Domande frequenti sulla protezione solare e crema solare fai da te
- 5 lug
- Tempo di lettura: 12 min
Comprare una protezione solare oggi significa perdersi in un mare di sigle, claim ecologici (non sempre onesti) e preoccupazioni sugli ingredienti. C'è chi teme gli interferenti endocrini, chi odia la scia bianca e chi, purtroppo, cade in pericolose bufale che girano sui social. Ma cosa dice davvero la scienza?
Facciamo un po' di chiarezza! In questo articolo ho raccolto alcune domande che mi avete fatto sul tema e ulteriori dubbi che potrebbero emergere sull'autoproduzione di crema solare fai da te. Se ti vengono altre domande, non esitare a lasciarle nei commenti a questo articolo! Provvederò a rispondere aggiornando questo contenuto 🫶
Ho organizzato le domande/risposte per argomento:

Salute, pelle e protezione solare
Le creme solari in commercio causano il cancro alla pelle?
Assolutamente no, questa è una fake news gravissima e priva di qualsiasi fondamento scientifico. È l'esatto opposto: sono i raggi UV del sole (UVB e UVA) i carcinogeni certi e dimostrati che causano il melanoma e altri tumori della pelle. I filtri solari autorizzati in Europa passano test tossicologici rigidissimi prima di essere immessi sul mercato proprio per proteggerci.
Le creme solari (soprattutto SPF 50) bloccano la produzione e l'attivazione della Vitamina D?
Questo è un dubbio molto comune, ma i dati clinici ci dicono di stare tranquilli. Nella teoria, un SPF 50 scherma il 98% dei raggi UVB (quelli che stimolano la Vitamina D). Nella realtà, nessuno applica la quantità perfetta di crema e nessuno la riapplica in modo così impeccabile da azzerare i raggi UV. Quella minima quota di UVB che passa basta e avanza: sono sufficienti appena 15-20 minuti al giorno di esposizione di aree limitate (come braccia o gambe) per sintetizzare tutta la Vitamina D di cui abbiamo bisogno, senza mettere a rischio la pelle.
I filtri solari organici (volgarmente chiamati "chimici") sono pericolosi interferenti endocrini?
Gli allarmi web derivano da vecchi studi sui topi a cui sono state somministrate dosi massicce di filtri (come l'Oxybenzone) attraverso il cibo. Calcolando il Margine di Sicurezza (MoS), un essere umano dovrebbe spalmarsi la crema su tutto il corpo ogni giorno per 277 anni consecutivi per raggiungere quelle dosi. Inoltre, la pelle è una barriera formidabile e l'assorbimento nel sangue è irrilevante. Quindi possiamo stare tranquilli e usare i filtri organici senza problemi.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Le nanoparticelle nei solari minerali sono pericolose per l'uomo?
No, se applicate in crema o latte. Il Comitato Scientifico Europeo (SCCS) ha dimostrato che le nanoparticelle di Zinco e Titanio non riescono a superare lo strato corneo della pelle sana o lesa, quindi non entrano in circolo. Il pericolo reale è l'inalazione: non devono essere respirate perché tossiche per i polmoni. Per questo l'UE ne vieta l'uso nei solari spray o in polvere.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Funzionamento e applicazione della protezione solare
Qual è la differenza reale tra filtri organici (chiamati volgarmente "chimici") e inorganici ("fisici")?
Dal punto di vista del funzionamento, fanno la stessa cosa: assorbono il 95% delle radiazioni solari e le trasformano in calore. La differenza sta nella struttura molecolare (i filtri organici contengono carbonio, quelli inorganici no) e nel fatto che quelli inorganici (Zinco e Titanio) disperdono una minima quota di luce visibile (4-5%), motivo per cui lasciano la tipica scia bianca.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
C'è davvero bisogno di un SPF 50/50+ o una protezione 30 basterebbe?
Dipende dal tuo fototipo, ma la matematica ci dà un ottimo motivo per scegliere la 50+. Come ho spiegato più approfonditamente in questo articolo, un SPF 30 scherma il 97% dei raggi e un SPF 50 il 98%: la differenza sembra minima (solo l'1%), ma questo vale solo se applichi la dose corretta. Poiché quasi tutti applichiamo metà della dose richiesta, la protezione reale crolla in modo esponenziale. Mettere metà dose di una 50 ti garantisce un SPF reale di circa 7-10. Se metti metà dose di una 30, scendi a un livello di protezione quasi nullo. L'SPF 50+ ti perdona più facilmente gli errori di applicazione.
Posso rimettere la protezione solare sul viso sudato o "sporco" di smog e polvere durante un'escursione?
Sì, devi farlo. Il sudore, il sebo e lo strofinamento degradano e rimuovono il film protettivo della crema, lasciandoti scoperto/a. Anche se il viso è sporco di polvere o smog, la priorità assoluta all'aperto o in montagna è evitare il danno da radiazioni UV. Se puoi, tampona delicatamente il viso con un fazzoletto pulito per rimuovere il sudore in eccesso e poi riapplica il solare.
Quanta crema solare bisogna applicare sul corpo per essere protetti?
La scienza parla chiaro: servono 2 milligrammi di prodotto per centimetro quadrato (2 mg/cm^). Per un adulto medio, significa circa 36 grammi di crema a seduta: l'equivalente di un bicchierino da liquore (uno shot) colmo o di una pallina da golf. Se ne applichi meno, il valore di SPF crolla drasticamente.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Cosa significa la "regola delle due dita" per l'applicazione sul viso?
È un metodo pratico per applicare la dose corretta sul viso e sul collo senza usare la bilancia. Consiste nello spremere due strisce di crema solare lungo l'indice e il medio della mano. Questa quantità garantisce la copertura ottimale per raggiungere l'SPF indicato sul flacone.
Ogni quanto tempo bisogna riapplicare il solare?
La regola d'oro è ogni 2 ore di esposizione continua e, tassativamente, dopo ogni bagno o se si è sudato molto, anche se il prodotto riporta la dicitura "Water Resistant". L'azione meccanica dell'asciugamano rimuove infatti la maggior parte dei filtri.
Posso usare la nebbia/mist solare spray come unica protezione sul viso?
Le nebbie viso e i prodotti spray sono eccezionali per la riapplicazione durante la giornata (magari sopra il trucco in città), ma non dovrebbero essere usati come unica protezione al mattino. Con lo spray è quasi impossibile erogare la quantità uniforme e generosa necessaria a raggiungere l'SPF dichiarato senza disperdere il prodotto nell'aria.
Perché le creme solari sono sempre così unte?
Lo pensavo anche io ma no, non è un dispetto dei formulatori, ma una necessità chimica e fisica. I filtri solari (specialmente quelli organici moderni e l'Avobenzone) sono polveri cristalline o molecole fortemente lipofile, il che significa che si sciolgono solo nei grassi (oli ed esteri) e sono completamente idrofobe (respingono l'acqua).
Per inserire alte concentrazioni di questi filtri e raggiungere un SPF 50+, la crema solare deve contenere una massiccia quota oleosa per mantenerli sciolti e stabili. Inoltre, gli oli servono a:
Garantire che la crema resista all'acqua e al sudore (water resistance).
Permettere ai filtri di formare un film protettivo uniforme, continuo e omogeneo sulla pelle, senza spaccarsi. Fortunatamente, le tecnologie moderne utilizzano "oli secchi" ed esteri leggeri (chiamati dry-touch) che evaporano rapidamente, riducendo l'effetto unto rispetto ai solari di vecchia generazione.
Come faccio a dosare correttamente la protezione solare spray?
Dosare lo spray (che sinceramente AMO proprio perchè è estremamente leggero sulla pelle) è difficilissimo. Molto prodotto si disperde nell'aria (specie se c'è vento). Per raggiungere il reale SPF dichiarato sulla confezione, non basta una "nuvoletta" veloce.
Purtroppo non saprei darti la quantità esatta, ma la regola scientifica è applicare lo spray a una distanza di circa 10-15 cm dalla pelle e spruzzare continuamente finché la zona non appare visibilmente lucida e bagnata.
La regola d'oro: subito dopo lo spruzzo, lo spray va tassativamente massaggiato con le mani per distribuire i filtri in modo omogeneo. Se non lo spalmi, la protezione si depositerà a macchia di leopardo, lasciando aree totalmente scoperte.
Stabilità, conservazione e scadenze delle protezioni solari
Se porto le creme in vacanza e fa molto caldo, sono ancora valide quando torno a casa o vanno a male?
Dipende da come le hai conservate. Se le hai lasciate sotto il sole diretto in spiaggia o nel cruscotto dell'auto (dove si superano i 50-60°C), l'emulsione si rompe e i filtri si degradano: in quel caso la crema "impazzisce" come una maionese e va buttata. Se invece le hai tenute all'ombra, in una borsa termica o in camera da letto fresca, mantengono la loro validità fino alla scadenza indicata dal PAO.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Il solare avanzato dall'anno scorso è veramente instabile? Può mantenere la sua efficacia anche quest'anno?
No, non mantiene la sua efficacia ed è altamente instabile. I filtri solari soffrono gli sbalzi termici e il tempo. Anche se la crema ti sembra intatta, la degradazione chimica invisibile fa scendere l'SPF reale. Inoltre, il PAO (il simbolo del vasetto aperto) indica solitamente 12 mesi (12M): superata questa data, l'efficacia decade.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Come capisco se la mia crema solare è rovinata e va buttata?
Usa il test dei tre sensi. Va buttata se:
Si separa: esce del liquido acquoso o oleoso trasparente prima della crema.
Cambia odore: ha un sentore acido o di olio irrancidito.
Cambia consistenza: presenta grumi o una texture "sabbiosa".
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Posso conservare la protezione solare in frigorifero per rinfrescarla?
Anche se avrei pensato anche io il contrario, è sconsigliato. A meno che non sia esplicitamente scritto sulla confezione, il freddo eccessivo del frigorifero di casa può destabilizzare l'emulsione, facendo cristallizzare i filtri solari solidi. La temperatura ideale è quella d'ambiente, tra i 15°C e i 25°C.
Cosa succede alla pelle se applico un solare scaduto?
Non rischi necessariamente un'irritazione, ma rischi una severa scottatura. Poiché i filtri si degradano, un vecchio SPF 50 potrebbe essersi ridotto a un livello di protezione bassissimo, lasciando la tua pelle esposta ai danni dei raggi UVB e UVA.
Posso travasare la mia crema solare in un altro contenitore per i miei viaggi?
No, assolutamente no. Anche se i flaconcini da viaggio in plastica o silicone sono comodissimi per i voli aerei, travasare la protezione solare è il modo più rapido per renderla inefficace. Il flacone originale non è una semplice scelta estetica: è un vero e proprio "scudo" ingegnerizzato dai chimici formulatori. È fatto di plastiche specifiche e opache studiate per non reagire con i filtri solari e per proteggerli dalla luce. Quando travasi la crema in un contenitore generico rischi che:
I filtri solari si degradino istantaneamente a contatto con la luce e l'ossigeno durante il travaso.
Alcuni ingredienti della formula (come gli esteri o i solventi) reagiscano con la plastica del nuovo flaconcino, sciogliendola o assorbendo i filtri stessi.
La crema venga contaminata da batteri, muffe e umidità, accelerando la scadenza del prodotto.
Il consiglio: compra direttamente le versioni "mini-size" o "travel-size" originali prodotte dal brand.
Filtri solari e ambiente
Le creme solari contrassegnate come "Reef-Friendly" salvano davvero i coralli?
In gran parte è un claim di marketing. Gli studi dei biologi marini dimostrano che oltre il 99% dello sbiancamento dei coralli nel mondo è causato dal riscaldamento globale, dall'inquinamento delle acque reflue e dall'overfishing. I filtri solari hanno un impatto minimo e localizzato. Non esiste una regolamentazione legale o un test standard per definire un solare "Reef-Friendly"; le aziende si limitano a escludere i filtri vietati alle Hawaii (Oxybenzone e Octinoxate).
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Perché molte etichette riportano la dicitura "non-nano"? Cosa cambia per l'ambiente?
Se sulla pelle il formato nano è sicuro, in mare fa danni. Le particelle nano di Zinco e Titanio, essendo microscopiche, vengono ingerite dal plancton ed entrano nella catena alimentare. Inoltre, sotto il sole, producono grandi quantità di perossido di idrogeno (acqua ossigenata), che stressa i coralli e uccide le microalghe. La dicitura "Non-Nano" garantisce che le particelle siano abbastanza grandi da non essere facilmente assimilate dagli organismi marini.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
In che modo l'uso della protezione solare in città inquina i campi agricoli?
Quando ti lavi il viso la sera a casa, i siliconi, le microplastiche liquide (usate per l'effetto waterproof) e i filtri finiscono negli scarichi. I depuratori urbani non li trattengono: queste sostanze si depositano sul fondo legandosi ai fanghi di depurazione. Poiché questi fanghi vengono riutilizzati in agricoltura come fertilizzanti, i residui chimici dei solari finiscono spalmati sui terreni coltivati, penetrando nel suolo e contaminando le falde acquifere sotterranee.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Quali sono davvero i solari ecologici... che non inquinano?
Come abbiamo visto in questo articolo, un solare davvero ecocompatibile non deve limitarsi ad escludere i filtri vietati alle Hawaii (Oxybenzone e Octinoxate), ma deve avere un "veicolo" (la base della crema) altamente biodegradabile.
Per capire se una crema solare rispetta davvero i fiumi e i mari, non guardare i bollini del marketing, ma impara a leggere l'INCI (la lista degli ingredienti) cercando e preferendo queste sostanze:
Ingredienti da EVITARE nell'INCI (inquinanti/bioaccumulabili) | Ingredienti da CERCARE nell'INCI (ecocompatibili/biodegradabili) |
❌ Filtri vecchi: Oxybenzone (Benzophenone-3), Octinoxate (Ethylhexyl Methoxycinnamate), Octocrylene. | Filtri moderni e stabili: Tinosorb S (Bis-Ethylhexyloxyphenol Methoxyphenyl Triazine), Uvinul A Plus (Diethylamino Hydroxybenzoyl Hexyl Benzoate). |
❌ Filtri inorganici microscopici: Zinc Oxide [nano] o Titanium Dioxide [nano] (se usati in prodotti liberi/in acqua). | Filtri inorganici non-nano: Zinc Oxide o Titanium Dioxide contraddistinti dalla dicitura "Non-Nano". |
❌ Siliconi e silossani: Dimethicone, Cyclopentasiloxane, Cyclohexasiloxane (non biodegradabili). | Esteri ed oli vegetali: Caprylic/Capric Triglyceride, Coco-Caprylate, Dicaprylyl Carbonate (derivati dal cocco, biodegradabili). |
❌ Microplastiche liquide: Acrylates Copolymer, Carbomer, Nylon-12 (creano microplastiche in acqua). | Gomme naturali e addensanti bio: Xanthan Gum, Cellulose, Lecithin (idratanti e stabilizzanti naturali). |
❌ Oli minerali e petrolati: Paraffinum Liquidum, Petrolatum, Cera Microcristallina (derivati dal petrolio). | Burri e cere naturali: Butyrospermum Parkii Butter (Burro di Shea/Karité), Helianthus Annuus Seed Cera. |
Autoproduzione della protezione solare e crema solare "fai da te"
È possibile fare una crema solare in casa senza filtri da laboratorio?
Creare un solare in casa è idealmente possibile ma praticamente pericoloso per la nostra salute. Non si possono inserire filtri solari nelle ricette "fai da te" (es. usando zinco in polvere) perché in casa non abbiamo i macchinari industriali necessari per micronizzare e distribuire i filtri in modo omogeneo (che è la vera sfida di una protezione solare). Spalmarsi una crema fatta in casa significa avere zone della pelle con protezione zero, esponendosi a gravissime ustioni e danni cellulari permanenti.
Ho scritto un articolo approfondendo per bene il tema dell'autoproduzione delle creme solari, lo trovi qui.
Perché si possono autoprodurre creme idratanti o scrub in casa, ma la protezione solare no?
Perché una crema idratante deve semplicemente apportare acqua e grassi alla pelle: se la formula domestica non è perfetta, al massimo la crema risulterà un po' unta o poco scorrevole. La protezione solare, invece, non è un semplice cosmetico di bellezza, ma un prodotto funzionale di protezione. Se la formula solare non è impeccabile a livello microscopico, non te ne accorgi visivamente, ma la tua pelle rimarrà totalmente esposta ai raggi UV, con il rischio di subire ustioni, eritemi e mutazioni del DNA cellulare.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Se compro l'ossido di zinco puro in polvere e lo unisco a una crema base, ottengo un solare sicuro?
No, assolutamente. Questo è l'errore più comune e pericoloso del "fai da te". L'Ossido di Zinco in polvere acquistato online ha particelle grandi e tende ad agglomerarsi (creare grumi). Nei laboratori industriali vengono utilizzati macchinari giganti (chiamati turboemulsionatori) che applicano forze di taglio enormi per micronizzare le polveri e disperderle in modo perfettamente omogeneo nella crema.
Se lo fai in casa con un mixer o un cucchiaio, lo zinco si depositerà "a macchie". Quando stendi la crema sul corpo, avrai zone con troppo zinco e zone con zero zinco. Visivamente vedrai la crema bianca, ma la pelle si scotterà a chiazze.
Puoi approfondire questo argomento in questo articolo.
Gli oli vegetali naturali (come l'olio di cocco, di lampone o di carota) hanno un SPF naturale utilizzabile?
Su molti blog di rimedi naturali si legge che l'olio di semi di lampone ha un SPF di 28 o che l'olio di cocco protegge dai raggi solari. Questa è una pericolosa bufala scientifica. Sebbene alcuni oli vegetali contengano antiossidanti che aiutano la pianta a difendersi dallo stress della luce, il loro reale Fattore di Protezione Solare (SPF) testato sulla pelle umana è bassissimo, compreso tra 1 e 4. Usare un olio vegetale come sostituto della crema solare equivale a esporsi al sole completamente nudi.
Esiste un modo per calcolare o verificare l'SPF di un solare fatto in casa?
No, in ambiente domestico è impossibile. Come abbiamo visto in questo articolo, l'SPF non si calcola sulla carta sommano le percentuali degli ingredienti, ma si misura in laboratorio tramite il severo protocollo ISO 24444, esponendo la schiena di volontari umani a lampade solari calibrate e misurando l'arrossamento (MED). Non esiste alcun metodo casalingo per sapere se la tua crema protegge come una 5, come una 15 o se non protegge affatto.
Alcune aziende mettono a disposizione dei calcolatori di SPF che ti danno un indicazione generale dell'ipotetico SPF della tua crema, ma purtroppo non è sufficiente per dichiare quel valore di SPF effettivamente reale.
Quali sono i rischi legali e di salute se regalo o vendo un solare fatto in casa da me?
Dal punto di vista della salute, rischi di causare gravi ustioni di primo o secondo grado (e danni da photo-aging a lungo termine) alle persone a cui lo regali. Dal punto di vista legale, in Europa il Regolamento Cosmetici 1223/2009 vieta rigorosamente la vendita o l'immissione sul mercato di qualsiasi cosmetico che non sia stato registrato al portale CPNP, che non abbia un PIF (Product Information File) redatto da un tossicologo e che non abbia superato i Challenge Test (test di stabilità microbiologica) e i test ufficiali di SPF.
Fonti e riferimenti scientifici
Fonte Principale (Libro): Beatrice Mautino, "La scienza dei cosmetici. Dalla skincare allo shampoo: ingredienti, bufale & istruzioni per l'uso", Gribaudo Editore.
Studio sui Ricci di Mare (Francia): Ifremer - Archimer - "Responses to iron oxide and zinc oxide nanoparticles in echinoderm embryos and microalgae".
Studio sulle Creme Solari e Larve: PubMed (National Library of Medicine) - "Effects of three zinc-containing sunscreens on development of purple sea urchin embryos".
Ricerca Italiana sulle Difese Immunitarie Marine (CNR): InSaluteNews / IRIB-CNR Palermo - Studio sugli effetti delle nanoparticelle metalliche sul sistema immunitario degli organismi marini.
Report Tossicologico Originale Oxybenzone (NTP): National Toxicology Program (Report E02186.01) - "Oxybenzone Segment I Final Report".
Valutazione Ufficiale di Sicurezza Europea (SCCS): Commissione Europea (SCCS Opinion on Benzophenone-3) - Opinione scientifica sulla sicurezza e sul Margine di Sicurezza (MoS) del filtro solare Benzophenone-3.





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