPF (spoiler: se metti poca crema, la protezione non basterà mai!). 🏙️ Come i solari che usiamo in città finiscono non solo nei mari ma anche... nei campi agricoli e nei fiumi dietro casa. Mettiti comodo/a: dopo aver letto questa guida, guarderai l'INCI del tuo solare con occhi completamente diversi! Indice dell'articolo: 1. Lo spettro solare: quali radiazioni colpiscono davvero la pelle? 2. Perché proteggersi? I rischi del photo-aging e del melanoma 3. Come funzionano i filtri solari? Il falso mito "Chimici vs Fisici" 4. Il dilemma delle nanoparticelle: sono sicure? 5. Solari e ormoni: il mito dei "perturbatori endocrini" 6. La matematica delle creme solari: come si calcola l'SPF? Il paradosso dell'SPF 50: perché non protegge il doppio di un SPF 25 La "dura legge del dimezzamento" della dose e il bollino UVA 7. Filtri solari a confronto: vecchia generazione vs nuova generazione 8. Guida alle Texture: quale formato di protezione solare scegliere? La verità sui claim "Water resistant" e la scadenza del PAO 9. Sostenibilità: l'impatto ambientale e il mito del "Reef-Friendly" 10. Conclusioni: quale crema solare scegliere? 1. Lo spettro solare: quali radiazioni colpiscono davvero la pelle? La luce solare è un insieme di radiazioni con diverse lunghezze d'onda. Per capire l'importanza della protezione solare quotidiana, dobbiamo comprendere le differenze tra le varie componenti dello spettro elettromagnetico. Tra poco vediamo ogni sezione nel dettaglio, ma intanto per rendere il tutto più comprensibile, ho riassunto i punti chiave nell'infografica qui sotto. Raggi UVC (100-280 nm) Sono le radiazioni ultraviolette a più alta energia e potenzialmente più pericolose. Fortunatamente, vengono completamente filtrati dallo strato di ozono e quindi non raggiungono la superficie terrestre. Possiamo non considerarle rilevanti per la protezione della nostra pelle. Raggi UVB (280-320 nm): questa è la casa dell'energia acuta e dell'eritema solare Rappresentano una frazione minore delle radiazioni che ci colpiscono, ma sono dotati di un'energia elevata. Vengono trattenuti in parte dalle nuvole e dal vetro (per questo tipo di raggi non è quindi necessaria una protezione quando stiamo in spazi chiusi vicino alle finestre). Vediamo le caratteristiche più interessanti per noi: Penetrazione: si fermano a livello dell'epidermide (lo strato più superficiale della pelle). Effetti sulla pelle: sono i responsabili dell'abbronzatura a lungo termine, ma causano anche l'eritema solare (un'infiammazione acuta dei vasi sanguigni in risposta all'irradiazione) e lo sviluppo di tumori cutanei come il melanoma. Danno cellulare: gli UVB alterano direttamente il DNA cellulare, creando danni strutturali noti come fotoprodotti (es. dimeri di timina). Fattore positivo: stimolano la produzione di Vitamina D (si dice che bastino circa 20 minuti di esposizione al giorno). Fattori di variabilità: l'intensità degli UVB aumenta notevolmente con l'altitudine (circa il +10/12% ogni 1000 metri), con l'altezza del sole e in base alla capacità riflettente della superficie (albedo): la neve riflette fino all'80% della radiazione, l'acqua il 10% e la sabbia il 15%. Raggi UVA (320-400 nm): photo-aging e invecchiamento cellulare Costituiscono ben il 95% di tutta la radiazione UV che raggiunge la Terra. A 400 nm termina lo spettro UV e inizia la luce visibile. Penetrazione: elevata, raggiungono il derma profondo. Indipendenza ambientale: non sono schermati dall'altitudine, dalle nuvole o dal vetro. Per questo bisogna applicare la protezione solare anche quando è brutto tempo, in auto o in ufficio. Effetti sulla pelle: Causano solo un inscurimento temporaneo della melanina già prodotta. Sono i principali responsabili del photo-aging (invecchiamento cutaneo precoce, rughe profonde, perdita di collagene ed elastina) e delle macchie solari. Danno cellulare: Agiscono per via indiretta generando Specie Reattive dell'Ossigeno e dell'Azoto (ROS e RNS), ovvero radicali liberi che aggrediscono le cellule. Luce Visibile (380-780 nm) È la luce percepita dall'occhio umano, emessa dal sole ma anche da lampade e dispositivi elettronici (smartphone, PC). Ha una grande penetrazione cutanea, un'energia forte e genera radicali liberi, contribuendo all'invecchiamento e a potenziali maculopatie oculari. Nota normativa: sebbene in commercio esistano prodotti con la dicitura "Filtro Luce Visibile/Luce Blu", dal punto di vista legislativo non esiste ancora un test standard ufficiale. Quindi attenzione a non farti intortare dal marketing! Infrarosso (IR) (780 nm - 1 mm) È la radiazione che percepiamo sotto forma di calore (sole, lampade, pannelli riscaldanti). Ha una grande penetrazione, genera radicali liberi e può causare gravi danni oculari. Gode comunque di effetti benefici sul corpo approvati dal Ministero della Salute. Anche in questo caso, non esiste ancora una normativa per i filtri anti-IR nei cosmetici. 2. Perché proteggersi? I rischi del photo-aging e del melanoma La protezione naturale della pelle è affidata alla melanina, un pigmento prodotto dai melanociti (cellule specializzate). Tuttavia, la sintesi di melanina è un processo lento e complesso che non basta a contrastare i danni di un'esposizione intensiva. Un esempio lampante del danno da UVA è il celebre caso clinico del camionista che, dopo anni di guida, ha mostrato un invecchiamento spaventoso e asimmetrico nella metà del viso costantemente esposta al sole attraverso il finestrino (gli UVA passano attraverso il vetro). Il melanoma (cancro della pelle) fa molte vittime soprattutto nella terza età, perché ha un avanzamento lento e nessuno li controlla con regolarità (spesso gli anziani vivono da soli). Tuttavia, i dati dimostrano che i tumori cutanei sono tra i più frequenti anche nella classe di età giovane, tra i 20 e i 44 anni, sia nei maschi che nelle femmine. 3. Come funzionano i filtri solari? Il falso mito "Chimici vs Fisici" Nel marketing cosmetico si tende a dividere i prodotti in "filtri chimici" e "filtri fisici", affermando che i primi assorbono la luce e i secondi fungano da minerali naturali capaci di agire come "micro-specchi" riflettenti. Ci ho creduto anche io per anni ma questa distinzione è chimicamente e fisicamente falsa. Se c'è qualcosa che ho imparato in questi anni di studio è che tutto è chimica: anche l'ossido di zinco e il biossido di titanio sono composti chimici presenti nella tavola periodica degli elementi. Chimicamente, allora, la classificazione corretta si basa sulla presenza di carbonio: Filtri organici (comunemente definiti "chimici"): molecole basate sulla chimica del Carbonio. Filtri inorganici (comunemente definiti "fisici"): sostanze prive di carbonio, come l'Ossido di Zinco (ZnO) e il Biossido di Titanio (TiO2). Il vero meccanismo d'azione: i filtri solari non sono specchi! Diversi studi di fisica ottica hanno dimostrato che i filtri inorganici (ossido di zinco e biossido di titanio) riflettono solo una piccolissima percentuale della radiazione solare (circa il 4-5% attraverso un fenomeno di dispersione chiamato scattering). Per il restante 95%, si comportano esattamente come i filtri chimici organici: assorbono la radiazione UV grazie alla struttura dei loro orbitali, gli elettroni passano a uno stato di energia superiore e, tornando allo stato fondamentale, liberano l'energia convertendola in calore innocuo trasferito all'ambiente. Se la molecola del filtro assorbe l'energia ma non riesce a rilasciarla correttamente, diventa instabile. In questo caso, le molecole devono essere stabilizzate da altri ingredienti della formula cosmetica, altrimenti perdono la capacità protettiva e rischiano di diventare irritanti. Ricorda: il singolo filtro attenua la radiazione, ma è la crema (il prodotto finito nel suo complesso) che la assorbe. 4. Il dilemma delle nanoparticelle: sono sicure? I filtri minerali inorganici (zinco e titanio) "vecchio stile" presentano un difetto estetico: l'effetto fantasma, ovvero la patina bianca difficile da spalmare. Per risolverlo, l'industria cosmetica sminuzza queste polveri in particelle infinitamente piccole: le nanoparticelle (indicate nell'INCI con la dicitura nano), rendendo in questo modo la crema trasparente. L'SCCS (Comitato Scientifico Europeo per la Sicurezza dei Consumatori) ha fatto chiarezza sulla loro sicurezza: Sulla pelle sana e lesa: le nanoparticelle di biossido di titanio e ossido di zinco sono sicure. Non riescono a superare lo strato corneo (le cellule morte superficiali) e il passaggio sistemico nel sangue è nullo o irrilevante, anche in caso di pelle compromessa o scottata. ⚠️ Il vero pericolo (inalazione): le nanoparticelle non devono assolutamente essere inalate poiché nei polmoni mostrano tossicità. Per questo motivo, l'Unione Europea vieta l'uso di filtri solari in formato nano nei prodotti spray o in polvere. Nei formati in crema o latte solare, invece, si possono usare in totale sicurezza. Spesso nelle etichette dei solari troviamo scritto il claim "non-nano" ecc. Quel "Non-Nano" stampato in grande sulle confezioni serve a farti pensare: "Ah, fantastico, allora se non è nano è sicuro per la salute e per la natura!". In realtà, se per la salute umana abbiamo visto che il formato nano in crema è sicurissimo, per l'ambiente la questione cambia totalmente. Il motivo per cui i brand ci tengono a specificare "Non-Nano" è legato a una serie di danni ecologici che queste particelle microscopiche fanno una volta finite in acqua. 1. Diventano "pasti invisibili" per gli organismi marini Quando le particelle di Zinco o Titanio sono in formato tradizionale (macro o micro), i piccoli organismi filtratori del mare (come cozze, vongole, ma anche il plancton) riescono a scartarle o non le assorbono. Il problema nano: quando sono ridotte a livello nanometrico, le particelle diventano così microscopiche da riuscire a superare le membrane cellulari degli organismi marini. Vengono letteralmente ingerite e accumulate nei tessuti del posidoniame, dei piccoli crostacei e dei pesci, entrando di prepotenza nella catena alimentare (bioaccumulo). 2. Il "super potere" fotocatalitico (Zinco e Titanio diventano aggressivi) Il Biossido di Titanio e l'Ossido di Zinco sono materiali fotocatalitici. Significa che quando vengono colpiti dai raggi UV, si attivano chimicamente. Il problema nano: più sminuzzi una polvere, più la sua superficie di contatto con l'esterno aumenta a dismisura. Sotto il sole del mare, le nanoparticelle disperse in acqua reagiscono violentemente con l'ossigeno e l'acqua stessa, generando una quantità industriale di perossido di idrogeno (acqua ossigenata) e radicali liberi direttamente nel mare. La conseguenza: questo boom di sostanze ossidanti nelle acque costiere è altamente tossico per le microalghe (il cibo del mare) e accelera lo stress ossidativo dei coralli, favorendone lo sbiancamento. 3. Modificano il comportamento della fauna marina Studi recenti di ecotossicologia hanno dimostrato che l'esposizione alle nanoparticelle di ZnO (Ossido di Zinco) altera lo sviluppo embrionale dei ricci di mare e danneggia il sistema immunitario dei pesci, rendendoli più vulnerabili alle malattie. 💡 La trappola del marketing: il paradosso del "non-nano" Qui casca l'asino (e il marketing). Per scrivere "non-nano" sulle etichette ed evitare queste criticità, molti brand usano particelle leggermente più grandi del limite legale dei 100 nanometri. Il problema? Le particelle "non-nano" inquinano comunque. Sebbene non penetrino nelle cellule come le nano, se la crema solare contiene siliconi, derivati del petrolio o plastiche liquide per far aderire lo Zinco alla pelle, una volta a bagno in mare o sciacquati nella doccia di casa, questi minerali si depositeranno comunque sui fondali, soffocando il posidoniame e creando patine sui sedimenti. 5. Solari e ormoni: il mito dei "perturbatori endocrini" Su internet circola da anni l'allarme secondo cui alcuni filtri solari chimici sarebbero in grado di alterare il nostro sistema ormonale. Questo timore nasce da uno studio del 1998 in cui ad alcuni topi di laboratorio è stata somministrata una quantità massiccia di Oxybenzone attraverso il cibo. Il senso della misura e il margine di sicurezza (MoS) Per valutare il rischio reale sull'uomo si calcola il Margine di Sicurezza (MoS). Estrapolando i dati dello studio, emerge che per assumere la stessa dose di filtro somministrata a quei topi attraverso l'ingestione, un essere umano dovrebbe spalmarsi una crema solare su tutto il corpo ogni giorno per 277 anni di fila! La pelle umana è una barriera formidabile e l'assorbimento cutaneo è infinitamente più basso rispetto all'ingestione diretta. I filtri oggi autorizzati in Europa superano severissimi test tossicologici che ne garantiscono l'assoluta sicurezza alle concentrazioni consentite. In questo documento ufficiale della Commissione Europea viene ribadito che, sebbene dosi bibliche ingerite dagli animali mostrino attività ormonale, i dati di assorbimento cutaneo reale sull'uomo confermano la sicurezza d'uso della sostanza nelle creme solari commerciali entro i limiti consentiti per legge. 6. La matematica delle creme solari: come si calcola l'SPF? La sigla SPF (Sun Protection Factor) è definita da standard internazionali rigorosi (come la norma ISO 24444). Il test non si effettua in provetta, ma direttamente sulla schiena di volontari umani (solitamente tra i 10 e i 20 soggetti): Sulla schiena viene applicata una quantità precisa di crema solare su un'area delimitata, lasciando una zona vicina non protetta. Entrambe le zone vengono esposte a una lampada che simula lo spettro solare. Il giorno successivo si misura la MED (Minima Dose Eritematosa), ovvero la quantità minima di radiazione necessaria a provocare un leggero arrossamento visibile ad occhio nudo. Il calcolo dell'SPF segue questa formula matematica: SPF = MED con crema solare / MED senza protezione Se un volontario si arrossa dopo 10 minuti senza crema e dopo 150 minuti con la crema, l'SPF di quel prodotto per quel volontario sarà 150 / 10 = 15. La media dei risultati di tutti i volontari determina l'SPF sul flacone. Il paradosso dei numeri: perché l'SPF 50 non protegge il "doppio" di un SPF 25? La protezione solare non cresce in modo lineare, ma segue una curva logaritmica: SPF 15 scherma circa il 93% dei raggi UVB. SPF 30 scherma circa il 97% dei raggi UVB. SPF 50 scherma circa il 98% dei raggi UVB. Tra una protezione 30 e una 50 c'è appena l'1% di differenza in termini di raggi bloccati! Proprio perché nessuna crema bloccherà mai il 100% delle radiazioni, la Commissione Europea ha vietato diciture ingannevoli come "schermo totale" o "blocco totale". L'indicazione massima consentita per legge è 50+. La "dura Legge del dimezzamento" (perché ci si scotta anche con la 50) Il test standardizzato per calcolare l'SPF prevede l'applicazione di una dose fissa e generosa di prodotto: 2 milligrammi per centimetro quadrato (2 mg/cm^2) di pelle. Per coprire il corpo di un adulto medio, questa proporzione equivale a circa 36 grammi di crema per ogni applicazione (la quantità pari a un bicchierino da liquore colmo/shot o a una pallina da golf). In media, i consumatori ne usano da un terzo a metà della dose raccomandata. La relazione tra la quantità di crema applicata e la protezione reale segue una curva di potenza: se applichi metà della dose raccomandata di una crema SPF 50, la protezione reale crolla esponenzialmente scendendo drasticamente a circa SPF 7! Ecco perché ci si scotta anche sotto un fattore apparentemente altissimo. Cosa significa il bollino "UVA" cerchiato? L'SPF misura principalmente la protezione contro i raggi UVB (responsabili delle scottature). Per garantire una protezione bilanciata, l'Unione Europea stabilisce che tutti i solari debbano offrire una protezione contro gli UVA pari ad almeno un terzo dell'SPF dichiarato (rapporto 1:3). Quando questa condizione è soddisfatta, sul flacone viene stampato il simbolo UVA dentro un cerchio. 7. Filtri solari a confronto: vecchia Generazione vs nuova generazione La stabilità e la sicurezza di una crema solare dipendono dal sistema filtrante utilizzato. Il sistema tradizionale (vecchia generazione) I filtri solari tradizionali presentano limiti notevoli in termini di fotostabilità e tollerabilità cutanea: BMDBM (Avobenzone): è il filtro UVA più diffuso, ma è altamente fotolabile (si degrada al sole). Per fare il suo lavoro deve essere tassativamente stabilizzato e solubilizzato all'interno della formula. Octocrylene: filtro UVB utilizzato principalmente come stabilizzante per l'Avobenzone. È un forte sospetto perturbatore endocrino ed è irritante per gli occhi. Svolge un ruolo quasi più importante come solubilizzante che come filtro. Ethylhexyl Methoxycinnamate: ottimo filtro UVB, ma incompatibile con l'Avobenzone (la doppia sensibilità alla luce ne peggiora la degradazione). È dannoso per i coralli e sospetto perturbatore endocrino. Homosalate: filtro UVB con bassa capacità di estinzione dell'energia, usato principalmente come ottimo solubilizzante per i filtri solidi grazie alle sue proprietà liquide. Phenylbenzimidazole Sulfonic Acid: l'unico filtro UV della vecchia generazione idrosolubile (reso solubile in acqua tramite salificazione). È fondamentale perché fa alzare notevolmente il valore finale di SPF lavorando nella fase acquosa. Il sistema moderno (nuova generazione) I filtri di nuova generazione sono molecole stabili, sicure e progettate per avere un alto peso molecolare che ne impedisce la penetrazione della barriera cutanea: Bis-Ethylhexyloxyphenol Methoxyphenyl Triazine (BEHMT / Tinosorb S): filtro moderno ad ampio spettro con due picchi di assorbimento (UVA + UVB). È stabilissimo, solubilizza altri filtri e contribuisce all'SPF, ma presenta la sfida formulativa di macchiare i tessuti di giallo. Diethylamino Hydroxybenzoyl Hexyl Benzoate (DHHB / Uvinul A Plus): filtro UVA di nuova generazione, estremamente fotostabile. Richiede una solubilizzazione critica in esteri o altri filtri per evitare la ricristallizzazione. Mexoryl SX (Ecamsule): potente filtro UVA brevettato e utilizzato in esclusiva nei prodotti del gruppo L'Oréal. 8. Guida alle Texture: quale formato di protezione solare scegliere? L'efficacia della protezione solare dipende dalla capacità della formula di creare un film omogeneo sulla pelle. Ecco le caratteristiche tecniche dei principali formati in commercio: Formato Solare Struttura Chimica Vantaggi Tecnici Criticità e uso corretto Crema / Latte Emulsione O/A o A/O stabili. Crea il film protettivo più continuo e uniforme sul rilievo cutaneo. Può risultare pesante o lasciare una scia bianca sulla pelle. Fluidi "Shake-Shake" Sospensioni volatili con siliconi leggeri o alcol. Texture invisibile, effetto dry-touch, ideale per l'uso quotidiano in città sotto il makeup. Se non agitati energicamente, i filtri rimangono sul fondo, azzerando la protezione. Stick / Solidi Matrice anidra di cere, burri e oli. Altissima resistenza all'acqua e al sudore. Non cola negli occhi. Perfetto per tatuaggi e cicatrici. Poco pratico da stendere su grandi aree del corpo. Spray (Aerosol) Soluzione liquida con gas propellenti (propano/butano). Massima facilità e velocità d'uso su zone pilifere o per gli sportivi. Forte dispersione dovuta al vento. Va sempre massaggiato con le mani dopo lo spruzzo per creare lo scudo protettivo. Vietato l'uso di filtri [nano] in questo formato. Mist / Nebbie Viso Micro-goccioline tramite pompa meccanica. Perfetto per il re-apply (la riapplicazione della protezione solare) sopra il trucco. Spesso applicato in quantità insufficiente per garantire il reale SPF dichiarato. Resistenza all'acqua e scadenze (PAO) Per il vanto "Water resistant", la crema deve mantenere almeno il 50% del suo SPF originale dopo due bagni da 20 minuti (40 minuti totali in vasca idromassaggio in movimento durante i test). Per il claim "Very water resistant", il test sale a quattro bagni da 20 minuti (80 minuti totali). Ricorda che asciugarsi vigorosamente con l'asciugamano rimuove comunque la maggior parte del filtro solare. Per quanto riguarda il PAO (Period After Opening, il vasetto aperto con un numero, es. 12M), usare un solare scaduto dall'anno precedente espone a scottature: i filtri solari tendono a degradarsi nel tempo, specialmente se esposti al caldo e alla luce in spiaggia. Sulla corretta conservazione della protezione solare ne ho parlato in questo articolo. 9. Sostenibilità: l'impatto ambientale e il mito del "Reef-Friendly" Molti dei bollini "Reef Safe" o "Amico della barriera corallina" sono nati dopo che lo stato delle Hawaii ha vietato la vendita di solari contenenti oxybenzone e octinoxate. La comunità scientifica dei biologi marini invita tuttavia a guardare i dati reali con oggettività. I veri colpevoli del declino dei coralli Il riscaldamento globale (l'innalzamento delle temperature degli oceani dovuto ai cambiamenti climatici), l'inquinamento da acque reflue non trattate, l'overfishing e il turismo di massa disordinato sono responsabili di oltre il 99% dello sbiancamento dei coralli nel mondo. I filtri solari sono una causa marginale: sebbene in laboratorio (in condizioni artificiali e ad altissime concentrazioni) i filtri solari possano stressare i coralli, nell'oceano reale le correnti diluiscono queste sostanze a livelli infinitesimali. Al momento non esiste una definizione legale o un test standardizzato globale che certifichi scientificamente un solare come sicuro per i coralli. Molte aziende usano questo bollino semplicemente escludendo i due ingredienti vietati alle Hawaii. L'inquinamento da solari avviene anche in città (i componenti non-filtri) I filtri rappresentano solo il 10-20% del prodotto: l'altro 80-90% è composto dal "veicolo" della crema, i cui ingredienti possono essere altamente inquinanti. La protezione solare usata in città inquina fiumi, laghi e terreni agricoli ogni giorno attraverso gli scarichi di casa. Siliconi e silossani: polimeri sintetici (es. Dimethicone, Cyclopentasiloxane) usati per la texture. Non sono biodegradabili e si accumulano nei sedimenti idrici. Microplastiche liquide: filmogeni sintetici (es. Acrylates Copolymer) usati per l'effetto waterproof. Rimangono intatti in acqua e vengono ingeriti dalla fauna marina. Petrolati e oli minerali: derivati dal petrolio (Paraffinum Liquidum). Creano una pellicola invisibile sulla superficie dell'acqua che limita lo scambio di ossigeno e blocca la luce solare. Il caso del Talco: Spesso usato per l'effetto opacizzante, il talco sarà progressivamente proibito a causa del rischio biologico di contaminazione da amianto durante l'estrazione. Il viaggio della crema solare urbana: dalla doccia ai campi agricoli Quando la sera ti lavi il viso, la protezione solare entra nella rete fognaria e arriva ai depuratori comunali. Questi impianti non sono progettati per trattenere i Contaminanti Emergenti (CEC). Il solare prende così due strade: La via liquida: i filtri di vecchia generazione e i siliconi superano i depuratori e finiscono nei fiumi, causando la femminilizzazione dei pesci e alterando gli ecosistemi d'acqua dolce. La via solida (il paradosso dei fanghi): i filtri inorganici (zinco e titanio) e le microplastiche si depositano sul fondo delle vasche legandosi ai fanghi di depurazione. Per l'economia circolare, questi fanghi vengono utilizzati in agricoltura come fertilizzanti per i campi. I residui chimici finiscono così sui terreni coltivati, alterando il microbiota del suolo e venendo dilavati dalle piogge fino a contaminare le falde acquifere sotterranee. Conclusioni: quale protezione solare scegliere? La scienza ci dà una risposta molto rassicurante: il solare migliore è quello che vi spalmate volentieri. Che sia a base di filtri organici di ultima generazione o inorganici (minerali), l'importante è seguire le regole imposte dai numeri: Scegli una protezione alta: l'SPF 50+ ci perdona un po' di più se ne applichiamo meno del dovuto (contrastando in parte la legge del dimezzamento della dose). Abbonda con le dosi: ricordati la regola empirica del "bicchierino da shot" per tutto il corpo. Riapplica con frequenza: ogni due ore e sempre dopo ogni bagno, senza fare affidamento cieco sui claim di resistenza totale. Non rinunciare mai alla protezione solare per colpa di paure infondate o fake news: il rischio reale e dimostrato di un melanoma batte di gran lunga qualsiasi ipotetico rischio chimico! Fonti e riferimenti scientifici Fonte Principale: Beatrice Mautino, "La scienza dei cosmetici. Dalla skincare allo shampoo: ingredienti, bufale & istruzioni per l'uso", Gribaudo Editore. Dati tecnici di chimica formulativa, leggi ISO (ISO 24444), legislazione cosmetica ed ecotossicologia estratti dai programmi didattici dei corsi di specializzazione in Scienze e Tecnologie Cosmetiche. Commissione Europea & SCCS (Scientific Committee on Consumer Safety) - Direttive ufficiali, pareri sulla sicurezza delle nanoparticelle e aggiornamenti sui Perturbatori Endocrini. FDA (Food and Drug Administration) - Normative e monografie sui prodotti solari OTC e requisiti G.R.A.S.E.

  • Come conservare correttamente la protezione solare: la guida salva-pelle

    Hai comprato la protezione solare perfetta, hai studiato i filtri e hai imparato a metterne la dose giusta (il famoso "bicchierino da shot"). Tutto perfetto, finché non lasci il flacone per sei ore consecutive sul telo da mare, sotto il sole cocente a 40°C, oppure abbandonato nel cruscotto dell'auto. I filtri solari sono molecole sofisticate ma delicate. Se conservi male il prodotto, la formula si degrada e la tua protezione 50+ può trasformarsi in un'acqua profumata che non ti protegge più. Ecco le regole d'oro della scienza per conservare la protezione solare (e non scottarti)! 1. I 3 nemici mortali della protezione solare: calore, luce e ossigeno Una volta uscito dalla fabbrica, il peggior nemico del solare è l'ambiente circostante. Nello specifico, devi difendere il tuo flacone da tre fattori: 🌡️ Il Calore Estremo Le emulsioni (creme e latti) sono fatte da una parte acquosa e una parte oleosa tenute insieme da sostanze chiamate emulsionanti. Quando la temperatura sale troppo (sopra i 30-35°C), i legami chimici dell'emulsione si indeboliscono. Cosa succede: la crema "impazzisce", un po' come succede alla maionese. La parte oleosa si separa da quella acquosa. Se vedi del liquido trasparente uscire dal flacone prima della crema, la struttura è compromessa e i filtri non sono più distribuiti in modo omogeneo. Inoltre, filtri come l'Avobenzone soffrono lo stress termico ripetuto, degradandosi prima del tempo. Quando la crema solare arriva a questo punto, c'è solo una cosa da fare, ed è una dura verità: va buttata via immediatamente. Non cercare di scuotere il flacone sperando che torni come prima e non tentare di mescolarla. Ecco perché la scienza ci dice che non c'è margine di recupero: La trappola dell'applicazione "a macchia di leopardo": anche se agiti il flacone e la crema ti sembra apparentemente tornata omogenea, a livello microscopico l'emulsione è rotta. Significa che quando la stendi, in una zona della pelle applicherai solo acqua ed eccipienti (protezione zero) e in un'altra una concentrazione eccessiva di filtri e oli. Risultato? Ti scotterai a chiazze senza capire il perché. I filtri non funzionano più: lo stress termico che ha causato la separazione della maionese ha quasi certamente degradato le molecole più delicate (come l'Avobenzone), azzerando la reale efficacia dell'SPF scritto sull'etichetta. 💡 Cosa fare subito dopo per rimediare? Sostituisci il flacone: acquista una nuova protezione solare. Consideralo un investimento per la salute della tua pelle, non una spesa. Usa la vecchia crema (ma non per il sole): se ti piange il cuore a buttarla e l'odore è ancora buono, puoi riciclarla esclusivamente in casa come crema idratante per i piedi o per le mani, dove non hai bisogno di protezione dai raggi UV. Applica le regole di prevenzione per il nuovo acquisto: per evitare che succeda di nuovo, metti subito in pratica i consigli scientifici di conservazione. Compra una borsa termica o usa il trucco dell'asciugamano all'ombra fin dal primo giorno di spiaggia del nuovo flacone! ☀️ La luce diretta del sole Molti flaconi sono opachi proprio per questo motivo. I raggi UV del sole, se colpiscono direttamente il flacone (specie se trasparente o semitrasparente), attivano i filtri all'interno del flacone stesso, esaurendo la loro capacità di assorbimento prima ancora che il prodotto venga steso sulla pelle. 💨 L'aria e la sabbia (contaminazione) Aprire e chiudere continuamente il flacone in spiaggia introduce ossigeno, umidità e batteri. L'ossigeno avvia processi di irrancidimento degli oli presenti nella formula, mentre i granelli di sabbia possono graffiare la pelle durante l'applicazione o alterare la stabilità meccanica della crema. 2. Dove (e come) conservare la protezione solare in spiaggia e a casa Per evitare l'effetto "maionese impazzita", basta seguire pochissimi accorgimenti pratici. In spiaggia o in piscina: La regola della borsa frigo: non serve metterlo a contatto con il ghiaccio, ma riporre il solare all'interno della borsa frigo termica (quella dei panini e delle bibite) lo manterrà a una temperatura costante e sicura. Sotto l'ombrellone e all'ombra: se non hai una borsa frigo, avvolgi il flacone in un asciugamano pulito e lascialo rigorosamente all'ombra, sotto l'ombrellone o dentro la borsa di tela. Mai lasciarlo sul lettino o sulla sabbia bollente. Il trucco della borraccia: se usi solari in stick per labbra o zone sensibili (che fondono molto facilmente), inseriscili in una tasca esterna della borraccia termica metallica. A casa e nei periodi di inutilizzo: Evita il bagno: il bagno è la stanza più umida e soggetta a sbalzi termici della casa (a causa di docce e vasche). Il posto ideale per conservare i solari è un cassetto o un armadietto fresco e asciutto in camera da letto o in corridoio. No al frigorifero: a meno che non sia espressamente indicato dal produttore, il freddo eccessivo del frigorifero di casa può far cristallizzare alcuni filtri solari solidi o destabilizzare la texture. La temperatura ambiente (intorno ai 20-22°C) è perfetta. Attenzione all'auto: il cruscotto o il portaoggetti dell'auto sotto il sole possono superare facilmente i 60°C. Dimenticare lì il solare anche solo per un pomeriggio significa doverlo buttare via. 3. Il test dei 3 sensi: come capire se la tua crema solare è da buttare? Oltre a controllare il PAO (il simbolo del vasetto aperto con l'indicazione dei mesi di validità, es. 12M), usa i tuoi sensi per capire lo stato di salute del prodotto: 👀 La vsta (separazione): spremi un po' di prodotto sulle dita. Esce prima dell'acqua liquida o dell'olio e poi il blocco di crema? Il colore è virato verso il giallognolo/grigio? Se la formula si è separata o ha cambiato colore, non è più sicura. 👃 L'olfatto (odore): la crema solare ha un odore strano, acido, simile a quello della plastica bruciata o dell'olio irrancidito? Significa che i conservanti hanno ceduto o che gli oli si sono ossidati. Buttala. 🤚 Il tatto (consistenza): quando la stendi noti dei grumi inspiegabili, una texture sabbiosa (che non è sabbia vera) o grumosa? I filtri solari o le cere strutturali si sono ricristallizzati. La protezione non sarà mai uniforme. Il consiglio della scienza: se la crema supera il test dei tre sensi ed è nei mesi del PAO, usala tranquillamente. Se hai il minimo dubbio, cambiala: il costo di un nuovo flacone di protezione solare è infinitamente inferiore al prezzo che la tua pelle pagherebbe per una scottatura o per i danni cellulari a lungo termine!

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