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- Ricetta: pulizie di casa al naturale con la polvere alle tre “sode”
Da anni autoproduco in casa quanti più detersivi possibile per tre ragioni: ridurre il mio impatto ambientale (in particolare riducendo gli imballaggi), creare qualcosa di utile con le mie mani e, in fin dei conti, risparmiare. Oggi condivido questa ricetta semplicissima e versatile che motiverà anche te a passare alle pulizie di casa al naturale ! Ricetta: pulizie di casa al naturale con la polvere alle tre “sode” Ingredienti 30 ml di bicarbonato di sodio 60 ml di cristalli di soda (carbonato di sodio) 15 ml di percarbonato di sodio 1 vasetto in vetro a bocca larga da 250 ml (meglio se ermetico). Viene chiamata “ polvere alle tre sode ” perché è composta da: bicarbonato di sodio (NaHCO₃) Sgrassa e neutralizza gli odori (perfetto per frigoriferi, scarichi, scarpe, tappeti). Pulisce senza graffiare , quindi puoi usarlo su superfici delicate (inox, vetroceramica, lavandini, stoviglie). Smacchia leggermente e aiuta a sciogliere lo sporco grasso . In combinazione con acidi (come l’aceto o il limone), sviluppa una reazione effervescente utile per disincrostare e sbloccare gli scarichi. cristalli di sodio (carbonato di sodio, Na₂CO₃) Molto più alcalino del bicarbonato, quindi più potente . Sgrassa in profondità (ottimo per forno, pentole, stoviglie unte, piani cottura). Disincrosta e rimuove lo sporco ostinato . Ammorbidisce l’acqua (potenzia l’efficacia del detersivo in lavatrice). Ottimo per togliere macchie di grasso e sudore dai tessuti. ⚠️indossa sempre guanti e non usarlo su alluminio, superfici verniciate o delicate. percarbonato di sodio (2Na₂CO₃·3H₂O₂) È una combinazione di carbonato di sodio e perossido d’idrogeno (acqua ossigenata solida).Quando si scioglie in acqua calda (sopra gli 80°C), libera ossigeno attivo producendo un'azione sbiancante, smacchiante e disinfettante naturale. Perfetto per sbiancare i tessuti , rimuovere macchie organiche (vino, sangue, caffè). Igienizza superfici, sanitari e WC. Neutralizza gli odori e previene la muffa . Un trio imbattibile : sgrassa, smacchia, disinfetta e sbianca. Procedimento Indossando una mascherina, riduci il percarbonato di sodio in polvere fine con un mortaio (è opzionale, in alternativa mantieni il percarbonato nella sua forma originale. I granuli più grossi del percarbonato necessiteranno semplicemente di più tempo per sciogliersi). Versa nel barattolo il bicarbonato , i cristalli di soda e il percarbonato . Mescola bene. Conserva il composto in un contenitore ermetico , ben etichettato e sempre asciutto . ⚠️ Attenzione! Il mix di polveri si conserva a tempo indefinito , ma solo allo STATO SECCO .Non conservare mai la miscela con acqua :quando entra in contatto con l’acqua, il percarbonato libera ossigeno , e…ossigeno + contenitore chiuso = pressione = rischio di esplosione! 💥 👉 Aggiungi l’acqua solo al momento dell’uso . Come si usa la polvere alle tre “sode” per le tue pulizie di casa al naturale Cosa puoi pulire con questa mix di polveri? Praticamente tutto 😎 la porta del forno incrostata le griglie del forno le teglie bruciate (non in alluminio) il fondo delle pentole annerite la piastra in vetroceramica il WC , il lavello , la vasca , il lavabo , le piastrelle 🔹 Superfici (vetroceramica, forno ecc.) Mescola ¼ di tazza del composto con 1–2 cucchiai di acqua calda saponata fino a ottenere una pasta omogenea.Applica sulla superficie da pulire, lascia agire qualche minuto (fino a 20 per lo sporco più ostinato), poi strofina con una spugna.Risciacqua e… brilla! ✨ 🔹 Griglie e teglie Metti le griglie o le teglie nel fondo della vasca, coprile con acqua molto calda , aggiungi ¼–½ tazza di miscela e lascia agire per un'ora (finchè l'acqua non si intiepidisce). Strofina con una spugna. Ripeti se necessario. 🔹 Pentole bruciate Versa acqua molto calda sul fondo, aggiungi ½ cucchiaio di polvere e lascia agire tutta la notte . Il giorno dopo, una passata di spugna ed è come nuova. 🔹 WC Aggiungi 1 cucchiaio della polvere nell’acqua del WC e versa 500ml di acqua bollente . Lascia agire per 1 ora , poi strofina con la spazzola.Tira l’acqua e ammira il risultato! Cosa ne dici, è stato facile no? Se questa ricetta ti è piaciuta ed il mondo dell'autoproduzione ti incuriosisce, dai un'occhiata ai miei corsi (in presenza e online) di igiene della casa e cosmesi naturale , magari trovi qualcosa che ti piace! Spero che proverai a realizzare anche tu questa semplice ricetta di detersivo naturale! Se hai bisogno di qualsiasi chiarimento, io sono qui. A presto! Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti e qui invece troverai i videocorsi registrati che potrai seguire tranquillamente da casa e con i tuoi tempi!
- Shampoo solidi naturali: come scegliere quello giusto per te
Negli ultimi anni, gli shampoo solidi naturali hanno conquistato sempre più spazio nelle nostre docce. Pratici, compatti e privi di plastica, promettono capelli puliti e un pianeta un po’ più leggero. Ma chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di prodotto si trova spesso in un piccolo… labirinto! Capelli unti, effetto ceroso, o al contrario troppo secchi. Perché succede questo? E come possiamo evitarlo? La risposta è semplice: non tutti gli shampoo solidi sono uguali. In questo articolo ti aiuto a capire le differenze tra le due grandi famiglie di shampoo solidi naturali e come scegliere quello ideale per te (e per i tuoi capelli). INDICE DELL'ARTICOLO 1. Due tipi di shampoo solidi naturali: sapone o detergente? 2. Come capire quale tipo shampoo solido stai usando? 3. Quale shampoo solido naturale scegliere per i tuoi capelli? 4. Il mio consiglio per te. 💫Mini guida alla transizione verso lo shampoo solido 1. Due tipi di shampoo solidi naturali: sapone o detergente? Sotto lo stesso nome “shampoo solido” si nascondono in realtà due prodotti molto diversi , con ingredienti, pH e risultati differenti. Vediamoli insieme! Shampoo solido saponificato a freddo (SAF) È un vero e proprio sapone formulato per i capelli. Nasce quindi da una reazione di saponificazione tra oli vegetali, burri e una soluzione di soda caustica (idrossido di sodio), che trasforma i grassi in sali e glicerina. Il risultato è un detergente naturale, nutriente e artigianale con le seguenti caratteristiche: Aspetto: liscio, simile a una saponetta. pH: alcalino (circa 9). Vista la basicità di questo tipo di shampoo, viene solitamente consigliato un risciacquo acido dopo l'utilizzo per riportare il pH del cuoio capelluto al suo pH originario. Ingredienti tipici di composizione (esempi): olio d’oliva, olio di cocco , burro di karité, oli essenziali, macerati di erbe . Shampoo solido con tensioattivi delicati In questo caso, niente saponificazione. Si parte da un tensioattivo già pronto , derivato da fonti vegetali (come il Sodium cocoyl isethionate – SCI o il Sodium coco sulfate – SCS ), e lo si unisce a oli, burri e polveri botaniche e/o minerali. Uno shampoo solido fatto in questo modo avrà le seguenti caratteristiche: Aspetto: più compatto e granuloso, spesso modellato in stampi o presse. pH: neutro o leggermente acido, più vicino a quello della pelle. Ingredienti tipici di composizione (esempi): SCI (o altro tensioattivo), burro di mango, olio di argan, polvere d’ortica, argilla bianca. 2. Come capire quale tipo shampoo solido stai usando? L'unico modo per scoprire con chiarezza quale tipo di shampoo solido stai usando è quello guardare la lista degli ingredienti (INCI) : Se trovi nomi come Sodium Olivate , Sodium Cocoate o Glycerin , è un sapone saponificato a freddo . Se leggi Sodium cocoyl isethionate , Sodium coco sulfate o simili, si tratta di uno shampoo con tensioattivi delicati . Un altro trucco? La texture : il sapone è particolarmente liscio e opaco, mentre il secondo tipo è più “compattato” e grana fine. Se non sai come leggere le etichette (ti posso capire, spesso sono incomprensibili a prima vista!), ho preparato qui una guida alla lettura delle etichette cosmetiche . 3. Quale shampoo solido naturale scegliere per i tuoi capelli? Entrambi possono essere ottime opzioni, tutto dipende dal tuo tipo di capello, dall’acqua che usi e dalle tue abitudini. Shampoo saponificato a freddo (SAF) Vantaggi 100% naturale e biodegradabile Economico e spesso artigianale ( puoi realizzarlo anche tu in casa! ) Può essere usato anche sul corpo Dura a lungo Svantaggi pH alcalino → richiede un risciacquo acido Non sempre compatibile con capelli fini o acqua dura Può lasciare una sensazione cerosa Ideale per: capelli spessi, ricci o secchi, chi ama i prodotti artigianali e semplici. Shampoo solido con tensioattivi delicati Vantaggi pH equilibrato, simile a quello dei capelli Funziona bene anche con acqua dura o fredda Risultato leggero e pulito, come uno shampoo tradizionale Facile da personalizzare ( puoi realizzarlo tu e scegliere una gran parte degli ingredienti in funzione del tuo tipo di capelli) Svantaggi Prezzo più alto del sapone-shampoo Più difficilmente biodegradabile (a seconda del tensioattivo che viene usato potrebbe non essere consigliato l'usare direttamente in natura) Ideale per: chi ha capelli fini, tendenza al grasso, o vuole passare facilmente da uno shampoo liquido a uno solido. 4. Il mio consiglio per te Se sei alle prime armi con i cosmetici solidi, inizia da uno shampoo con tensioattivi delicati : è più simile a quello a cui sei abituatə, facile da risciacquare e con risultati più immediati. Quando avrai preso confidenza, potrai sperimentare con gli shampoo saponificati , più artigianali e autentici, ma anche un po’ più “selvaggi”. Ricorda: il segreto è sempre ascoltare i tuoi capelli . Ogni cuoio capelluto reagisce in modo diverso, e l’unico modo per trovare il tuo shampoo ideale è… provare! ✨ In sintesi: Ci sono due tipi di shampoo solidi naturali: uno è un sapone artigianale , l’altro un detergente delicato . Nessuno è “migliore” in assoluto: tutto dipende dal tuo tipo di capello e dalle tue esigenze. Entrambi ti aiutano a ridurre la plastica e gli imballaggi, a scegliere ingredienti più consapevoli e prenderti cura del Pianeta. 💫 Mini guida alla transizione verso lo shampoo solido Passare a uno shampoo solido è un piccolo gesto quotidiano che può avere un grande impatto sulla tua pelle, sui tuoi capelli e sul Pianeta. Ma come ogni cambiamento, anche i capelli hanno bisogno di un po’ di tempo per adattarsi.Ecco come accompagnare la transizione con dolcezza e pazienza. 1️⃣ Comprendi la differenza Se hai sempre usato shampoo liquidi tradizionali, i tuoi capelli sono abituati a siliconi, filmanti e agenti leviganti che “mascherano” lo stato reale della fibra capillare. Quando li elimini, i capelli devono disintossicarsi : possono risultare più opachi, pesanti o “strani” per qualche lavaggio. È normale! Fa parte del processo di riequilibrio naturale del cuoio capelluto. 2️⃣ Scegli lo shampoo giusto per te 👉 Se hai capelli fini o tendenti al grasso, inizia con uno shampoo solido a base di tensioattivi delicati (SCI, SCS, ecc.): sarà più simile a uno shampoo liquido classico. 👉 Se ami l’artigianalità e hai capelli secchi o ricci, puoi sperimentare con uno shampoo saponificato a freddo (SAF) , ricordandoti di abbinare un buon risciacquo acido . 3️⃣ Aggiungi il risciacquo acido È il segreto per chi usa shampoo solidi naturali! Aiuta a riequilibrare il pH , chiudere le cuticole e donare lucentezza e morbidezza . Trovi tutto quello che ti serve sapere sul risciacquo acido qui . 4️⃣ Idrata e nutri Durante la fase di transizione, alterna lavaggi con impacchi leggeri o balsami naturali (ad esempio con gel d’aloe, oli leggeri o idrolati ). Questo aiuta i capelli a ritrovare elasticità e brillantezza. 5️⃣ Sii paziente e osserva Ogni chioma ha i suoi tempi. La transizione può durare da 2 a 6 settimane , a seconda del tipo di capelli e dell’acqua della tua zona. Ascolta la tua cute, varia le ricette e non scoraggiarti: una volta superata la fase iniziale, i tuoi capelli saranno più forti, leggeri e vivi ! 🌿 Bonus tip Per non sprecare il tuo shampoo solido, conservalo all’asciutto tra un lavaggio e l’altro. Appoggialo su una griglia o in un portasapone drenante: durerà molto di più così! In sintesi: La transizione allo shampoo solido è un piccolo viaggio di adattamento, ma il risultato è una chioma più naturale, un cuoio capelluto più sano e una routine più sostenibile. E tu, usi già uno shampoo solido? Se sì, quale hai scelto? E se invece ancora non lo hai fatto: che cosa ti blocca dall'usarlo? Ti leggo con piacere nei commenti! Un abbraccio 🫧 Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti e qui invece troverai i videocorsi registrati che potrai seguire tranquillamente da casa e con i tuoi tempi!
- Deodorante naturale: funziona davvero?
Se hai provato i deodoranti naturali e sei rimast ə delus ə dalle loro prestazioni nel combattere il sudore e l'odore corporeo, allora questo articolo è proprio giusto per te! Per scoprire se un deodorante naturale (acquistato o fatto in casa) funziona davvero, la prima vera domanda da porsi è: cos'è il sudore? Una volta compreso il ruolo del sudore, possiamo scegliere i deodoranti naturali giusti per lavorare in sintonia con le nostre esigenze particolari. Il sudore corporeo ha uno scopo primordiale anche se i tabù odierni e i condizionamenti sociali hanno messo fine ad affrontare il tema del sudore in modo ragionato. La sudorazione ha una funzione fondamentale nel raffreddare il nostro corpo quando abbiamo caldo o siamo sotto stress . Il suo altro ruolo di segnalazione di "lotta o fuga" suggerisce come l'homo sapiens funzionasse millenni fa. Solo una volta compreso il ruolo del sudore, possiamo scegliere i deodoranti naturali giusti per lavorare in sintonia con le nostre esigenze personali. Se acquisti antitraspiranti o deodoranti normali e tradizionali, probabilmente li scegli per il loro profumo e la loro forza . Tuttavia, ci sono molti più fattori in gioco nel decidere quale prodotto ci si addice . Usare lo stesso deodorante o antitraspirante per tutti non è necessariamente l'approccio migliore né il più salutare per mascherare l'odore corporeo né per il nostro benessere generale. Per approfondire : in questo episodio viene intervistata Ada Juristovski, co-fondatrice e CMO di Nala Care , un marchio di deodoranti naturali e personalizzati con sede a Vancouver, in Canada. Ada ci offre una visione approfondita e illuminante degli aspetti fisiologici e psicologici del sudore e, nel processo, ci aiuta a comprendere meglio il sudore in modo da poter scegliere opzioni più sane e personalizzate per la nostra routine quotidiana di cura personale. Perché si suda? Il deodorante è un prodotto che interviene nel momento in cui desideriamo limitare i cattivi odori dovuti dalla sudorazione. L a prima domanda che sorge spontanea allora è... Perché si suda? La sudorazione è un p rocesso naturale, fisiologico , che serve per la regolazione della temperatura corporea . Evaporando, il sudore raffredda la superficie del corpo e la mantiene alla giusta temperatura. Ecco perché quando l'organismo è surriscaldato reagisce con la produzione di sudore che, appena emesso, non ha alcun odore ma può trasformarsi in cattivo odore in seguito all'azione della flora batterica sull'epidermide, dovuta al contatto con l'aria. Quali sono le cause del cattivo odore? Le cause del cattivo odore del sudore sono molteplici, ma sicuramente la principale fonte è la presenza di microbi e batteri che colonizzano la cute. Il cattivo odore della pelle può essere legato a numerosi fattori tra cui: cattiva alimentazione : ciò che mangi influenza l'odore naturale del tuo corpo. Avere un'alimentazione scorretta è sinonimo di dieta non bilanciata e quindi priva di nutrienti che permettono il corretto funzionamento dei processi fisiologici del corpo. In questo senso, sarebbe meglio evitare il consumo di cibi processati o particolarmente piccanti che possono far alzare la temperatura del corpo e provocare una sudorazione eccessiva oltre ad aumentare l'acidità nell'organismo che altera il Ph e rende difficile l'espulsione delle tossine. Meglio prediligere una dieta sana ricca di frutta e verdura e povera di grassi. Meglio evitare anche bevande alcoliche e che contengono caffeina . Assunzione di farmaci , come antidepressivi o la pillola anticoncezionale. Cambiamenti ormonali , come la pubertà, la menopausa, ciclo mestruale. Tessuti sintetici : l'intensità dell'odore non dipende solo dalla quantità di batteri presenti, ma anche dalla fibra a contatto con la nostra pelle. Utilizzare tessuti sintetici come nylon, poliestere o acrilico, aumenta la possibilità di proliferazione dei batteri che restano trattenuti tra le fibre. Meglio quindi scegliere tessuti di fibra naturale che permettono una buona traspirazione, come il cotone, il lino o la canapa. Ansia e stress : essere esposti a situazioni di ansia e stress può portare ad una eccessiva sudorazione con il conseguente rischio di emanare un odore sgradevole ed aumentare la sensazione di malessere e di disagio. Come scegliere il deodorante naturale giusto per te? La prima cosa da fare per ridurre i cattivi odori è quella di avere una buona igiene personale ed utilizzare dei prodotti delicati che rispettino il ph fisiologico della pelle. L'igiene personale è uno dei passaggi fondamentali per il mantenimento di un buono stato di salute della cute e del corpo in generale. Utilizzare prodotti per la detersione troppo aggressivi potrebbe implicare un'alterazione delle normali difese della pelle, provocando la proliferazione dei batteri naturalmente presenti sulla nostra cute. È opportuno quindi utilizzare un buon detergente a ph leggermente acido tra 5 e 5,5 che sia capace di pulire a fondo la pelle senza seccarla o irritarla, a base di tensioattivi naturali poco schiumogeni e facilmente risciacquabili. Dopo aver deterso la pelle è bene assicurarsi che le ascelle, zone più soggette alla sudorazione, siano completamente asciutte prima di applicare un prodotto cosmetico , poiché l'umidità attira maggiormente i batteri. A questo punto intervengono i cosiddetti deodoranti che ci permettono di: prevenire la formazione di odori sgradevoli; tenere sotto controllo l'azione sulla microflora batterica. Il deodorante in sé non è concepito per eliminare il sudore ma per neutralizzarne gli eventuali effetti negativi senza alterare alcun equilibrio fisiologico. Un'azione del tutto differente è invece quella svolta dai cosiddetti antitraspiranti , prodotti in grado di ostacolare e bloccare il riversamento del sudore sull'epidermide. Questo tipo di azione, bloccando un naturale processo del corpo, può in realtà essere all'origine di diversi problemi ed è per questo che sarebbe sana abitudine preferire i deodoranti agli antitraspiranti . Tra gli ingredienti più comunemente presenti con funzione antitraspiranti troviamo i sali di alluminio , utilizzati appunto per ridurre la fuoriuscita del sudore. Il loro potere antitraspirante occlude i pori della pelle: ti ricordo che la traspirazione è un processo fisiologico fondamentale per mantenere una normale temperatura corporea ed espellere le tossine... I deodoranti che troviamo comunemente in commercio nelle varie formulazioni (stick, gel, spray, crema) contengono spesso alcol e profumazioni che possono provocare allergie, irritazioni cutanee o arrossamenti della pelle. L'ideale è quindi preferire un deodorante delicato che rispetti il ph della tua pelle e nello stesso tempo possa offrire freschezza e protezione per scacciare i cattivi odori. Depilare le zone più soggette alla sudorazione è un ulteriore consiglio da poter applicare, poiché i peli in eccesso intrappolano i batteri aumentando quindi la probabilità di emanare un cattivo odore. Ok ma quindi: il deodorante naturale funziona? Come avrai capito non esiste una risposta univoca, ma quello che possiamo affermare con certezza è che: tutt ə sudiamo in misura diversa e in situazioni diverse . I nostri stili di vita, il nostro consumo di acqua, l'assunzione di farmaci e così via possono influenzare i nostri livelli di sudorazione e su base giornaliera. Sii più consapevole di ciò che ti fa sudare di modo da controllare alcune delle condizioni scatenanti. Le formule dei deodoranti naturali di solito includono e si basano sull'ingrediente neutralizzante degli odori, il bicarbonato di sodio , che è altamente alcalino e quindi non adatto alle pelli più delicate e sensibili. In alternativa cerca un deodorante a base di ossido di zinco (maggiormente tollerabile e altrettanto efficace). Anche altri ingredienti giocano un ruolo enorme nell'efficacia dei deodoranti naturali. L' olio di cocco è naturalmente antibatterico (quindi ottimo nei deodoranti), l' olio di Canapa , ad esempio, ha proprietà di riduzione dello stress, quindi per deduzione ha anche il potenziale per ridurre le occasioni in cui potremmo sudare. Posso realizzare in casa il mio deodorante naturale? Certamente! Ed è anche molto semplice. Gli ingredienti chiave del deodorante (in crema) fatto in casa sono: 🥥 Olio di cocco: antibatterico, dalla consistenza solida e penetrante. Si può anche sostituire con un olio dalle proprietà simili, come l'olio di cumino nero. In questo caso, sarà necessario aggiungere più cera per mantenere una consistenza solida. 🍯 Cera d'api o di soia: solidifica la preparazione e stabilizza le polveri per evitare che cadano sul fondo del barattolo. 💛 Burro di karité: per proteggere la pelle e limitare le irritazioni causate dal bicarbonato. 🌽 Amido di mais: per assorbire l'umidità, senza impedire la naturale traspirazione. ⚡ Bicarbonato di sodio: antibatterico, ma attenzione alle irritazioni. Per evitare irritazioni: utilizza il bicarbonato alimentare molto fine; aggiungi burro di karité per lenire la pelle; sostituisci in parte o del tutto il bicarbonato con l'ossido di zinco, più delicato. ⚪ Ossido di zinco: ammorbidisce la formula e mantiene l'efficacia antibatterica. Deve essere setacciato prima dell'uso per evitare grumi. 🌿 Oli essenziali (EO): antibatterici, ma da dosare con attenzione. Ecco quelli più consigliati per la loro funzione antibatterica: Tea tree Palmarosa* Lavanda vera Petitgrain bigarade Cipresso Rosmarino Eucalipto Sandalo (efficace, ma costoso) *Non adatto alle donne in gravidanza. **Fotosensibilizzatori: non preoccupatevi se non vi abbronzate le ascelle 😉 e a basse dosi. Se vuoi metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di crema e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi di autoproduzione che propongo in presenza e online . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo della cosmesi naturale DIY 🫧 Francesca
- Tutorial: come aromatizzare l'aceto in casa (per risciacquo acido e altre ricette di cosmesi naturale)
L'aceto non è solo un alimento base culinario, ma è stato anche usato per migliaia di anni come ingrediente chiave nelle preparazioni erboristiche . Gli aceti infusi alle erbe possono essere utilizzati per aggiungere una spinta nutriente alla tua cucina, per creare bevande deliziose e nutrienti a base di erbe e come aggiunta a molti prodotti per la pelle e i capelli come tonici per il viso, linimenti rinfrescanti e risciacqui acidi per capelli alle erbe. Prima di immergerci nelle istruzioni per aromatizzare l'aceto in casa e alcune fantastiche ricette per aiutarti a usarlo, diamo un'occhiata a come viene prodotto l'aceto stesso e ad alcune delle proprietà che offre come solvente per l'estrazione di erbe. Articolo tradotto e adattato dall'originale: Herbal Academy Aceto di mele, di vino, di alcol... Ma come si fa l'aceto? L'aceto è tradizionalmente prodotto dalla fermentazione in due fasi di un carboidrato liquido in alcol e poi in acido. Un liquido zuccherino, tipicamente un succo di frutta come mela, uva o prugna, o un purè di riso, orzo o altri cereali, viene prima fermentato dal lievito in alcol, quindi i batteri Acetobacter colonizzano l'alcol e lo fermentano nell'acido acetico diluito comunemente noto come aceto . Gli acetobacter sono onnipresenti nella maggior parte degli ambienti e possono essere trasportati attraverso l'aria o sulle zampe dei moscerini della frutta. Con la giusta temperatura e l'ambiente giusti, questi batteri colonizzeranno facilmente quasi tutti i tipi di alcol esposti. Gli aceti distillati, ad esempio il comune aceto bianco distillato che viene spesso utilizzato nella pulizia e nel decapaggio, sono prodotti mediante rapida fermentazione e distillazione del grano e possono anche avere ingredienti aggiunti come solfiti, coloranti e sale. Molti altri aceti, sia distillati che crudi, hanno aggiunto sapore o colore, che è solo uno dei motivi per cui molti erboristi preferiscono usare l'aceto di mele crudo nelle loro preparazioni. Possono essere necessarie da 4 settimane a 6 mesi per fermentare naturalmente l'alcol in aceto , a seconda della temperatura e del ceppo batterico. Il ceppo batterico, insieme al mezzo di fermento, determinerà anche se si forma una "madre" dell'aceto. La madre, una massa torbida gelatinosa o simile a una stuoia che si forma nell'aceto non pastorizzato, è in realtà un biofilm formato da batteri dell'acido acetico, cellulosa e polisaccaridi; poiché contiene Acetobacter vivente, può essere utilizzato per inoculare futuri lotti di aceto. Sebbene l'aceto madre sia innocuo da ingerire, e alcuni addirittura ne esaltano i benefici, include cellulosa e polisaccaridi che possono iniziare a decomporsi, quindi possono cambiare il sapore dell'aceto nel tempo (Kamozawa & Talbot, 2008). Estratti di aceto nella cura della pelle e dei capelli L'aceto è acido acetico diluito , quindi tutto l'aceto è un po' acido con un pH che varia da 2,5 a 4,0 . La nostra pelle ha naturalmente un pH di circa 5,5 e mantenere questo ambiente leggermente acido è importante per la sua salute. L'aceto di sidro di mele è spesso incluso nelle ricette per la cura della pelle , in gran parte perché tende ad avere un pH relativamente più alto che è più vicino al normale intervallo di pH della pelle; agisce anche come astringente, antimicotico e antibatterico (Berry, 2018). È probabile che tu veda l'aceto di sidro di mele incluso nelle ricette per la cura della pelle per qualsiasi cosa, dai tonici e lavaggi per il viso agli spray deodoranti , ed è spesso incluso nelle ricette per la cura dei capelli per aiutare a lenire l'irritazione del cuoio capelluto , domare i grovigli e aumentare la lucentezza . L'aceto di sidro di mele semplice ha molti meriti da solo, ma possiamo potenziarne l'effetto creando degli infusi di aceto alle erbe che utilizzano l'aceto come un modo per fornire ulteriori proprietà nutrienti e lenitive. Come aromatizzare l'aceto in casa Gli aceti alle erbe possono essere preparati utilizzando un metodo popolare molto semplice, che non richiede misurazioni o un rapporto peso/volume calcolato. Puoi usare erbe fresche o secche per creare un aceto di erbe, anche se le erbe secche sono spesso preferite perché non introducono acqua extra nell'estratto, il che significa che è probabile che un aceto di erbe a base di materiale vegetale essiccato rimanga stabile più a lungo . L' aceto di sidro di mele crudo è spesso usato nelle preparazioni a base di erbe, sia per la pelle che per il consumo. Sebbene sia possibile utilizzare altri tipi di aceto, questi potrebbero non avere i vantaggi specifici sopra menzionati. Ed è abbastanza facile ottenere aceto di sidro di mele biologico non pastorizzato che non contiene ingredienti, coloranti o conservanti aggiunti e costosi! Ecco cosa ti servirà per preparare un aceto alle erbe : Barattolo di vetro pulito e asciutto; Coperchio in carta cerata naturale e metallo o coperchio in plastica; Sacchetto di cotone, garza o setaccio a maglie fini; La tua erba e aceto preferiti (si consiglia l'aceto di mele non pastorizzato). Istruzioni per realizzare l'infuso di erbe in aceto Trita o schiaccia le erbe aromatiche . Se stai usando erbe fresche, usali il più fresche possibile e tritale appena prima dell'uso. Se si utilizzano erbe essiccate, schiacciarle a mano o in un mortaio e pestello appena prima dell'uso. Riempi liberamente un barattolo pulito e asciutto con l'erba preparata. Versa l'aceto di mele sulle erbe , assicurandoti che l'aceto copra l'erba di almeno 2,5cm. Metti un pezzo quadrato di carta cerata naturale sopra il barattolo, quindi sigilla il barattolo con un coperchio (questo protegge l'estratto da qualsiasi rivestimento chimico che potrebbe essere sul coperchio). Chiudi bene e agitare per assicurarti che sia tutto ben miscelato. Etichetta il barattolo , conservalo in un luogo fresco e buio e scuotendolo ogni 1-3 giorni. Aggiungi un po' più di aceto se necessario per mantenere le erbe coperte dopo che inizialmente hanno assorbito parte dell'aceto. Lascia macerare per 4-6 settimane . Filtra il composto attraverso la garza e con le mani pulite e asciutte, raccogli il panno e strizzalo forte, spremendo quanto più liquido possibile dalle erbe. Trasferisci il liquido in un barattolo o in una bottiglia di vetro pulita usando un imbuto. Etichetta con la data e gli ingredienti e conserva in un luogo fresco e buio. È meglio conservare tutto l'aceto, infuso di erbe o meno, al riparo dalla luce diretta , in una bottiglia ben sigillata . L'esposizione all'aria, al calore e alla luce causerà un'ossidazione che influisce sul sapore e può ridurre la durata di conservazione. Idee di infusi all'aceto da realizzare in casa per prendersi cura della pelle e dei capelli Tonico viso semplice all’aceto di mele Un tonico naturale che riequilibra il pH della pelle e dona freschezza immediata. L’aceto di mele purifica e tonifica, mentre l’idrolato di lavanda o di rosa lenisce e rinfresca la pelle, lasciandola morbida e luminosa. Ingredienti 60 ml di aceto di mele biologico non filtrato 120 ml di idrolato di lavanda o di rosa Procedimento Versa l’aceto e l’idrolato in un flacone spray di vetro scuro. Agita bene e conserva in un luogo fresco e buio per un massimo di 6 mesi. Dopo la detersione, vaporizza sul viso o applica con un dischetto riutilizzabile. 💧 Risultato: una pelle più equilibrata, fresca e tonica — perfetta anche dopo una giornata al sole o al computer. Spray antiforfora alle erbe e aceto di mele Un trattamento lenitivo e purificante che calma prurito e irritazioni del cuoio capelluto. L’aceto di mele riequilibra il pH, mentre le erbe officinali svolgono un’azione antimicrobica e rinforzante. Ingredienti 720 ml di aceto di mele ½ tazza di semi di lino/foglie di ortica ¼ tazza di camomilla/malva/calendula ¼ tazza di salvia/rosmarino/timo ¼ tazza di origano Procedimento Metti le erbe in un barattolo di vetro e coprile con l’aceto di mele (almeno 2–3 cm sopra le erbe). Chiudi il barattolo con un foglio di carta cerata e il coperchio. Lascia macerare in un luogo buio per 4–6 settimane, agitando ogni pochi giorni. Filtra e conserva in bottiglia di vetro. Uso Mescola parti uguali di aceto alle erbe e acqua in uno spray.Dopo lo shampoo, spruzza sul cuoio capelluto, lascia agire 15 minuti e risciacqua.💆♀️ Utilizza 2–3 volte a settimana per un cuoio capelluto più sano e capelli più lucenti. Risciacquo districante alle erbe e aceto di mele Questo risciacquo naturale riequilibra il pH del cuoio capelluto, elimina i residui di calcare e districa i capelli senza appesantirli. Le erbe aggiungono morbidezza, luce e nutrimento. Ingredienti 1 litro di aceto di mele ½ tazza di radice di altea ½ tazza di fiori di calendula ½ tazza di foglie di ortica ½ tazza di violetta (foglie e fiori) Procedimento Metti le erbe in un barattolo capiente e coprile con l’aceto di mele. Chiudi con carta cerata e coperchio, poi lascia macerare 2–4 settimane in un luogo buio. Filtra e conserva in bottiglia di vetro scuro. Uso Mescola ¼ di tazza di aceto alle erbe con ¾ di tazza d’acqua .Distribuisci sui capelli dopo lo shampoo, massaggia e lascia agire qualche minuto.Risciacqua con acqua tiepida. Ultimi consigli Sostituisci a piacimento le erbe e spezie da infondere in aceto. Parti da quello che hai già in casa e che utilizzi anche in cucina! Per conservare più a lungo il tuo preparato (soprattutto se utilizzi anche acqua o idrolati) aggiungi un 0,5% di antibatterico, come ad esempio il Cosgard. Spero che proverai a realizzare anche tu questa strategia semplice e naturale per prenderti ancora più cura della tua pelle e dei tuoi capelli! Se hai qualsiasi dubbio o domanda, non esitare a chiedere! Io sono qui. A presto 🫧 Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti e qui invece troverai i videocorsi registrati che potrai seguire tranquillamente da casa e con i tuoi tempi!
- Shampoo, balsamo o... cowash?
In questo ultimo periodo ho scoperto il cowash , prodotto utilizzato tendenzialmente da persone con capelli ricci e/o crespi ma che pu ò rivelarsi un ottimo prodotto anche per altre tipologie di capelli . In questo articolo faccio quindi un po' di chiarezza sui prodotti per la cura dei capelli che usiamo quotidianamente di modo da scegliere consapevolmente shampoo, balsamo o... cowash ! Shampoo per capelli: caratteristiche e utilizzo Lo shampoo è un prodotto detergente specifico per la pulizia del cuoio capelluto e dei capelli . Il suo obiettivo è quello di rimuovere sebo, sporco, cellule morte, residui di prodotti e inquinamento dai capelli. A seconda del prodotto che scegli, cerca di farlo senza danneggiare (troppo) la barriera protettiva naturale del cuoio capelluto. In commercio puoi trovare lo shampoo in forma liquida (60-80% di acqua), solida o in polvere . Uno shampoo, a prescindere dal suo formato, contiene sempre dei tensioattivi ovvero gli agenti lavanti che fanno più o meno schiuma. Questi sono i più usati negli shampoo naturali o ecobio: Coco Glucoside Decyl Glucoside Lauryl Glucoside Disodium Cocoyl Glutamate Sodium Cocoyl Glutamate Sodium Lauroyl Glutamate Sodium Lauroyl Sarcosinate Sodium Methyl Cocoyl Taurate Capryl/Capramidopropyl Betaine Cocamidopropyl Betaine (tollerato nei bio, ma leggermente più irritante dei precedenti). A seconda del tipo di tensioattivi utilizzato lo shampoo può essere più o meno delicato. Oltre a trovarlo in commercio, puoi anche decidere di autoprodurre in casa il tuo shampoo! Qui trovi i miei corsi (in presenza e online) mentre qui sotto puoi spulciare (e, se vuoi, acquistare) la Guida PDF all'autoproduzione dello shampoo solido 👇 Il pH di uno shampoo è sempre acido, tra 4,5 e 5,5 (compatibile con il cuoio capelluto). Di solito utilizziamo lo shampoo quando il cuoio capelluto è sporco, grasso o presenta prurito/forfora , dopo aver fatto sport o aver sudato abbondantemente, quando si devono rimuovere prodotti di styling (gel, lacca, oli). Lo shampoo dovrebbe quindi essere utilizzato al bisogno , ma senza eccedere (una media di 2 lavaggi a settimana è una media di utilizzo che va bene per una grossa porzione di popolazione). Se hai i capelli secchi, sottili, danneggiati, l'ideale sarebbe alternare lo shampoo settimanale con co-wash o shampoo delicatissimi. Balsamo per capelli: caratteristiche e utilizzo Il balsamo per capelli è un prodotto emolliente che, a differenza dello shampoo, non lava ma ammorbidisce, districa e nutre i capelli dopo il lavaggio. Come nel caso dello shampoo, possiamo utilizzare un balsamo liquido (a base d'acqua e/o idrolati) oppure solido . Tra le sue caratteristiche, non contiene tensioattivi detergenti ma condizionanti (che aiutano a districare) insieme ad altri ingredienti che permettono di creare un film protettivo sulle lunghezze (come oli vegetali, pantenolo, aloe e/o proteine). Tra i tensioattivi condizionanti più utilizzati nei balsami naturali o ecobio troviamo: BTMS-50 (Behentrimonium Methosulfate + Cetyl Alcohol) BTMS-25 Cetrimonium Chloride (meno usato nel bio). Di solito il balsamo si utilizza dopo lo shampoo (classico o delicato), sui capelli particolarmente secchi, sfibrati, ricci o trattati o, in generale, su un capello che viene lavato o stressato di frequente. Meglio evitarlo se si ha capelli molto grassi alla radice (da non applicare quindi sul cuoio capelluto). Cowash: caratteristiche e utilizzo Il cowash è un balsamo lavante , cioè un prodotto che deterge molto delicatamente sfruttando una bassa percentuale di tensioattivi detergenti combinata a ingredienti emollienti . Co-washing è l'abbreviazione di “conditioner washing” ed è proprio quello che sembra: lavare i capelli solo con il balsamo! I balsami detergenti (o co-wash) possono presentare lievi differenze di formulazione rispetto ai normali balsami, a seconda del tipo di capello a cui sono destinati e del livello di pulizia desiderato, ma molti balsami da risciacquo funzionano bene anche per il co-washing. Alcuni balsami per il co-wash contengono piccole percentuali di tensioattivi schiumogeni per migliorare il risciacquo e la pulizia . Di solito sono formulati senza ingredienti che possono causare accumuli e possono essere più leggeri dei normali balsami. Tra le caratteristiche del cowash ritroviamo quindi che: lava e ammorbidisce in un solo passaggio; non fa schiuma, ma pulisce per affinità; è ottimo per lavaggi frequenti o alternativi allo shampoo. Quindi che cosa cambia tra un co-wash e uno shampoo 2 in 1? I co-wash sono molto, molto simili ai balsami cremosi . La maggior parte degli ingredienti funzionali sono ingredienti condizionanti ed emollienti che non fanno schiuma. Un prodotto 2 in 1 è principalmente uno shampoo con l'aggiunta di una piccola quantità di ingredienti condizionanti . Riassumendo: shampoo, balsamo o... cowash? Ecco una tabellina riassuntiva che potrebbe aiutarti nella scelta del prodotto giusto per te! Prodotto Potere lavante Potere emolliente Quando usarlo Shampoo Forte No Capelli visibilmente sporchi, lavaggi profondi Balsamo No Forte Dopo lo shampoo per nutrire e districare (solo sulle lunghezze) Cowash Leggero Forte Lavaggi frequenti, capelli secchi/ricci/crespi (su cuoio capelluto e lunghezze) Spero che questo articolo ti sia stato utile! Se hai qualsiasi domanda, lascia un commento! Ti risponder ò al più presto. Se vuoi metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di crema e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi di autoproduzione che propongo in presenza e online . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo della cosmesi naturale DIY 🫧 Francesca Acquista
- 5 motivi per non fare in casa una crema solare
Articolo originale di formulabotanica.com Se ami la bellezza fai-da-te, ad un certo punto avrai sicuramente pensato di fare in casa una crema solare . In questo articolo voglio darti 5 motivi per cui realizzare una protezione solare fai da te è (purtroppo) una pessima idea. Nei miei corsi di autoproduzione non insegno come realizzare formulazioni di creme solari proprio per i 5 motivi che adesso ti presento. La creazione di creme solari può dividere nettamente i formulatori, tra chi è pro e chi è contro il "fatto in casa". È comprensibile che alcune persone vogliano essere in grado di preparare la propria crema solare fatta in casa , poiché sollevano preoccupazioni riguardo alle sostanze nocive utilizzate nelle creme solari tradizionali. Tuttavia, molti formulatori sono consapevoli che la produzione di creme solari richiede ricerche e test costosi e approfonditi . Se inizi a cercare su internet ricette di creme solari fatte in casa, troverai una vasta gamma di ricette diverse che vanno dall'uso di oli di base (come l'olio di cocco) all'utilizzo di ingredienti schermanti come l'ossido di zinco e il biossido di titanio. Purtroppo non c'é ricetta che tenga : tutte le creme solari fatte in casa sono una cattiva idea, a meno che tu non sia disposto/a ad intraprendere test approfonditi a sostegno della tua formulazione. Come funzionano le creme solari? Le creme solari sono formulazioni utilizzate per attenuare o ridurre gli effetti negativi delle radiazioni ultraviolette sulla pelle , che sono la principale causa (evitabile) di cancro alla pelle. Le creme solari possono essere realizzate con filtri inorganici e organici , che agiscono per riflettere o assorbire le radiazioni UV. Gli ingredienti inorganici più comunemente utilizzati, detti anche agenti fisici o minerali , sono l'ossido di zinco (ZnO) e il biossido di titanio (TiO2). Questi due ingredienti sono anche i più comuni nelle ricette di protezione solare fatte in casa che si trovano online. Le creme solari inorganiche funzionano creando un'armatura sulla superficie della pelle, che riflette e disperde i raggi UV. L'efficacia di questo tipo di protezione solare dipende totalmente dalla formazione della pellicola sulla pelle, che deve essere completamente uniforme per una buona protezione. I filtri solari organici, o anche detti chimici , funzionano principalmente assorbendo i raggi solari . Per essere attivi, questi ingredienti devono essere fotostabili e ben stabilizzati nella formulazione. I filtri solari chimici sono gli ingredienti che hanno maggiori probabilità di provocare reazioni allergiche e di solito sono più irritanti per la pelle, motivo per cui gli ingredienti fisici si trovano principalmente nelle ricette di protezione solare fatte in casa. Raggi UV e SPF Indipendentemente dal fatto che sia organica o inorganica, per essere efficace una protezione solare dovrebbe essere ad ampio spettro , il che significa che filtrerà sia i raggi UVA che UVB , entrambi responsabili degli effetti dannosi delle radiazioni solari sulla pelle. Mentre si ritiene che i raggi UVB interagiscano direttamente con il DNA e diano inizio alle mutazioni tipiche dei carcinomi basali e a cellule squamose, si ritiene che le lunghezze d'onda UVA interagiscano indirettamente, inducendo la produzione di radicali liberi che possono danneggiare indirettamente il DNA e causare danni alle proteine, contribuendo al fotoinvecchiamento. Una delle misure più importanti per l'attività di una protezione solare è l'SPF. SPF è l'acronimo di Sun Protection Facto r (Fattore di Protezione Solare) ed è uno standard accettato a livello internazionale per valutare l'efficacia delle creme solari; è una misura relativa della durata della protezione dai raggi UVB. Fare in casa una crema solare è (purtroppo) una pessima idea: ecco le 5 sfide difficili da vincere. Sfida 1: efficacia La protezione solare deve essere efficace per proteggerci dalle scottature e dal fotoinvecchiamento precoce. Le creme solari devono quindi funzionare allo stesso modo per tutti. Devono essere applicate in modo uniforme sulla pelle ed essere efficaci indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, dal tempo di applicazione e dalla durata di conservazione della formulazione solare . Quando si prepara una protezione solare fatta in casa, non se ne conosce l'efficacia se non la si testa in laboratorio. Si dovrebbero quindi effettuare i seguenti passaggi: Si inizia decidendo quale SPF si vuole ottenere. Poi si sceglie il bloccante SPF corretto per raggiungere quel livello. La protezione solare viene poi testata in laboratorio più volte durante il processo di sviluppo per garantire che l'SPF sia sempre in linea con le aspettative. La protezione solare viene poi testata su volontari umani esposti a una quantità specifica di luce solare. Viene quindi valutata la reazione della pelle. Il laboratorio confronta poi questi risultati con quelli dei test per garantire la corrispondenza dell'SPF. L'efficacia della tua formulazione di protezione solare deve essere provata e misurata con parametri che ti assicurino che stia funzionando come dovrebbe. Altrimenti, si vola alla cieca. Indovinare l'efficacia della protezione solare osservando soggettivamente la pelle non è accurato e non dimostra che la formulazione sia efficace. E ricorda che l'arrossamento della pelle è legato soprattutto ai raggi UVB. Solo un test di laboratorio dimostrerà se la tua crema solare fatta in casa è efficace. Sfida 2: tempo di esposizione Quando ci si espone al sole per un po' di tempo senza protezione solare, la pelle inizia ad arrossarsi. Questo fenomeno è noto come eritema o scottatura . L'SPF della protezione solare fornisce un indicatore di quanto tempo si può stare al sole in sicurezza ; indica la capacità della formulazione di ritardare l'arrossamento della pelle (indotto dalle radiazioni solari). Se non conosci la misura dell'SPF della tua protezione solare fatta in casa, come fai a sapere quanto tempo puoi stare al sole in sicurezza? Anche se si decidesse di rimanere al sole finché la pelle non diventa rossa per determinare il tempo di esposizione della propria formulazione, in genere lo si scoprirebbe troppo tardi: l'eritema può manifestarsi da 6 a 24 ore dopo l'esposizione al sole. Inoltre, anche il tipo di pelle gioca un ruolo nella tempistica e nell'intensità dell'eritema . Sfida 3: formulazione Anche se hai esperienza nella creazione di formulazioni, è probabile che la tua protezione solare fatta in casa non funzioni. Puoi indossare il tuo grembiule e fare del tuo meglio in laboratorio, ma anche i formulatori più esperti si ritrovano a tornare più volte al tavolo da disegno quando si tratta di SPF. L'SPF è influenzato da tutti gli ingredienti della formulazione e dalla tecnica di produzione utilizzata . Non solo è importante la corretta dispersione degli agenti di protezione solare - che si ottiene solo con attrezzature di laboratorio professionali - ma anche l'intera composizione della formula influisce sull'SPF. Gli agenti di protezione solare inorganici tendono ad agglomerarsi nella formulazione, il che può avere un effetto negativo sull'SPF: potrebbe abbassarsi significativamente in un punto, mentre potrebbe causare punti alti in altri. Inoltre, alcuni emulsionanti, stabilizzatori e certi additivi possono ridurre l'SPF. Quindi, anche i formulatori più esperti faranno fatica a garantire che i loro filtri solari siano dispersi in modo uniforme, non interagiscano con altri ingredienti, siano fotostabili e forniscano una copertura ad ampio spettro. È necessario valutare l'interazione del pH e trovare un sistema di conservazione che funzioni . Come puoi immaginare, si tratta di un processo finanziariamente impegnativo, in cui probabilmente brucerai sia i tuoi soldi che la tua pelle. Sfida 4: stabilità Ossidazione, degradazione, conservazione, grumi. Queste sfide devono essere affrontate da tutti i formulatori di cosmetici. Quando si tratta di esposizione al sole, il problema della stabilità è ancora più importante. L' ossido di zinco e il biossido di titanio sono ingredienti reattivi , quindi non è possibile garantire che la dispersione di questi ingredienti sia stabile nel tempo in una protezione solare fatta in casa. L'ossido di zinco, ad esempio, è una particella fortemente carica e tende a formare grumi. Non sarai in grado di individuare questi grumi nella tua formulazione, perché di solito sono invisibili a occhio nudo. Ricorda che le creme solari sono destinate ad essere esposte alla luce del sole e gli ingredienti contenuti nella formula devono essere stabili, non solo all'interno della confezione, ma anche sulla pelle. Per questo motivo, è necessario accertarsi anche della fotostabilità degli ingredienti e della loro interazione reciproca . Sfida 5: sicurezza A questo punto avrai probabilmente capito che se la tua crema solare fatta in casa non è fatta a regola d'arte, con tutti gli ingredienti della protezione solare uniformemente dispersi e stabilizzati, molto probabilmente non riuscirai ad ottenere una protezione uniforme sulla tua pelle. Se non sei ancora convinto/a delle difficoltà tecniche di realizzare una protezione solare fatta in casa, qui sotto trovi alcune statistiche sul cancro della pelle che ti aiuteranno a decidere di abbandonare definitivamente le tue ricette di protezione solare fatte in casa: Le radiazioni ultraviolette (UV) sono un cancerogeno umano comprovato. In media, il rischio di melanoma raddoppia se una persona ha avuto più di cinque scottature solari. La Skin Cancer Foundation afferma che circa il 90% dei tumori della pelle non melanoma è associato all'esposizione ai raggi ultravioletti (UV) del sole. Negli ultimi tre decenni, il numero di persone che si sono ammalate di cancro della pelle è superiore a quello di tutti gli altri tipi di cancro messi insieme. La stragrande maggioranza dei melanomi è causata dal sole. Infatti, uno studio britannico ha rilevato che circa l'86% dei melanomi può essere attribuito all'esposizione ai raggi ultravioletti (UV) del sole. Si stima che il 90% dell'invecchiamento cutaneo sia causato dal sole. Si noti anche che il tempo che intercorre tra l'esposizione e la diagnosi del tumore per il melanoma è di due decenni o più. È opportuno citare anche l'ipotesi di compensazione, secondo la quale le persone tendono a compensare l'uso di creme solari aumentando il tempo trascorso al sole, ossia il senso di sicurezza dato dalle creme solari incoraggia un'esposizione al sole più prolungata. Per questo motivo, una protezione non uniforme è ancora più pericolosa. Il verdetto: non fare in casa una crema solare! L'uso della protezione solare è e rimarrà un argomento controverso . Tuttavia, possiamo sperare di essere tutti d'accordo sul fatto che la protezione solare è importante e che il suo uso aumenta le nostre possibilità di non ammalarci di cancro alla pelle. Molte questioni riguardanti le formulazioni delle creme solari non sono ancora state risolte, questo è un dato di fatto, ma ricorda che la protezione solare dovrebbe essere solo una delle strategie di protezione della tua pelle . Quando sei al sole, proteggiti indossando abiti coprenti, evitando un'eccessiva esposizione al sole e scegliendo una protezione solare di cui ti fidi. Fonti: International Agency for Research on Cancer: IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans: Solar and Ultraviolet Radiation, vol. 55. Lyon, France: International Agency for Research on Cancer; 1992. Weinstock MA: Epidemiology of ultraviolet radiation. In Cutaneous Oncology: Pathophysiology, Diagnosis, Management. Edited by Miller SJ, Maloney ME. Malden, MA: Blackwell Science; 1998:121–128. General: Título: Sunscreen Fonte: Current opinion in oncology [1040-8746] Weinstock, A yr:2000 vol:12 iss:2 pg:159 -162 Dangerous: Sunscreen Use and Duration of Sun Exposure: a Double-Blind, Randomized Trial Autier, Philippe ; Dor, Jean – Franois ; Ngrier, Sylvie ; Linard, Danile ; Panizzon, Renato ; Lejeune, Ferdy J ; Guggisberg, David ; Eggermont, Alexander M. M Journal of the National Cancer Institute, 1999, Vol.91(15), Guidelines for SPF tests: FDA guidelines and EU standard tests. Wang & Lim, 2016. Principles and Practice in Photoprotection. Skin Cancer Foundation, Facts & Statistics .
- Oli essenziali: manifesto per l'uso benefico (e sicuro)
Negli ultimi anni gli oli essenziali sono diventati più popolari che mai, sia come fragranza che per aggiungere proprietà ad un prodotto cosmetico (magari autoprodotto). Questo articolo vuole essere un "manifesto" per l'uso benefico ma soprattutto sicuro di questi preziosissimi ingredienti. Se da un lato la scoperta (o riscoperta) degli oli essenziali negli ultimi anni è un fatto positivo, dall'altro si sono verificati alcuni piccoli abusi nell'uso degli oli essenziali nella cosmesi e nei prodotti per la casa. Sono cose che succedono! Facciamo un po' di luce sulla questione del loro utilizzo per godere al meglio delle loro proprietà. Quali oli essenziali devo usare per profumare il mio burro per il corpo? Ancora troppo spesso vediamo persone che chiedono suggerimenti sugli oli essenziali per profumare i loro prodotti fatti in casa. Bisogna sapere che gli oli essenziali non sono piccole fiale di profumo . Sì, spesso hanno un buon profumo, ma sono molto di più di semplice fragranza! Gli oli essenziali sono sostanze altamente concentrate in principi attivi e non prive di effetti collaterali. Sono probabilmente il prodotto naturale con cui bisogna fare più attenzione. Iniziamo dall'inizio: che cos'è esattamente un olio essenziale? Un olio essenziale (che d'ora vedrai anche scritto come "OE", per facilitare la lettura), nonostante il nome, non è un olio in senso stretto . Si tratta di un concentrato di molecole aromatiche idrofobe, cioè che non si diluiscono in fasi acquose (costituite da acqua), ma solo in fasi grasse (olio, burro, cera), in alcol e in vari solventi. Questi estratti liquidi si ottengono principalmente per distillazione (a volte per estrazione) di ALCUNE piante aromatiche. Non tutte le piante producono una quantità di OE tale da giustificare il costo commerciale dell'estrazione. A volte l'olio essenziale prodotto da alcune piante non ha alcun valore terapeutico noto, altre volte è addirittura pericoloso. Gli oli essenziali sono spesso derivati da foglie (es. eucalipto) o fiori (es. ylang-ylang), ma anche da semi (es. coriandolo), frutti (es. ginepro), aghi (es. rosmarino), radici (es. genziana, iris, angelica, zenzero ), corteccia (es. cannella), legno (es. legno di Ho o di cedro), resina (es. incenso), erbe (es. palmarosa), scorze (es. agrumi) e altro ancora. Cosa contiene un olio essenziale? Quando diciamo che un olio essenziale è un concentrato di molecole aromatiche volatili, cosa intendiamo esattamente? Stiamo parlando della composizione in essenze. Il vero olio essenziale di lavanda è in realtà una miscela di diverse molecole. Ne sono stati elencate più di 100! Come le identifichiamo? La sostanza deve essere analizzata in laboratorio, spesso mediante gascromatografia accoppiata alla spettrometria di massa . Questo metodo di analisi fornisce un quadro quantitativo delle diverse componenti del campione. Fonte: Characterization and biological activities of essential oils of some species of lamiaceae, Research Gate. Si otterrà così un grafico di questo tipo. Ecco i risultati per la menta spica (Mentha spicata). Ogni picco rappresenta una molecola. Più alto è il picco, più abbondante è la componente in questione. Si tratta di una spiegazione molto semplicistica, ma funziona più o meno cos ì . Famiglie biochimiche, queste sconosciute... Questi componenti possono essere suddivisi in una quindicina di grandi famiglie biochimiche : acidi, aldeidi aromatiche, chetoni monoterpenici, chetoni sesquiterpenici e diterpenici, cumarine, esteri, eteri, lattoni, monoterpeni, monoterpenoli, ossidi, fenoli, sesquiterpeni e azuleni, nonché sesquiterpenoli. Un po' di cinese, eh? Lo capiasco, ma ti assicuro che si tratta di una nozione importante se ti interessa il tema degli oli essenziali! Conoscendo le principali famiglie biochimiche, possiamo determinare rapidamente il grado di precauzione da adottare quando li utilizziamo . Ad esempio, le famiglie dei chetoni e delle aldeidi aromatiche non devono essere utilizzate in gravidanza (tra le altre). Qualche parola sui chemiotipi Il chemiotipo designa un'entità chimica distinta all'interno di una specie. Di solito si trova dopo il nome latino. Il chemiotipo è determinato dalla molecola che è presente in maggior quantità nelle piante della stessa specie botanica . Questo varia in base a diversi fattori ambientali (clima, tipo di terreno, luce solare, ecc.). Non tutti gli oli essenziali hanno dei chemiotipi, ma solo alcuni. Il chemotipo di un olio essenziale non deve essere confuso con la denominazione "olio essenziale chemiotipizzato" che talvolta viene stampata sulla bottiglia. Si tratta di una certificazione che indica che la specie botanica è stata analizzata per definirne i vari costituenti. Niente che renda la vita più facile al consumatore, vero? Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) è un esempio eccellente . Questa pianta presenta tre possibili chemiotipi: Rosmarinus officinalis L camphoriferum (o canfora di rosmarino) Rosmarinus officinalis L. cineoliferum (o cineolo del rosmarino) Rosmarinus officinalis L. verbenoniferum (o Rosmarino verbenone) Sono tutti Rosmarinus officinalis, ma il loro uso si differenzia in base alle molecole aromatiche dominanti. Come usare oli essenziali? Gli OE vengono utilizzati per diffusione (utilizzando un diffusore), inalazione, applicazione topica o, in rari casi, per via orale, ma solo su consiglio di un terapeuta riconosciuto e certificato. Nelle ricette con applicazioni topiche frequenti (prodotti di uso quotidiano ad esempio) la concentrazione di oli essenziali non dovrebbe mai superare il 2% del totale dei grassi o della ricetta. Le ricette più terapeutiche (balsamo decongestionante, balsamo muscolare, olio antizanzare) raggiungono concentrazioni più elevate, ma sono pensate per un uso occasionale (non quotidiano!). MANIFESTO SUGLI OLI ESSENZIALI 1. Informati (e datti la possibilità di farlo). Gli oli essenziali sono un mondo a sé. Un campo. Una scienza. Per usarli in modo intelligente e sensato, bisogna imparare a conoscerli. Informati, leggi libri, consulta un aromaterapeuta, fai domande. Se intendi realizzare i tuoi prodotti di cosmesi naturale con gli oli essenziali, la responsabilità ricade ora sulle tue spalle. TU sei il produttore, TU sei responsabile degli effetti che possono avere sui loro utilizzatori, tu per prim ə . A prescindere da ciò che una ricetta può suggerire, è tua responsabilità assicurarti che gli oli essenziali suggeriti siano adatti a TE. Alcuni sono sconsigliati in gravidanza, nei neonati e nei bambini, negli epilettici, nelle persone affette da cancro ormono-dipendente, ecc. Proprio come in cucina, se soffri di allergie o di diabete e hai intenzione di preparare una torta, devi assicurarvi che gli ingredienti utilizzati siano adatti alla tua persona. 2. Procurati oli essenziali di qualità. Sul mercato esistono diversi marchi e aziende che offrono oli essenziali. Alcuni sono diluiti, altri sono puri, altri ancora sono "contaminati". Come si fa a conoscere la qualità di un olio essenziale? Spesso si trovano indizi sulla boccetta , ma è anche possibile ottenere informazioni direttamente dai produttori , dai distributori e dai venditori . Ecco tutti gli elementi che dovrebbero essere presenti sulle boccette di oli essenziali, o almeno accessibili tramite il fornitore: Il nome comune della pianta (ad esempio, salvia sclarea ); Il nome latino completo, compresi genere e specie. L'olio essenziale di salvia non dice molto, poiché ne esistono diverse specie. Lo stesso vale per la lavanda, di cui esistono diverse specie e varietà. Bisogna sapere con cosa si ha a che fare, perché alcune varietà o specie possono avere controindicazioni, mentre altre no. Ad esempio, nel caso della lavanda , si dovrebbe poter leggere: Lavandula angustifolia o Lavandula stoechas . Una è innocua, l'altra è abortiva. È quindi molto importante essere in grado di riconoscere la differenza! La parte della pianta utilizzata (ad esempio, foglie, fiori, sommità fiorite, corteccia); L'origine (paese); Il chemiotipo: una stessa pianta può avere molecole aromatiche completamente diverse. Il chemiotipo è indicato dopo il nome latino; Il numero di lotto: i numeri di lotto consentono di risalire al produttore del contenuto della bottiglia di olio essenziale; La bottiglia deve essere ambrata, non trasparente, poiché gli oli essenziali sono sensibili alla luce e all'ossidazione. 3. Diluisci gli oli essenziali. Con poche eccezioni, gli oli essenziali non vengono mai utilizzati puri . Devono essere diluiti in un olio vegetale o in alcool (idealmente, il contenuto di alcool dovrebbe essere pari o superiore al 70%). Alcuni oli essenziali hanno tassi di diluizione specifici. Nei prodotti cosmetici, di solito si utilizza l'1 o il 2% di oli essenziali (del volume totale dell'ingrediente in cui l'olio essenziale può essere diluito nel prodotto finito, ad esempio l'olio vegetale). Ricorda che gli oli essenziali non si diluiscono con l'acqua . Se ti viene voglia di mettere qualche goccia nell'acqua del bagno: fermati. Bisogna prima diluirlo in un olio vegetale o in un sapone (ad esempio, sapone di Castiglia liquido o bagnoschiuma). Esempi di diluizione: Se si prepara un balsamo per labbra da 15 ml, si può calcolare la concentrazione di olio essenziale in relazione alla quantità totale di prodotto finito (perché la ricetta prevede solo materia grassa, ovvero oli, burri vegetali e cera. Se vogliamo mettere il 2% di oli essenziali allora il calcolo da fare è quindi: 2% di 15ml = 0,3ml di olio essenziale. Se si prepara un litro di sale da bagno e vi si mettono solo 40 ml di olio, non si può calcolare la concentrazione di olio essenziale sull'intero litro di prodotto finito, ma solo sulla quantità di olio che contiene. L'olio essenziale non si diluisce nel sale, tanto meno nell'acqua del bagno. Il calcolo da fare è quindi: 2% di 40ml (di olio) = 5ml di olio essenziale Nel caso delle creme, la concentrazione di oli essenziali può essere calcolata sul volume/peso totale della crema, in quanto si tratta di emulsioni che permettono di diluire gli oli essenziali in tutto il prodotto. La percentuale di diluizione pu ó variare a seconda delle fascia di età. In questo articolo potrai trovare dei riferimenti utili per approfondire. 4. Non ingerire gli oli essenziali. Nei rari casi in cui l'ingestione interna potrebbe essere interessante, si raccomanda di farlo sotto la supervisione di un professionista sanitario competente. Si noti che alcune società di network marketing promuovono questo tipo di ingestione, ma non è richiesta alcuna formazione per diventare consulenti. Quindi attenzione, attenzione, attenzione. L'uso topico (cioè sulla pelle), con dosaggi cosmetici (circa il 2% di diluizione) è MOLTO sicuro. È quando si arriva ai dosaggi terapeutici e agli usi interni che la questione diventa molto più delicata e richiede una grande conoscenza (che in genere non abbiamo). 5. Informati sulla fotosensibilizzazione e sulla dermocausticità dell'olio essenziale. Alcuni oli essenziali possono causare irritazioni o scolorimenti della pelle. Per quanto riguarda gli oli essenziali dermocaustici, possono causare forti irritazioni, persino ustioni della pelle e delle mucose se usati puri sull'epidermide. OE dermocaustici e/o irritanti (elenco non esaustivo) : - Senape (Brassica nigra) - Basilico tropicale (Ocimum basilicum var. basilicum) - Cannella di Ceylon e cinese (Cinnamomum zeylanicum o Cinnamomum vera e Cinnamomum cassia): la peggiore di tutte! - Citronella (Cymbopogon flexuosus e Cymbopogon winterianus) - Croton (Croton tiglium) - Dragoncello (Artemisia draconculus) - Eucalipto citronato (Eucalyptus citriodora) - Eucalipto (Eucalyptus globulus) - Wintergreen (Gaultheria procumbens e Gaultheria fragrantissima) - Garofano (Eugenia caryophyllus) - Katafray (Cedrelopsis grevei) - Lavanda aspica (Lavandula latifolia) - Mandarino (Citrus reticulata) - Menta piperita (Mentha piperita) - Origano compatto (Origanum compactum) - Origano spagnolo (Corydothymus capitatus) - Rosmarino , canfora, cineolo e verbenone (Rosmarinus officinalis L. camphoriferum, Rosmarinus officinalis L. cineoliferum, Rosmarinus officinalis L. verbenoniferum) - Sabina (Juniperus sabina) - Timo e carvacolo (Thymus vulgaris ct thymol e Thymus vulgaris ct carvacrol) - Verbena indiana (Cymbopogon citratus) Gli oli essenziali fotosensibilizzanti possono provocare una reazione cutanea in seguito alla loro applicazione e all'esposizione al sole. Sono le loro molecole di cumarina a essere responsabili di questa reazione. OE fotosensibilizzanti (elenco non esaustivo): - Angelica (Angelica archangelica) - Bergamotto (Citrus aurantium ssp. bergamia) - Limone (Citrus limonum) - Sedano (Apium graveolens) - Cumino (Cuminum cyminum) - Khella (Ammi visnaga) - Tiglio (Citrus aurantifolia limetta) - Levistico (Levisticum officinalis) - Mandarino (Citrus reticulata) - Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum) - Arancio amaro (Citrus aurantia ssp. amara) - Opopanax (Opoponax chironium) - Pompelmo (Citrus paradisii) - Ruta da giardino (Ruta graveolens) - Tagete (Tagetes minuta) Si noti che oggi è possibile ottenere oli essenziali rettificati, cioè ridistillati per purificarli da componenti indesiderabili, come le furocumarine, molecole fotosensibilizzanti. La loro qualità aromaterapica è minore, ma per i prodotti cosmetici può essere interessante! 6. Gli oli essenziali sono preziosi. Gli oli essenziali devono essere considerati un ingrediente prezioso con proprietà terapeutiche. La produzione di oli essenziali richiede molte piante. Per darti un'idea, per ottenere UNA GOCCIA di olio essenziale di rosa (Rosa x damascena) bisogna prendere tutti i petali di 30-50 rose. Solo una piccola goccia. Sì. Ovviamente, la resa varia da pianta a pianta. La rosa è probabilmente una delle piante a più basso rendimento, ma in generale raramente si ottiene più dell'1% di rendimento. Diciamo che dà un significato completamente nuovo all'espressione "beh, una goccia in più o in meno...". 7. Non usare gli oli essenziali solo per il loro odore. Se vuoi usare un olio essenziale solo per profumare i vostri prodotti per la pulizia o di cosmesi, ti direi di non farlo o di limitare il più possibile questo uso. SPECIALMENTE se il prodotto per la pulizia in questione non contiene ingredienti che consentano di diluire gli oli essenziali (ad esempio, un detergente per finestre o piani di lavoro a base di aceto). Si consiglia di farlo solo nelle ricette che contengono sapone, come il sapone di Castiglia, ad esempio, o alcol. Oltre a essere altamente volatile (quindi l'odore non rimarrà a lungo), questo olio essenziale finirà nel sistema delle acque reflue . In grandi quantità, ciò può avere un impatto sull'ecosistema acquatico. È quindi importante utilizzare questi concentrati di principi attivi in modo consapevole e sensato . L'uso di oli essenziali nel sapone per il bucato dovrebbe essere evitato, poiché gli oli essenziali non sono solubili in acqua, saranno per lo più lavati via durante il risciacquo e i pochi oli essenziali rimasti (cioè l'odore) evaporeranno rapidamente. Lo stesso consiglio vale per i cosmetici. Senza impazzire, ovviamente. Ma è bene tenere presente che se si aggiungono oli essenziali a un prodotto cosmetico, lo si deve fare per le loro proprietà e non solo per il loro profumo. 8. Dai consigli con grande attenzione. Tua zia ha un'infiammazione? Lo so che hai buone intenzioni nel suggerire oli essenziali per la sua salute... ma conosci la sua storia clinica? L'elenco dei farmaci che assume? Le sue allergie? Lei è un aromaterapeuta? Se hai risposto negativamente a una o più di queste domande, potresti non essere in grado di offrire un trattamento con oli essenziali. Invitala a consultare un aromaterapeuta o invitale a saperne di più sugli oli essenziali, ma è meglio limitarsi a questo ed essere sempre prudenti. 9. Rispetta gli altri. Diffondere patchouli puro (una pessima idea per il tuo diffusore, tra l'altro!) per tutto il giorno in previsione dell'arrivo di un ospite a cena può sembrare una buona idea, ma in realtà potrebbe non esserlo. Alcune persone hanno un olfatto delicato, sensibilità, storia medica, gusti diversi. Prima di profumare la casa con il tuo olio essenziale preferito, chiedi ai tuoi ospiti se hanno qualche restrizione. In caso di dubbio, è difficile battere un'infornata di biscotti come profumo di benvenuto nel tuo mondo! Questa raccomandazione vale anche se si svolgono lavoro di contatto (massaggiatore, parrucchiere, ecc.). Evitiamo di imburrarci con gli oli essenziali! E dovrebbe essere così anche per i profumi, ma questa è un'altra storia... 10. Diffondi con parsimonia. Diffondere tutto il giorno? Non è una buona idea. L'ideale è alternare: diffondere per 30 minuti, interrompere per 30-60 minuti. È preferibile diffondere l'olio essenziale in una stanza con una buona circolazione d'aria. Soprattutto se si hanno animali, questi devono poter lasciare la stanza in caso di disagio. Neonati o bambini piccoli nelle vicinanze? Devi fare molta attenzione. Al di sotto dei tre mesi di età, l'uso di oli essenziali dovrebbe essere completamente evitato, sia per via topica che per diffusione. I polmoni e il sistema nervoso sono ancora molto giovani e non completamente sviluppati. È meglio astenersi. Dopo i tre mesi, alcuni oli essenziali possono essere diffusi, ma non quando il bambino è nella stanza. 11. È necessario prendere ulteriori precauzioni per i bambini, le donne incinte e le madri che allattano. Come per i farmaci e i prodotti tossici, gli oli essenziali vanno tenuti fuori dalla portata dei bambini. 12. Tienili lontani dal fuoco. Gli oli essenziali non devono entrare in contatto con fiamme libere. Non dico che siano esplosivi, tutt'altro. Sono infiammabili e hanno punti di infiammabilità che variano da un olio all'altro. Si noti che gli oli essenziali contenuti nelle candele aromatizzate sono sicuri, poiché vengono selezionati in base al loro punto di infiammabilità e sono ampiamente diluiti. Voilà! Spero che queste semplici raccomandazioni possano guidarti nel godere al massimo dei meravigliosi oli essenziali e in totale sicurezza. Buona fabbricazione! Fonti: Essential Oil Safety, Tisserand & Young (2014) https://www.aromaweb.com/articles/essential-oil-yields.asp https://tisserandinstitute.org/safety/safety-guidelines/ https://verysafehands.co.uk/blogs/guides/everything-you-need-to-know-about-aromatherapy-in-pregnancy-labour?fbclid=IwAR0cFgmaGD0J5CLZRZZlylOH_pWq3Gj7ezCet8seOgmzmn4VA21ZNSwRaCo Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧 Francesca
- Come riconoscere il mio tipo di pelle? 3 domande da farsi prima di acquistare un prodotto cosmetico
La nozione di tipo di pelle ha in realtà molta meno importanza di quello che si pensi. Vediamo insieme le macro categorie di pelli e le loro caratteristiche. Pelle grassa Hai la pelle grassa se: i tuoi pori sono visibili sul viso; al tatto la pelle è oleosa; la pelle è spessa quando la pizzichi; la pelle è relativamente soda ed elastica; la pelle diventa lucida rapidamente a causa del sebo, anche appena dopo aver pulito il viso. Pelle secca Hai la pelle secca se: la texture della tua pelle è fine; al tatto la pelle è rugosa; la pelle si raggrinzisce quando la pizzichi; è fastidiosa dopo la detersione (prurito, pelle che tira...). Pelle mista Ti riconosci sia nelle caratteristiche della pelle grassa che della pelle secca? È normale, la grande maggioranza degli umani ha la pelle mista o grassa. Al tipo di pelle si aggiungono anche sensibilità e tasso di idratazione della pelle. È possibile quindi avere la pelle grassa, ma fastidiosa o irritata perché disidratata e sensibile. La verità? Ogni pelle è unica Ma niente panico: tutte le pelli hanno gli stessi bisogni: pulizia, idratazione e protezione . È nella scelta dei prodotti utilizzati che adattiamo le cure al proprio tipo di pelle. Optiamo semplicemente per ciò che ci apporta maggiore benessere: textures fresche e leggere per la cura della pelle a tendenza grassa, dei prodotti più ricchi e compatti per le altre pelli. 3 domande da farsi prima di acquistare un prodotto cosmetico Non preoccuparti troppo di identificarti in un certo tipo di pelle. Poniti queste tre domande essenziali prima di prenderti cura della tua pelle: La mia pelle è sensibile o resiste a quasi tutti i tipi di stimoli? Se è sensibile, è necessario scegliere dei prodotti dolci e poco attivi, ed optare per delle cure protettive; La mia pelle è "comoda" e quindi ben idratata? Se è disidratata, la pelle tira e la tinta è tenue. Bisognerà allora migliorare il proprio regime alimentare, bere di più e nutrire la pelle con degli acidi grassi (oli e burri); La mia pelle è danneggiata? In caso di acne, di eczema o altre dermatiti, è necessario consultare una persona specialista ed optare per un trattamento su misura. Hai mai osservato la tua pelle? Che caratteristiche ha? In che modo te ne prendi cura? Se ti va raccontamelo nei commenti 🫧 Un abbraccio, Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧 Francesca
- Domande frequenti sulla produzione della crema fai da te per viso/corpo (emulsione olio in acqua O/W)
Quanto dura una crema fatta in casa? Posso usare la crema per il corpo anche sul viso? Come posso migliorare la texture della mia crema? Queste sono solo alcune delle domande che mi vengono chieste più frequentemente durante i miei corsi di crema fai da te per viso/corpo . Ho deciso di raccogliere tutte le domande (e relative risposte) in questo articolo, che aggiornerò nel tempo . Per facilitare la lettura ho raccolto le domande per macro-tematiche. Se hai altre domande sulla fabbricazione della crema (emulsione olio in acqua - O/W), non esitare a scriverle nei commenti! Formulazione & composizione di una crema fai da te Nella mia crema devo per forza usare sia un liquido che un olio/burro? Sì , quando si parla di crema c'é sempre una fase acquosa e una oleosa. Se ci fosse solo una fase grassa allora si tratterebbe di un burro corpo. In questo articolo ho spiegato nel dettaglio come realizzare una crema (emulsione). Nella mia crema posso usare qualsiasi tipo di liquido? Sì . I liquidi più utilizzati per la realizzazione di un crema si utilizzano acqua distillata, oppure infusi di erbe filtrati o ancora idrolati o gel di aloe vera. Nella mia crema posso usare qualsiasi tipo di olio e burro? Sì . I grassi più utilizzati per la realizzazione di una crema sono gli oli vegetali (liquidi) perché hanno un'ottima resa di texture leggera per la crema. Se utilizzi dei burri (es. karité, cacao), più questi sono solidi più incideranno sulla consistenza finale della crema. Posso sostituire alcuni ingredienti con altri? Si. Diversi ingredienti sono intercambiabili nelle ricette di creme, come gli oli essenziali, che si possono sostituire con altri, purché si rispettino le quantità e le raccomandazioni per questi particolari ingredienti. Lo stesso vale per gli oli vegetali, i burri e gli idrolati. Posso usare la cera al posto dell'emulsionante? Sni . La consistenza della crema cambia a seconda dell'emulsionante scelto. La cera non è un vero e proprio emulsioanante , è un agente di consistenza che ci aiuta ad ottenere una texture cremosa. Tuttavia non è semplicissima da usare per la realizzazione di una crema, poiché bisogna fare attenzione alle temperature. Se ti va di provare ad usare la cera, qui trovi una ricetta che ho già testato e che mi piace molto. Posso preparare una crema senza un mini frullino o un mixer / una bilancia di precisione / un termometro? Meglio di no . Come in molte discipline, per ottenere i migliori risultati è necessario disporre degli strumenti giusti! Le ricette delle creme richiedono precisione e accuratezza (di più rispetto a saponi o burri solidi per esempio). Posso raddoppiare, triplicare o quadruplicare la ricetta che ho? Sì , si può anche dividere la ricetta per lavorare su quantità più piccole (es. 30g è l'ideale per testare una ricetta!). La mia crema non è bianca! Cosa ho fatto di sbagliato? Non hai sbagliato nulla! Gli oli vegetali pigmentati (olio di oliva extra vergine, canapa, olivello spinoso, camelina, carota, ecc.) e alcuni additivi (es. oli essenziali) possono apportare un colore diverso alla crema. Questo è perfettamente normale! Se invece la tua crema appena prodotta è bianca e poi cambia colore significa che è successo qualcosa che potrebbe aver compromesso il prodotto stesso... La mia crema è troppo liquida, cosa posso fare? Dopo l'emulsione, la crema è talvolta molto liquida, quasi come un latte. Questo è perfettamente normale perché la temperatura è ancora alta . La crema deve raffreddarsi prima di raggiungere la sua vera consistenza, il che può richiedere fino a 24 ore. Non farti prendere dal panico e non continuare a emulsionare per più di 3 minuti. Se, nonostante tutto, la crema rimane liquida , significa che c'è stato un errore nelle misurazioni o nell'emulsione. Fa tutto parte del processo di apprendimento! Non arrenderti! La mia crema va fuori fase (si separa). Qual è il problema? In questo caso ci sono diverse possibilità: Hai cambiato troppo la ricetta . Sì, è possibile sostituire un olio vegetale con un altro. Lo stesso vale per gli idrolati e gli oli essenziali, nelle stesse quantità. Tuttavia, ogni ingrediente ha comunque una composizione leggermente diversa, che sia per gli acidi grassi che costituiscono gli oli oppure per la texture che li caratterizzano. Queste piccole differenze messe assieme possono fare la differenza e compromettere la produzione. Ispirati alle ricette che già conosci e fai dei piccoli cambiamenti alla volta per vedere che cosa succede! Il peso degli ingredienti è sbagliato o impreciso. Assicurati di pesare correttamente ogni ingrediente con una bilancia di precisione . La precisione è fondamentale in questo tipo di autoproduzione! La fase acquosa è evaporata troppo durante il riscaldamento. Metti un coperchio sul contenitore contenente la fase acquosa; questo limiterà l'evaporazione e recupererà la maggior quantità possibile di fase acquosa. L'emulsione non è stata realizzata con l' attrezzo giusto . I frullini montalatte sono perfetti, ma se usi una frusta elettrica non è detto che l'emulsione si faccia correttamente. Gli ingredienti non hanno raggiunto la temperatura giusta . Se troppo fredde o troppo calde le due fasi rischiano di non riuscire ad emulsionarsi correttamente. La crema è stata emulsionata troppo a lungo o troppo poco . Ti consiglio di emulsionare per 2 o 3 minuti al massimo. La crema era troppo calda o troppo fredda. È stata portata in giro in una borsa nel bel mezzo di un'ondata di caldo? È stata lasciata in macchina? È stata messa in frigorifero? Un'emulsione deve essere conservata a temperatura ambiente . Confezionamento e conservazione della crema fai da te Devo per forza usare i conservanti? Sni . I conservanti sono sempre opzionali, ma garantiscono una conservazione ottimale fino a 6/12 mesi. Se decidi di non utilizzare i conservanti, tieni la tua crema in frigo nei periodi estivi e cerca di consumarla entro un paio di settimane. Posso sostituire il conservante antibatterico con la vitamina E? No . La vitamina E è un antiossidante, non un antibatterico. Prolunga la durata di conservazione di una crema rallentando l'irrancidimento degli oli, ma non ha alcun impatto sullo sviluppo di batteri e muffe. Essendoci una fase acquosa e una oleosa è quindi bene utilizzare sia un antibatterico che un antiossidante. Cosa succede se non inserisco un conservante nella mia crema? Se si utilizza una crema scaduta o non conservata bene, si possono rischiare gravi infezioni cutanee. Sempre meglio usare i conservanti! Quanto tempo si conserva la crema fatta in casa? Se hai seguito alla lettera la ricetta, la tua crema si conserverà tranquillamente per almeno 6 mesi . A seconda degli oli che scegli potrebbe durare di più o di meno. Gli oli di canapa o di rosa mosqueta, per esempio, tendono ad irrancidire rapidamente. Come posso conservare correttamente la mia crema fatta in casa? Per sicurezza, assicurati di conservarla in un luogo asciutto a temperatura ambiente , lontano dalla luce diretta del sole. Puoi optare per un contenitore a pompa per ridurre il contatto tra le mani e il prodotto. Se utilizzi un barattolo, è possibile rimuovere la crema con una piccola spatola o con le mani accuratamente lavate e asciugate. In ogni caso, meglio il contenitore protegga bene dalla luce (quindi bene ambrato, satinato o completamente coprente). Infine, non dimenticarti di apporre un'etichetta sul contenitore annotando la data di fabbricazione della crema e gli ingredienti usati! Come posso capire se la mia crema è andata a male? Se la crema cambia rapidamente colore, consistenza o odore , è meglio buttarla via. Vedi un piccolo rivolo d'olio sulla superficie della crema? Niente panico: mescola per amalgamarla bene. Se invece vedi molta acqua sul fondo del contenitore, l'emulsione non è riuscita e la crema potrebbe essere contaminata. Ti consiglio di buttarla via. Altre domande Posso usare la mia crema sia sul viso che sul corpo? Certamente . Non c'è scritto da nessuna parte che non si possa fare. Una crema fatta con emulsione olio in acqua (O/W) tende ad essere piuttosto leggera, per questo è ideale per l'utilizzo sul viso dove la pelle è in grado di assorbirla rapidamente. Puoi usarla anche sul corpo, ovviamente ti renderai conto che sul corpo non rimarrà a lungo e dovrai quindi applicarla più spesso per mantenere la pelle ben protetta e nutrita. Hai altre domande che vorresti farmi sulla crema fai da te? Lascia un commento a questo articolo! Vuoi imparare a fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi naturale? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧 Francesca
- Tutorial: come e quando pulire la lavatrice (in modo naturale). La guida pratica che stavi aspettando!
Io credo di non aver mai pulito la lavatrice. Finché ho scoperto che prendendoci cura dei nostri elettrodomestici (carezze e bacini a parte) gli allunga notevolmente la vita. Quindi perché non iniziare oggi? In questo articolo "tutorial" ti guiderò passo passo alla scoperta di come e quando pulire la lavatrice (con ingredienti naturali ovviamente). Insomma, la guida pratica che stavi aspettando! I soliti due problemi: lavatrice intasata e cattivi odori Le due ragioni che di solito ci spingono a mettere mano alla lavatrice (per pulirla) risiedono nei soliti due problemi: scarico intasato e/o cattivi odori. Le possibili cause del cattivo odore che puoi sentire nella lavatrice. Lo sporco e gli odori sgradevoli non si formano per caso. Se la tua lavatrice inizia ad intasarsi e ad emanare cattivi odori, probabilmente hai fatto qualcosa che non va. Innanzitutto, una lavatrice può avere un cattivo odore perché i capi molto sporchi vengono lavati a temperature troppo basse. Più i capi molto sporchi vengono lavati a basse temperature, più i batteri su di essi saranno resistenti . Si depositeranno quindi nel cestello dell'elettrodomestico e vivranno la loro piccola vita! In altre parole, si moltiplicheranno e causeranno cattivi odori... 💡 In generale, possiamo dire che i cicli brevi a bassa temperatura dovrebbero essere riservati ai capi poco sporchi . Per la biancheria per la casa o l'abbigliamento sportivo, ad esempio, è indispensabile eseguire un programma leggermente più lungo e a temperatura più elevata. La lavatrice può provocare cattivi odori anche per altri motivi , se: si chiude lo sportello senza dare al cestello il tempo di asciugarsi; si lascia la biancheria bagnata in lavatrice per troppo tempo prima di stenderla; non si puliscono le guarnizioni del cestello e i rifiuti (capelli, peli, pezzi di fazzoletto, ecc.), dove vi si accumulano nel tempo batteri e residui; non si pulisce abbastanza il cassetto del detersivo e dell'ammorbidente; i cattivi odori possono poi derivare anche da uno scarico dell'acqua ostruito. Le possibili cause dell'intasamento della lavatrice. Se la lavatrice si intasa significa che: il calcare e/o i rifiuti lasciati nelle tasche (ciao fazzoletti usati!) ostruiscono lo scarico; i cicli brevi a basse temperature non permettono ai detersivi (spesso in polvere) di sciogliersi del tutto, andando quindi ad intasare il cestello e l'oblò. Ecco qualche consiglio per evitare che la tua lavatrice si intasi : Non sovraccaricare la lavatrice. Dosa correttamente il detersivo (in polvere, liquido e in capsule). Spesso ne serve molto meno di quello che credi! Non utilizzare solo cicli brevi a basse temperature. Non lasciare i capi umidi nella macchina per troppo tempo. Lascia asciugare il cestello e il dosatore del detersivo dopo ogni ciclo (lascia aperti lo sportello e l'oblò). Pulisci la lavatrice di tanto in tanto con prodotti naturali. Quali sono le parti della lavatrice da pulire? Vediamo ora quali sono le parti della lavatrice che devono essere pulite per prevenire o eliminare questi due problemi frequenti: come primo passo, possiamo pulire la gomma , di solito la parte che emana l'odore peggiore. Si tratta del famoso punto in cui spesso si incastrano i calzini e in cui tendono ad accumularsi i depositi di capelli (ed altri rifiuti)! Successivamente, possiamo pulire il cestello della lavatrice. Il cestello è il luogo in cui si mettono i vestiti sporchi. È qui che i batteri possono rimanere intrappolati e proliferare! È possibile pulire anche il cassetto del detersivo . Qui si mettono il detersivo in polvere o liquido (anche se il detersivo liquido sarebbe meglio metterlo direttamente nel cestello con una pallina dosatrice) e l'ammorbidente. Nella maggior parte dei casi, questa parte della lavatrice è rimovibile per essere pulita. Spesso è anche la parte più snobbata perché "cosa lo pulisco a fare uno spazio dove metto già del sapone che deve pulire?". Infine, è possibile pulire il filtro e lo scarico . È qui che vanno a finire i rifiuti e l'acqua sporca. Infine, se vuoi andare oltre, puoi pulire anche l'oblò (se ne hai uno). Parti della lavatrice da pulire Quali ingredienti naturali usare per pulire la lavatrice? Come ben sai, in commercio esistono prodotti già pronti per la pulizia della lavatrice. Il problema? La loro composizione non è sempre ottimale per l'elettrodomestico, per gli scarichi, ma anche (e soprattutto) per il pianeta. Spesso il marketing guida i nostri acquisti e ci porta a comprare tanti detersivi quante sono le parti della lavatrice da pulire. Davvero necessario? Non credo. Andiamo quindi alla ricerca delle alternative naturali e soprattutto versatili (che ti permetteranno di pulire anche molte altre cose!). L' aceto bianco (il nostro caro vecchio amico) può essere usato per decalcificare la lavatrice e per lavare il cestello , il vetro e l' esterno della macchina. L' acqua calda e (se proprio) un po' di sapone di Marsiglia puliscono molto bene il dosatore del detersivo. Per pulire il vetro e le guarnizioni (la parte in gomma) si può usare un semplice panno umido e/o uno spray sgrassante/vetri . Spesso viene consigliato il bicarbonato di sodio per pulire a fondo il cestello . TUTTAVIA il bicarbonato, quando riscaldato (in stato secco o in soluzione) gradualmente si trasforma in carbonato di sodio (calcare) quindi, se inserito in lavatrice, causa inconvenienti simili a quest'ultimo (ovvero essendo insolubile, precipita sui nostri tessuti, che necessiteranno di un secondo risciacquo). Al posto del bicarbonato ti consiglierei di usare il percarbonato (si attiva con cicli con temperature superiori ai 50°). Tutti questi ingredienti ritornano nel mondo dell'igiene naturale autoprodotta. Se ti va di provare a realizzare i tuoi detersivi e detergenti in casa, forse posso aiutarti io! Qui trovi tutti i miei corsi , in presenza e online. Io te l'ho detto. Vedi tu 😉 Ma adesso passiamo alle cose serie: che cosa dobbiamo fare ad ogni lavaggio? Cosa ogni tre mesi? Cosa due volte all'anno? Vediamolo subito! Pulizia della lavatrice passo dopo passo (guida dettagliata dei passaggi e frequenza di pulizia consigliata). Cose da fare ad ogni lavaggio Per evitare che le parti meccaniche della lavatrice si usurino troppo rapidamente, non riempire troppo il cestello . Aggiungi ad ogni lavaggio 40ml di ammorbidente autoprodotto (che puoi ottenere sciogliendo in 900ml di acqua tiepida 200 g di acido citrico). Non utilizzare troppo detersivo , perché rischi di intasare la macchina. Dopo il lavaggio, lascia aperta la finestra del bagno/lavanderia , il dosatore e cassetto del detersivo, nonché l'oblò per far uscire l'umidità e prevenire la formazione di muffa. Ricorda anche di rimuovere eventuali piccoli oggetti dalle tasche (se possibile prima di mettere i capi in lavatrice per lavarli!). Questi possono causare danni gravi o addirittura irreparabili. Cose da fare almeno una volta al mese Per una cura ottimale della tua lavatrice, ti consiglio di eseguire queste operazioni almeno una volta al mese : 👉🏼 Cassetto del detersivo : rimuovi i componenti (compreso il piccolo sifone) e lasciali in ammollo per 15 minuti in una bacinella di acqua calda mescolata con aceto bianco (o acido citrico) per eliminare eventuali ristagni di prodotto e muffa. In alternativa utilizza un panno e un po' di sapone di Marsiglia. Pulire, asciugare e rimettere tutto a posto. 👉🏼 Per il cestello , niente di troppo complicato! Basta inumidire un panno con aceto bianco per pulirlo a mano, oppure eseguire un programma vuoto a 60° (o con pochi capi) e sostituire il detersivo con aceto bianco. 👉🏼 Per le guarnizioni e l'oblò , vale lo stesso discorso fatto per il cestello: inumidisci un panno con aceto bianco e strofina bene! 💪🏼 Non utilizzare prodotti detergenti abrasivi sulle guarnizioni (o sul tamburo). È sufficiente utilizzare una spugna morbida imbevuta di acqua calda e aceto bianco/acido citrico. Per le zone più difficili da raggiungere, utilizza uno spazzolino da denti. Questa pulizia regolare ti aiuterà a mantenere una buona tenuta e ad evitare perdite d'acqua. 👉🏼 Per quanto riguarda i filtri , ti consiglio di controllare il manuale della tua lavatrice. Se non lo hai conservato, potrai trovarlo facilmente su Internet digitando la marca e il modello del tuo elettrodomestico. 👉🏼 Infine, per pulire l' esterno della tua lavatrice, puoi usare aceto bianco e un panno morbido o sapone di Marsiglia e una spugna, oppure uno spray sgrassante/vetri delicato (senza alcol), come preferisci! Cose da fare ogni 3 mesi Il filtro di scarico deve essere sempre mantenuto pulito per garantire prestazioni ottimali. Il filtro di scarico si trova nella parte inferiore del pannello frontale, dietro un piccolo sportello. Per rimuovere il filtro e pulirlo correttamente, meglio consultare le istruzioni per l'uso della lavatrice.Per pulire il filtro, ogni tre mesi è necessario: chiudere l'alimentazione dell'acqua; svitare il tubo flessibile (la parte attaccata alla macchina); estrarre il filtro con una pinza e pulirlo dalle impurità con una spazzola morbida. Cose da fare due volte all'anno Indispensabile almeno un paio di volte all'anno è la decalcificazione della lavatrice. Più l'acqua di casa è dura (calcarea) più sarà necessario effettuare questo passaggio di frequente (anche ogni 3 mesi). La decalcificazione della lavatrice è super semplice. Versa una tazza di percarbonato nella vasca della macchina (cestello) e fai partire un programma a 60° (anche a 90° è una buona idea) a vuoto! L'ideale, per un risultato ancora più efficace, è avviare un programma a 90°C e, una volta riempito il cestello, spegnere la macchina. Lasciare agire per 30 minuti circa e riavviare la lavatrice per completare il ciclo. Se rimangono dei residui nella vasca, puliscili con un panno imbevuto di aceto bianco. Che dire, ora hai tutto ciò che ti serve per prenderti cura al meglio della tua lavatrice e in modo naturale! 😊 Non ti resta che rimboccarti le maniche e coccolare la tua lavatrice!
- Ricetta: detersivo liquido per lavatrice alla castagna (matta). Semplice ed efficace!
La natura è sempre la nostra migliore alleata: ecco perché in questo articolo condivido la ricetta (semplicissima!) del detersivo liquido per lavatrice alle castagne matte. Scopriamo insieme tutte le caratteristiche di questo frutto e come realizzare il nostro detersivo ecologico! Quante volte durante i miei corsi di autoproduzione mi avete chiesto se si poteva usare il sapone di marsiglia autoprodotto nella lavatrice. SPOILER: meglio di no. Il sapone di Marsiglia alla lunga intasa gli scarichi compromettendo il normale funzionamento della lavatrice. Inoltre rilascia dei micro-depositi sui vestiti, difficilmente eliminabili. Ecco perché è quindi indispensabile trovare delle alternative ecologiche ed efficaci se si desidera realizzare in casa il proprio detersivo naturale per il bucato! Questa ricetta di detersivo liquido per lavatrice alla castagna matta è tratta dal libro Clean&Green di Nancy Birtwhistle . Si tratta di una ricetta totalmente naturale ma "stagionale" . Essendo le castagne matte (frutto dell'ippocastano) l'ingrediente principale, si realizza solo quando i frutti sono maturi, ovvero in autunno (settembre e ottobre in particolare). Questi frutti contengono infatti naturalmente saponina, che non compromette in alcun modo il funzionamento della lavatrice (totalmente biodegradabile e non crea depositi). Riconoscere le castagne matte Le castagne matte sono il frutto dell' ippocastano o castagno d'India ( Aesculus hippocastanum) . Essendo un albero di grandi dimensioni, spesso troviamo questa pianta nei nostri parchi e giardini pubblici, perfetta per creare grandi zone d'ombra. La troviamo nelle zone temperate, quindi praticamente ovunque in Italia! La castagna matta è "protetta" da un riccio verde, con piccole punte distanziate e corte e di solito racchiude un solo frutto, che si presenta rotondo, grosso e molto lucido. Le castagne e le castagne matte si differenziano per grandezza e colore : le prime, infatti sono più piccole, meno arrotondate e presentano un ciuffo apicale caratteristico, cosa che le castagne matte non hanno. Le proprietà cosmetiche della castagna matta Le castagne matte non si mangiano ma spesso vengono sfruttate nel mondo cosmetico ed erboristico . Non è raro trovare creme, pomate, tinture madre, estratti secchi a base di ippocastano. Grazie alle sue proprietà lenitive, decongestionanti e tonificanti sulla circolazione gli estratti di Ippocastano sono impiegati in preparati topici per gambe pesanti, fragilità capillare, emorroidi, contusioni, inestetismi della cellulite, rinforzanti dei capelli, couperose. In termini di composizione , nel frutto dell'ippocastano troviamo: Saponine (10-28%): escina, criptoescina, argirescina ( sostanze detergenti che a contatto con l'acqua hanno la capacità di pulire e sgrassare). Flavonoidi: glicosidi della quercitina e del kaempferolo Proantocianidine (OPC) Tannini, Amido Per l'utilizzo che ne faremo noi (come detergente), le castagne matte sostituiscono le famose noci per lavare ( frutto di una pianta tipica dell'Asia, dell'India e del Nepal chiamata Sapindus Mukorossi ) , naturali ovviamente ma esotiche. Non serve andare tanto lontano per quando abbiamo dei meravigliosi ippocastani a portata di mano! Ricetta di detersivo liquido per lavatrice alla castagna matta: ingredienti Ecco le dosi per circa 1L di detersivo liquido per lavatrice alla castagna matta: 130g (13%) di castagne matte (circa 10 castagne) 1L (87%) di acqua bollente Olio essenziale (opzionale) - 20 gocce Attenzione: questa ricetta non si conserva nel tempo . L'ideale sarebbe quindi consumarla il prima possibile (entro 15 giorni dalla produzione) e, nel frattempo, conservarla in frigo. Procedimento Taglia le castagne matte in 4 parti e togli la buccia. Aggiungi 500ml di acqua bollente e lascia in ammollo le castagne nell'acqua calda (a riposo) per circa 8 ore, di modo che rilascino già una parte della saponina e dell'amido e si ammollino per bene. Passate le 8 ore, con un colino filtra il liquido e versalo in una bottiglia da 1L. Aggiungi alle castagne ammollate altri 500ml di acqua bollente, frulla e lascia riposare il tutto per 2/3 ore. Filtra questo secondo composto usando un colino e versa il liquido nella bottiglia da 1L contenente i primi 500ml di prodotto realizzato precedentemente. Una volta freddo, aggiungi dell'olio essenziale (opzionale). Versa il detersivo nella pallina dosatrice direttamente nel cestello (50ml circa di detersivo per capi non particolarmente sporchi). Ricordati di aggiungere ad ogni lavaggio 40ml di ammorbiente autoprodotto nel cassetto della lavatrice (normale vaschetta dell'ammorbidente). Cosa ne dici, è stato facile no? Se questa ricetta ti è piaciuta ed il mondo dell'autoproduzione ti incuriosisce, dai un'occhiata ai miei corsi (in presenza e online) di igiene della casa e cosmesi naturale , magari trovi qualcosa che ti piace! Spero che proverai a realizzare anche tu questa semplice ricetta di detersivo naturale! Se hai bisogno di qualsiasi chiarimento, io sono qui. A presto! Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti. Buon viaggio nel mondo del sapone e cosmesi DIY 🫧 Francesca Prossimi corsi su questi temi 👇
- Ricetta: spray eco per superfici
Per il piano di lavoro in cucina, in ufficio, per i vetri, ecco lo spray eco per superfici che stavi aspettando! Una ricetta facilissima, rapida da realizzare e personalizzabile a seconda dei tuoi gusti! Se ti interessa approfondire il mondo dei detersivi eco autoprodotti, ti invito a scoprire i corsi di autoproduzione che propongo in presenza e online oppure le dispense PDF scaricabili con teoria e ricette da realizzare in casa. Buon divertimento! La ragione principale per la quale ho iniziato ad autoprodurre i miei detersivi per la casa è stato l'inquinamento da interni. Volevo ridurre il mio impatto sull'ambiente ma soprattutto volevo prendermi cura della mia casa (e della mia salute) anche con questo piccolo gesto. Ecco perché prima di presentarti la ricetta, ci tengo a contestualizzare l'importanza ma soprattutto l'impatto (positivo) di realizzare in casa i propri detersivi, quanto più naturali ed ecologici possibile. Le nostre case sono più inquinate delle strade Spray, diffusori, detergenti, detersivi, pastiglie, solventi per pulire e profumare il forno, la cucina, il bagno, i pavimenti, i vetri... Quanti prodotti abbiamo in casa per rendere ogni suo angolo pulito e profumato? Oltre a produrre una valanga di rifiuti (una volta che i prodotti sono finiti), spesso questi detergenti e profumatori sono inquinanti per l’ambiente e per la nostra salute . Passiamo più dell’80% del nostro tempo dentro ad uno spazio chiuso (a casa, a scuola, a lavoro) e senza neanche rendercene conto respiriamo un’aria ben più inquinata di quella esterna . Com’è possibile, ti chiederai? La nostra stessa presenza in casa ed ogni singola azione quotidiana (fare la doccia, cucinare, svolgere un lavoro, utilizzare incenso, usare deodoranti per ambienti o fumare in casa...) contribuiscono al rilascio di sostanze chimiche inquinanti (es. composti organici volatili) o inquinanti biologici (es. muffa o allergeni degli acari della polvere) nelle nostre case. Se siamo in uno spazio chiuso, questo inquinamento può raggiungere un livello più alto di concentrazione all’interno dell’edificio, rispetto a quello che possiamo trovare all’esterno. Decorazioni e arredamento, pitture, rivestimenti murali, vernici, mobili in legno incollato e tappeti sono tutti insospettabili fonti di inquinamento , soprattutto quando questi articoli sono nuovi. In particolare emettono composti organici volatili (COV), inquinanti molto comuni che evaporano a temperatura ambiente, alcuni dei quali potrebbero anche rivelarsi cancerogeni. Gli effetti sono vari e dipendono dagli inquinanti. In generale l’inquinamento dell’aria può generare l’asma, ma questa è solo la punta dell’iceberg. Oggi consideriamo che l’inquinamento atmosferico è responsabile per quasi un terzo di attacchi cardiaci e ictus (fonte: Inquinamento dell’aria indoor, salute.gov.it). Insomma, per farla breve, l’inquinamento indoor è onnipresente non solo nell’aria che respiriamo in casa, ma anche nelle tubature, ogni qualvolta versiamo dei prodotti detergenti nello scarico (sai dove vanno a finire poi? Fiumi, laghi, mari…). Quindi: perché non iniziare oggi ad autoprodurre in casa i nostri detersivi? Ricetta: spray eco per superfici Questa ricetta è ispirata a quella di Elisa Nicoli nel suo libro "Pulizie Creative". Mi sono permessa di personalizzarla e di variarla leggermente. Ingredienti Per 400g circa Acqua - meglio demineralizzata: 304g (76%) Alcol da liquori (aromatizzato o neutro): 72g (18%) - funzione di igienizzante Aceto bianco (aromatizzato o neutro): 20g (5%) - funzione di anticalcare Detersivo eco-bio per piatti a mano: 2g (0,50%) - funzione di sgrassante Olio essenziale (opzionale): 2g (0,50%) Questa ricetta è personalizzabile per via della possibilità di aromatizzare aceto e alcol . Ad esempio, lasciando in macerazione per circa un mese dei petali di lavanda in alcol e/o aceto, i fiori rilasceranno le loro proprietà, profumo e oli essenziali. Questo passaggio permette di impreziosire l'alcol e l'aceto e di rendere quindi la ricetta ancora più ricca. Quando utilizzo aceto e alcol aromatizzati non aggiungo altro olio essenziale, essendo già stati arricchiti dai fiori di lavanda. Alternative interessanti alla lavanda , possono essere scorze di limone o arancia , oppure erbe aromatiche come salvia e rosmarino . Meglio se essiccati. Procedimento Se utilizzi l'olio essenziale (alcol e aceto non aromatizzati in precedenza), solubilizza l'olio essenziale nell'alcol, direttamente nello spruzzino. Aggiungi nel contenitore tutti gli altri ingredienti. Scuoti bene, fino a completa miscelazione. Etichetta e tieni lontano dalla portata dei bambini (se alcol e aceto non sono aromatizzati, il composto sarà di colore trasparente e potrebbe essere scambiato per acqua). Utilizza questo spray su quasi tutte le superfici : vetri, piano cottura, ripiano di lavoro, plastiche (es. frigo), legno trattato, laminati... Non usare sul marmo (non ama l'aceto). Si conserva tranquillamente per un anno, lontano da fondi dirette di luce e di calore. Dopo un po' potrebbe perdere di profumazione. Se vuoi aggiungi altro olio essenziale (ricordati di scioglierlo sempre prima in alcol). Cosa ne dici, è stato facile no? Se questa ricetta ti è piaciuta ed il mondo dell'autoproduzione ti incuriosisce, dai un'occhiata ai miei corsi (in presenza e online) di igiene della casa e cosmesi naturale , magari trovi qualcosa che ti piace! Spero che proverai a realizzare anche tu questa semplice ricetta di detersivo naturale! Se hai bisogno di qualsiasi chiarimento, io sono qui. A presto! Francesca Vuoi fare in casa i tuoi prodotti di igiene e cosmesi? Se desideri metterti in gioco, facendoti accompagnare nelle tue prime ricette di sapone e cosmesi fatta in casa, qui trovi il calendario aggiornato dei corsi . Se invece preferisci lavorare in autonomia, qui sotto trovi le mie dispense complete che ti guideranno passo passo nella realizzazione dei tuoi prodotti.












